
Un giovane detenuto di 21 anni è “stato suicidato” nel
carcere di Pavia
Come abbiamo detto qualche giorno fa ormai le carceri non sono neanche carceri
ma camere mortuarie; le scarne cronache diffuse dai media parlano di un giovane
nordafricano che avrebbe manifestato “problemi psicologici” tanto da essere
collocato nella sezione dei “fragili”; quanto questa collocazione sia stata
effettivamente protettiva lo abbiamo visto;
sorprendente che non sia ancora depositata una mozione di sfiducia in parlamento
per chiedere le dimissioni del ministro Nordio; intendiamoci : niente di personale e
nessuna illusione che sostituendo il governo il ministro Nordio con un altro
esponente della maggioranza parlamentare possa cambiare qualcosa;
è tuttavia inaccettabile che il ministro Nordio non si presenti dimissionario in
parlamento per consentire finalmente un dibattito alla camera o al senato sulla
tragica situazione delle carceri italiane; quello del carcere di Pavia è il 63°
“suicidio” avvenuto in questo anno; le cronache riferiscono che sia il 14° a Pavia
dal 2021; Pavia dove si era appena spenta l’eco della questione della distribuzione di
profilattici; un episodio che non intendiamo affrontare adesso ma che evidenzia la
confusione di ruoli e di pratiche tra direzione carceraria e DAP; ovviamente sul tema
abbiamo una nostra opinione che coincide con quella espressa da Antigone , ma
torniamo al tema del “suicidio” ;
fatto sta che il ministro Nordio continua a stare al suo posto e a ripetere a platee
evidentemente compiacenti le sue “teorie” sulla questione; ne ha parlato ancora a
Catania qualche giorno fa per ribadire che non esiste un nesso tra sovraffollamento e
suicidio e che anzi il sovraffollamento è un antidoto perché consente al compagno di
cella di intervenire tempestivamente tagliando il lenzuolo di chi sta per impiccarsi;
addirittura a Catania il ministro ha rilanciato i suoi tentativi di “assolvere” il carcere
strumentalizzando i casi in cui il detenuto si sarebbe suicidato poco prima di essere
liberato; come se non accompagnare l’ex detenuto nel percorso di reinserimento
sociale e lavorativo fosse un effetto del destino e non del fallimento delle politiche
carcerarie;
la consapevolezza formale della esistenza di un grave problema è molto antica; agli
inizi degli anni novanta del secolo scorso il direttore di turno del DAP (Amato)
commissionò uno studio sulla prevenzione al noto psichiatra Paolo Crepet che ,
indubbiamente, avanzò proposte di lavoro utili ; MA , DA ALLORA, ALLE BUONE
INTENZIONI NON SONO SEGUITI I FATTI , visto che non possiamo considerare “fatti”
quel certo numero di circolari generiche sulla prevenzione che pure qualche ministro
e qualche governo hanno emanato;
Il ministro Nordio continua a praticare un approccio riduzionista alla questione dei
suicidi ; propone cioè un approccio di tipo custodialistico (guardare a vista il
soggetto a rischio per quanto possibile) che non ha nulla a che fare con un piano
organico di prevenzione il quale necessita di ben altri mezzi e di ben altre risorse ;
la presa in carico di una persona a rischio va ben oltre un approccio di tipo
custodialistico (poi peraltro lo “stato” ha mostrato tragicamente di non riuscire a
gestire neppure quello; impossibile dimenticare il “sucidio” di Cheikhou Oumar Ly
avvenuto il 22.11.2017 in una cella di sicurezza della questura di Bologna: suicidio
per il quale “ovviamente” le istituzioni non hanno ravvisato nessuna responsabilità );
la presa incarico necessita di un approccio sistemico che non si può dunque ridurre
alla frettolosa somministrazione di una overdose di psicofarmaci (spesso inutili e
controproducenti) ma che prenda in esame anzitutto le motivazioni del sentimento
di disperazione, di dolore mentale e di helpnessness vissuto dalla persona
(sentimento dj non poter contare su nessun aiuto); per gli immigrati poi occorre
mettere in campo professionalità particolari che siano in grado di cogliere le
differenze culturali e antropologiche ; non si tratta di proposte astratte : possiamo
fare riferimento alla esperienza del centro Devereux in Francia anche se ha lavorato
nel territorio in senso lato e non specificamente nelle carceri;
la presa in carico della persona peraltro parte da un primo interrogativo : il carcere è
, per quella singola persona, la collocazione adeguata o occorre pensare ad una
altra e diversa struttura di accoglienza per chi è in condizioni di sofferenza fisica o
psicologica ?
