Il dolore cronico colpisce oltre dieci milioni di italiani
di Francesco Demofonti
C’è un tipo di sofferenza che non concede tregua, che ritorna più volte nell’arco della giornata e si intreccia con ogni gesto della vita quotidiana. È il dolore cronico, una delle condizioni più comuni e al tempo stesso più invalidanti, che coinvolge oltre dieci milioni di italiani. Si tratta di una condizione che riguarda persone che convivono con cefalea, sclerosi multipla, infiammazioni croniche dell’intestino, fibromialgia, psoriasi e malattie reumatologiche, solo per citarne alcune. In Italia la Legge 38/2010 ha definito il dolore come patologia di cui il Servizio sanitario nazionale deve farsi carico: eppure, a distanza di 15 anni, occorre constatare amaramente che l’attuazione di questa norma è ancora frammentaria, puramente teorica, oppure assolutamente non uniforme sul territorio nazionale: il dolore, quando diventa quotidiano, non è solo un sintomo: è una condizione che limita diritti, autonomia e dignità. Per troppo tempo questo tema è rimasto inascoltato e sottovalutato. Dare voce ai pazienti e costruire una rete capace di garantire realmente il diritto a non soffrire è un dovere che le istituzioni non possono più rimandare. Accanto ad un’accurata risposta sanitaria, serve una consapevolezza, sociale perché una vera cura è composta da una terapia, ma a che da un sincera accoglienza”. “Purtroppo il dolore cronico nel nostro Paese è una patologia sottostimata. Oggi 9 malattie croniche su 10 sono accomunate dalla presenza di dolore cronico e dal suo enorme costo sociale, che in Italia è pari a circa 62 miliardi di euro l’anno (dati Censis). Un recente studio ha dimostrato che la presa in carico del paziente da parte dello specialista in terapia del dolore, rispetto ad altri percorsi specialistici, determina un risparmio di circa il 20% della spesa complessiva, pari a 3mila euro per paziente all’anno, con una riduzione di circa il 50% dei ricoveri per intervento”. “Un altro studio pubblicato quest’anno su ‘The Lancet’– ha proseguito- ha evidenziato che la neurostimolazione midollare, eseguita da specialisti in terapia del dolore nei pazienti con neuropatia diabetica dolorosa, riduce di oltre il 50%, rispetto alla sola terapia medica, mortalità, eventi cardiovascolari, amputazioni e suicidio. Questi dati dimostrano che la Terapia del dolore è la disciplina più appropriata per la gestione dei pazienti con dolore cronico, perché garantisce una migliore qualità dell’assistenza e, al tempo stesso, minori costi per il sistema sanitario, è quindi necessario che venga pienamente implementata, a livello nazionale e locale, con una completa attuazione di quanto previsto dalla Legge 38/2010, finora applicata in modo prevalente alle sole cure palliative: informazione capillare ai pazienti e ai medici, incremento dei fondi dedicati, riprogrammazione della rete e dei coordinamenti regionali. Per questo è fondamentale un lavoro coordinato e continuativo tra clinici, istituzioni e associazioni di pazienti“.