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Un fantasma si aggira per l’Europa: l’eurodisfattismo

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da Il Regno

Un fantasma si aggira per l’Europa: l’eurodisfattismo. Dopo l’euroscetticismo e l’euroillusionismo siamo entrati in una fase di conformismo negativo.
Dopo i totalitarismi novecenteschi, sulle macerie dell’ultima filosofia della storia (il comunismo), il ridimensionamento dello spazio politico, la mancata proposta sul piano geopolitico di un progetto di rafforzamento del diritto e delle istituzioni internazionali, la mancata costruzione di un multipolarismo condiviso e guidato dalle maggiori potenze ci ha consegnato non solo un futuro vuoto di promesse, ma ci ha riconsegnato a un passato certo di tragedie. Si tratta di un’involuzione politica e culturale.
Ritorno a una politica della forza L’irruzione sulla scena mondiale di un presidente degli Stati Uniti come Donald Trump, il quale, forte di vasto consenso, è portatore di una filosofia neo-autoritaria, inscritta interamente nell’idea del primato della forza sulla politica, mette a rischio l’esistenza stessa dell’Occidente e dell’Europa.
Le due nuove guerre (quella in Ucraina nel cuore dell’Europa e quella in Medioriente, nel Mediterraneo) sono l’espressione di questioni ideologiche, interessi politico-economici e derive religiose irrisolte. Possono sempre riapparire potenze che vivevano nell’ombra: dai fondamentalismi culturali e religiosi ai negazionismi, alle diverse forme radicali di terrorismo.
Anche le parole sbagliate, quelle falsate nel loro significato storico, quelle non mantenute o sovraccaricate di attese illusorie svolgono un ruolo negativo. Esse retroagiscono negativamente sui sentimenti collettivi e sugli interessi politici. Privi di prospettiva, i racconti della realtà retrocedono ai linguaggi precedenti. Non solo non si supera positivamente il passato, ma in certo modo vi si precipita dentro. 
Ci resta l’Europa In questo contesto l’Europa (non solo l’Unione Europea) è invece la risorsa principale di cui ancora disponiamo. Proprio a partire dalle sue storie irrisolte, dai risultati parziali difficilmente acquisiti, proprio a partire dalla sua incompiutezza, l’Europa ha il sapere e la storia per rispondere su un piano etico, culturale, economico e politico alle sfide che il nuovo mondo comporta. Manca di istituzioni comuni adeguate, perché manca del potere e della volontà conferibili delle singole nazioni che la compongono. 
Questa è la sfida politica, cui possono rispondere in primo luogo solo le nazioni. Ma c’è anche un’ispirazione culturale e religiosa comune che, assumendo una piena consapevolezza storica dell’emergenza del presente, può distintamente favorire lo spirito di una comunità più coesa e più forte.
In questa prospettiva il cristianesimo (o i cristianesimi, dal momento che la forma ecumenica oltre a essere un dato di fatto è una prospettiva) ha oggi un ruolo che potremmo definire di coscienza critica dell’Europa. Memoria critica e speranza critica. Ieri e oggi. Attraverso la coscienza cristiana storicamente definita, l’Europa può guardarsi compiutamente allo specchio. Ritrovare e difendere valori di civiltà che hanno nel cristianesimo la loro scaturigine. Il messaggio cristiano dispone storicamente di singoli interpreti in singoli momenti, ma la sua caratteristica universale è quella di non restare chiuso in essi, ma di guardare a tutte le persone, chiunque esse siano.
Vi è un’anima cristiana dell’Europa, che si apre a tutto quello che è ragionevole (senza assumere una visione astratta, ipostatizzata dell’idea di ragione), che ha contribuito in maniera decisiva a forgiare l’idea di libertà e che ha dato vita alla ragione critica, che è all’origine della cultura europea. La fede cristiana è stata e continua a essere l’ispirazione dei grandi valori di civiltà che hanno informato le istituzioni e le società democratiche. Il diritto, la pace, la giustizia, l’uguaglianza hanno nella forma storica dell’ispirazione cristiana la loro sorgente.
Solo una ragione che ha un’identità storica e morale riconosciuta può pienamente dialogare e trovare una condivisione di valori che aprano a strade future, a un nuovo umanesimo, che è la nostra prospettiva storica se vogliamo salvare la convivenza democratica e ritrovare le ragioni del bene comune. E per noi questo umanesimo scaturisce e cresce proprio dall’idea di persona a immagine e somiglianza di Dio.
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