Non è per fare digressioni: ma siamo arrivati al punto che una assessora (giunta
leghista di Ferrara) ha criticato il medico che ha certificato la inidoneità alla
reclusione in un CPR di un cittadino immigrato che lo stato voleva carcerare;
evidente che per una parte del ceto politico italiano il medico ideale è quello
dell’esercito austroungarico che si occupava dei “renitenti alla leva”; chi ha preso
posizione su questa “critica” al medico che ha refertato ? ne riparleremo in altra
occasione
Certamente Nordio ha una difficoltà : se il suo governo impegna tante risorse per le
spese militari dove reperire le risorse per un trattamento umano della persona
privata della libertà ? Anche per questo egli propone “soluzioni economiche” dai
prefabbricati a, un domani, magari non fornire più lenzuola mentre ancora non si
convince a metter al bando le bombolette di gas per non parlare poi della
prevenzione del fumo passivo nelle carceri tema sul quale Nordio ha deciso di
abolire (ovvio solo nei penitenziari) la legge 3/2003…senza bisogno di raccogliere
f
irme per un referendum abrogativo
E’ anche per questo (spese militari e investimenti analoghi) che la questa attuale
prevenzione del suicidio non si fa con i mezzi e le risorse necessarie ma chiedendo
agli agenti penitenziari una particolare capacità di vigilanza che poi sconfina nello
sfruttamento schiavistico se è vero quanto denunciato circa la imposizione anche
di turni di lavoro di 26 ore continuative ; oppure, come abbiamo già detto,
chiedendo al “concellino” , in caso di necessità, di sciogliere il rudimentale cappio
utilizzato dal compagno di cella; per supportare la misera politica custodialistica di
f
inta prevenzione , eventualmente, gli si chiede di rinunciare all’ora d’aria o (se in
cella si è più d’uno) di dormire a turno ? Ecco il geniale supporto alla idea del
ministro Nordio del sovraffollamento non come causa ma come antidoto dei suicidi;
ovviamente chi ha invece, giustamente, indicato nel sovraffollamento un fattore
favorente, una concausa e non la causa principale, lo ha fatto tenendo conto sia del
distress che comporta il vivere senza un minimo di spazio vitale sia la difficoltà del
personale che potrebbe contrastare e prevenire le pulsioni autolesioniste, di dover
“seguire” tante e troppe persone per le proprie energie ;
grande è il rischio di dissonanza cognitiva per i detenuti e per tutta la opinione
pubblica nel constatare che il ministero di grazia e giustizia che dovrebbe contribuire
al rispetto della legge, in prima persona, viola il diritto , la legge e persino il senso di
umanità.
Senza la aspettativa che un ministro incaricato da queto governo possa fare “meglio”
di Nordio e , ovviamente, come abbiamo già detto, senza nessun sentimento di
ostilità personale nei confronti dell’attale ministro,
tuttavia NORDIO sbaglia gravemente su tutta la linea ed è necessario che rassegni
le sue dimissioni e vogliamo dare speranza al tentativo di fermare la strage in atto
nelle carceri italiane.
Non che le responsabilità del ministro sono evidenti solo oggi : non possiamo
dimenticare quello che ha riferito in parlamento a proposito della morte di Matteo
Concetti nel carcere di Ancona ; la condotta di questo ministro sul tema della
prevenzione del suicidio non da adito a nessuna speranza.
Vito Totire, portavoce Centro F. Lorusso via Polese 30 41022 Bologna