Recensione di Marina Cagossi, bibliofila
Il romanzo racconta la storia di adolescenti attraverso la loro stessa voce.
I giovani di oggi ci stanno dicendo “ guardami, ascoltami e non mi cancellare”.
La generazione Z è un po’ sacrificata da una situazione storica, il periodo del covid ha fatto perdere le relazioni tra 4 mura con adulti incapaci di nominare un angoscia che avevano gli adulti stessi.
“Andrà tutto bene”
“Dopo saremo migliori”
Nulla di questo è stato vero, anzi, al rientro a scuola i ragazzi hanno manifestato sintomi per aver passato momenti, appunto, con adulti incapaci di vederli e ascoltarli.
Il crescere è sempre stato complicato, si comincia a cambiare, “chi siamo”, “cosa vogliamo”, e “dove vogliamo andare”,
Per poter crescere i ragazzi hanno necessità di figure di riferimento per vedere cosa volere e cosa no.
Quindi occorrono figure credibili, siano essi genitori o insegnanti, e se non le trovano si rivolgono ai social, tipo gli influencer.
Le storie narrate nel libro partono dal bisogno di sentirsi capiti e costruirsi un futuro, di fronte ad una società che non li calcola e non li ascolta, ma spesso e piuttosto li critica.
I giovani sanno cos’è il sacrificio perché vedono gli adulti e il futuro dipenderà da ciò che faremo e da quello che gli permetteremo di fare.
I giovani vanno ascoltati perché ascoltarli vuol dire fare spazio alle nostre verità.
