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Morte a s Giorgio di Piano : l’operaicidio continua senza sosta

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Morte a s Giorgio di Piano : l’operaicidio continua senza
sosta
Fino a quando i lavoratori saranno “vigilati passivi” (ogni
tanto) e non protagonisti della prevenzione le stragi
continueranno
DELEGARE LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO AL PADRONE
SARA’ SEMPRE FORIERO DI NUOVI LUTTI E DI NUOVE
STRAGI
Convocare ovunque, IMMEDIATAMENTE,in ogni luogo di
lavoro, LE ASSEMBLEE DEI GRUPPI OPERAI OMOGENEI
NON SONO I SOVIET SONO L’UNICA STRADA PER CERCARE
DI GARANTIRE AI LAVORATORI LA SPERANZA DI SALUTE E
DI VITA A CUI HANNO DIRITTO TUTTI GLI ESSERI UMANI
E’ ormai un incubo: ancora un operaio morto a s. Giorgio di Piano; le nude cronache
dicono che si tratta della cinquantaquattresima vittima in E-R dall’inizio dell’anno; in
verità non si contano i morti in agricoltura, spesso ultrasettantenni, che non hanno
una assicurazione Inail; l’anno scorso in un cantiere della stazione ferroviaria nel
territorio comunale era morto Attilio Franzini di 47 anni ; ad agosto poi è morto a
Molinella, 35 km. da s. Giorgio, Hussain Mazzamal un operaio di origine pakistane;
lavorava di notte il che è già di per sé un rischio, spesso evitabile; né si può
dimenticare la morte del giovane Yaya Yafa nel 2021 (chiedeva asilo ma ha trovato
morte) nell’interporto situato nel territorio di Bentivoglio comune confinante con
s.Giorgio ;
a S. Giorgio di Piano il PCI alle elezioni regionali del 1985 ebbe il 57% dei voti (i
socialisti quasi il dieci); certo viene spontaneo chiedersi “dove è finito il PCI”; ma
ancora più importante è: “dove è finito il movimento operaio” ; s. Giorgio di Piano fu
un territorio dove i servizi di prevenzione nei luoghi di lavoro nacquero prima della
legge 833/1978; quei servizi territoriali prefigurarono un modo di operare che poi si
affermò, sia pure lentamente, in tutto il territorio azionale; quei servizi misero in
campo una strategia fondata sulla assemblee dei gruppi operai omogenei che si
rapportavano con i tecnici di loro fiducia del servizio pubblico secondo la prassi delle
non delega , della valorizzazione della soggettività operaia e della validazione
consensuale; questa prassi proposta ed attuata dal movimento operaio fu accolta a
livello istituzionale dalla legge regionale n.33/1979 prima ancora che i poteri ispettivi
passassero effettivamente alle USL ;
dove è finita questa esperienza storica? e’ stata sgretolata dalla organizzazione
capitalistica del lavoro che impone velocità, obbedienza assoluta il tutto finalizzato al
profitto finale a tutti i costi;
tra i costi anche morti e stragi operaie spesso ai danni dei soggetti più deboli
immigrati o autoctoni a seconda delle circostanze, ma comunque più vulnerabili;
le “istituzioni” politiche in questi decenni hanno “reagito” alle stragi con lacrime del
giorno dopo e con iniziative propagandistiche;
quando fu coniata la formula magica della “logistica etica” tutti ci chiedemmo: esiste
un comparto produttivo o un solo ambito delle relazioni sociali e interpersonali in cui
si può prescindere dall’etica? Il comune di Bologna ora proporrà la “metalmeccanica
etica”?
In realtà il comune di Bologna ha dato segnali di grave disinteresse sul tema e di
impegno solo parolaio.
Sulla grave esposizione a rischio dei lavoratori immigrati (ma abbiamo sempre detto
che il vero problema è la coincidenza tra l’essere immigrato e l’essere precario) :
dopo più di venti anni ancora il comune di Bologna rifiuta di collocare una targa
commemorativa a ricordo dell’omicidio sul lavoro di Reuf Islami operaio albanese
“sana papier” avvenuto a Bologna in via Ranzani.
Nel periodo in cui era in carica il sindacato precedente all’attuale si è riunito alcune
volte una sorta di comitato che si sarebbe dovuto occupare di prevenzione nei luoghi
di lavoro; comitato per invitati selezionati al quale però, fino a quando è esistito, la
Ausl e l’uopsal (servizio di medicina del lavoro) NON AVEVANO ANCORA DECISO SE
PARTECIPARE !!!
Ora il sindaco della città di Bologna (e massimo rappresentante della cosiddetta città
metropolitana) dice, sull’ultimo evento mortale, che è un evento inaccettabile. Un
pò poco visto che alle parole non seguono mai i fatti.
Come tutti vogliamo capire la dinamica della morte di Md Bellal; transitava in un
reparto che non è il suo abituale? era a conoscenza dei rischi di un reparto non
“suo”? La dinamica pare assomigliare all’evento mortale verificatosi anni fa alla
Almet (zona Roveri): avremo modo di approfondire
Cosa dice a questo proposito il documento di valutazione del rischio? chi lo ha
redatto? In che misura è stato notificato non solo agli rrllss ma anche ai singoli
lavoratori? E’ stato redatto con la collaborazione degli rrllss e del medico
“competente” o a loro è stato solo notificato?
Fin dal giorno della fondazione (26 maggio 2022 a Modena) LA RETE NAZIONALE
LAVORO SICURO PROPONE E RIVENDICA CHE IL DVR SIA PUBBLICO E NON UN
DOCUMENTO O DICHIARATAMENTE SEGRETO O NESCOSTO IN UN CASSETTO O
COMUNQUE REDATTO UNILATERALMENTE DAL PADRONE SENZA UNA
VALUTAZIONE E VALIDAZIONE CRITICA DA PARTE DEGLI RRLLSS E DEGLI OPERAI
NON SI FERMANO LE STRAGI CON LE LACRIME DEL GIORNO DOPO, LE LACRIME DEL
GIORNO DOPO, ANCHE QUELLE “SINCERE” SONO INUTILI
OCCORRE CAMBIARE STRADA E LA STRADA MAESTRA e’ ANNULLARE IL DISLIVELLO
DI POTERE TRA CAPITALE E LAVORO
Esprimiamo le nostre condoglianze (siamo consapevoli di arrivare anche noi
purtroppo “il giorno dopo”) ai familiari di Md Bellal e ai suoi compagni di lavoro.
Alla inchiesta giudiziaria affianchiamo UNA INCHIESTA OPERAIA “DAL BASSO”
Siamo a disposizione dei familiari e dei compagni di lavoro per seguire le indagini
anche con il nostro contributo professionale “pro bono”.
Vito Totire, portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICURO via Polese 30 40122
Bologna
S.Giorgio di Piano/Bologna , 14.10.2025

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