Vai al contenuto

Contro il ripristino del servizio militare anche in Italia. Campagna di Obiezione alla guerra

  • di

Contro il ripristino del servizio militare anche in Italia. Campagna di Obiezione alla guerra

24.11.25 – Movimento Nonviolento

Manifestazione degli obiettori di coscienza israeliani della rete Mesarvot (Foto di Mesarvot)

Ci avviciniamo alla fine dell’anno 2025, momento di consuntivo anche per la Campagna di Obiezione alla guerra, sia per quanto riguarda il “fronte italiano” con la raccolta e la consegna delle Dichiarazioni di obiezione di coscienza, sia per quanto riguarda i “fronti di guerra” con le relazioni con i nostri partner in Israele e Palestina (Mesarvot, New Profile, CPT-Palestine), in Ucraina (Movimento Pacifista Ucraino), in Bielorussia/Lituania (Our House), in Russia (Movimento degli Obiettori di Coscienza Russi) e con il lavoro di rete con la War Resisters’ International e l’Ufficio Europeo per l’Obiezione di Coscienza (Ebco-Beoc).

Dichiarazioni di obiezione di coscienza

Purtroppo soffia forte il vento di guerra. I governi europei vogliono che i popoli si preparino, reintroducendo il servizio militare obbligatorio per i giovani. L’ultima in ordine di tempo a ripristinare la leva è stata la Croazia, che segue la decisione già presa in Norvegia e Svezia. La Francia sta spingendo per allargare il reclutamento per il servizio militare volontario, come sta avvenendo anche nei Paesi Bassi. La Germania ha approvato una legge che facilita il reclutamento, per ora volontario, nelle file dell’esercito e la leva obbligatoria se non bastassero i volontari.

E in Italia? Il dibattito è aperto e già si parla di attivare una forza di riserva, per arrivare a un modello autonomo di difesa militare europea che considera la possibilità generalizzata di un servizio militare per donne e uomini come obiettivo di adeguamento numerico delle forze armate. Questo prospettiva è gravissima. La nostra risposta è l’obiezione di coscienza. Il rifiuto, anche preventivo, di partecipare a qualsiasi forma di preparazione della guerra prossima ventura. Rifiuto del servizio militare, rifiuto della militarizzazione nell’informazione, nella cultura, nelle scuole e nelle università, rifiuto delle spese militari, rifiuto della generalizzata “chiamata alle armi”.

Tutto questo lo possiamo fare a partire dalla firma della Dichiarazione di obiezione di coscienza.

Dal 1° marzo 2022 al 15 dicembre 2023 abbiamo raccolto 2.165 dichiarazioni (947 in cartaceo, 1.218 tramite il modulo) che abbiamo consegnato alla Presidenza del Consiglio a Palazzo Chigi.

Dal 1° gennaio 2024 al 18 maggio 2025 abbiamo raccolto altre 5.306 dichiarazioni (2.866 in cartaceo e 2.440 attraverso il modulo telematico) che il 20 maggio 2025 abbiamo inviato al Presidente della Repubblica chiedendo nel contempo un incontro per illustrare i contenuti costituzionali della nostra Campagna. Il 7 novembre dal Quirinale ci è stato comunicato che: -il Presidente è informato della nostra iniziativa; -gli uffici hanno preso atto di quanto da noi inviato; -le firme sono state ricevute e protocollate; ma l’incontro non viene concesso. Ne prendiamo atto, con dispiacere per un’occasione persa dalla massima istituzione della Repubblica.

Fino ad oggi abbiamo inviato alle istituzioni un totale di 7.471 dichiarazioni. La raccolta prosegue e il nostro prossimo obiettivo è la consegna di nuove Dichiarazioni direttamente al Ministero della Difesa, sottolineando la richiesta di istituzione di un Albo dove siano elencati tutti gli uomini e tutte le donne che obiettano alla guerra e alla sua preparazione, che non potranno essere arruolati per servizi militari e armati.

Dai fronti di guerra 

Israele/Palestina

La distruzione di Gaza ha determinato una crescita senza precedenti nel numero degli obiettori israeliani e un cambiamento radicale nella loro identità politica. Prima della guerra, gli obiettori alla leva costituivano un piccolo gruppo etichettato come “traditore” dall’opinione pubblica dominante.

Oggi il rifiuto non è più un fenomeno marginale. Molti giovani si rivolgono alla rete Mesarvot, in cerca di aiuto per evitare una complicità in crimini di guerra, così come un numero crescente di soldati attivi, anche di reparti da combattimento, chiedono assistenza per rifiutare la destinazione a Gaza. La crisi è visibile anche all’interno dell’esercito con l’aumento di disertori, riservisti e nuovi obiettori haredi (ultra-ortodossi) che scelgono il carcere piuttosto che la partecipazione alle stragi.

La rete Mesarvot sostiene sia gli obiettori totali (ne segue circa 200), sia gli obiettori selettivi, che si oppongono esclusivamente ai crimini di guerra o all’occupazione di Gaza, come coloro che hanno prestato servizio finora ma la cui coscienza impone un’immediata interruzione e anche gli ortodossi haredi, che ritengono religiosamente proibita la partecipazione alla guerra.

Il sostegno legale, politico ed emotivo che Mesarvot fornisce è essenziale per la sopravvivenza del movimento per l’obiezione di coscienza in Israele, Cisgiordania e Gaza.

Ucraina, Russia e Bielorussia

In Ucraina aumenta il numero degli obiettori di coscienza perseguitati, specialmente tra i maschi arruolati con la forza. Caso esemplare quello dell’avventista del settimo giorno e obiettore di coscienza Andrii Skliar, che è stato sottoposto a tortura da parte dei reclutatori militari e arruolato con la forza nel novembre 2024. Gli hanno rotto il naso, torto il mignolo, lo hanno strangolato fino a fargli perdere conoscenza. Attualmente è ancora detenuto presso il centro di addestramento militare di Desna, nonostante le ripetute richieste di rilascio da parte della Conferenza di Kyiv della Chiesa Avventista. Andrii continua a rifiutare di portare armi, prestare giuramento militare, indossare l’uniforme, nonostante la pressione e le violenze continue. E come lui molti altri che il Movimento Pacifista Ucraino e in particolare il suo segretario Yurii Sheliazenko, anche lui sotto processo, continuano a difendere sia con dichiarazioni pubbliche sia sul piano legale.

In Russia migliaia di ragazzi si rifiutano di prestare servizio e andare al fronte in Ucraina, affrontando persecuzioni, prigionia o esilio. Il Movimento degli Obiettori di Coscienza Russi (StopArmy) fornisce loro assistenza legale. Sostenere gli obiettori di coscienza in Russia significa sfidare il militarismo. Ci chiedono aiuto per continuare il lavoro in esilio e rafforzare la capacità di comunicazione e advocacy con le istituzioni nazionali ed europee.

In Lituania il lavoro di Our Housee di Olga Karach a favore degli obiettori bielorussi continua quotidianamente. Dopo la nostra missione estiva a Vilnius, stiamo supportando la diffusione delle storie e la difesa legale di alcuni casi critici, tra cui quello di Hleb Smirnou, obiettore di coscienza e programmatore. Dopo aver assistito e partecipato alle proteste e alla repressione del 2020 in Bielorussia, è fuggito in Lituania, che lo ha classificato come “minaccia alla sicurezza nazionale”. Per tre anni il sistema lo ha torturato: ha perso la Carta Blu e quindi il diritto di lavorare, è stato minacciato di espulsione in Bielorussia — cosa estremamente pericolosa per lui, avendo partecipato alle proteste — e ha trascorso questi anni senza documenti, senza casa, senza assistenza medica, cercando di sopravvivere con piccoli lavori illegali. Da una condizione professionale privilegiata è stato spinto ai margini estremi della società. È attesa molto presto una decisione sulla sua domanda di asilo. Temiamo che le possibilità di successo siano quasi zero. Abbiamo analizzato altri 101 casi simili e dobbiamo fare pressione sulla Lituania affinché conceda uno status legale, o almeno l’asilo, che permetta loro di vivere normalmente e poi trasferirsi in altri Paesi UE quando sarà possibile.

(Visited 84 times, 1 visits today)

Lascia un commento