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Fatti e Considerazioni sulle radici del conflitto Russia, Ucraina, Usa e Europa

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Fatti e Considerazioni sulle radici del conflitto Russia, Ucraina, Usa e Europa

Bisognerebbe partire da un paio di precisazioni preliminari 1) il popolo Russo non si identifica necessariamente con il regime repressivo, imperialista e di dominio instaurato da Vladimir Putin non solo sulla Russia, ma ne è in gran parte vittima. 2) Se l’Europa appoggia l’Ucraina militarmente e economicamente dopo l’aggressione della Russia, significa che siamo alleati dell’Ucraina contro l’aggressione russa e quindi siamo avversari del regime putiniano. Tuttavia, tutti vogliamo continuare ad essere amici del popolo russo che si trova in una fase difficile del proprio cammino verso l’emancipazione democratica. Cosa non semplice che richiede visione geopolitica.  Provo a fare un breve riassunto dei fatti che ci hanno portato ad uno stato di guerra con la Russia di Putin.

A) I conflitti recenti generati dalla Russia nel continente Europeo.  Guerra Russia-Cecenia. (1994 e 1999) Nel novembre 1991, approfittando della dissoluzione dell’URSS, il presidente ceceno Djokhar Dudaev dichiara l’indipendenza della Cecenia nell’apparente indifferenza di Mosca.  Le cose cambiano radicalmente quando, nel settembre 1994, le compagnie petrolifere occidentali firmano con il governo dell’Azerbaijan un contratto storico da 7,5 miliardi di $ per lo sfruttamento del petrolio del Mar Caspio. Per non venire tagliata fuori dalla commercializzazione del petrolio caspico, la Russia decide di correre ai ripari costruendo un oleodotto che parte da Baku e, dirigendosi verso nord attraverso il Daghestan e la Cecenia, per arrivare fino al porto russo di Novorossiyk, sul Mar Nero. Di qui la necessità di riprendere il controllo del territorio ceceno. Il 9 dicembre 1994 il presidente Boris Eltsin autorizza un intervento armato contro la Cecenia. Il 19 gennaio 1995 l’esercito russo entra nella capitale conquistando il palazzo presidenziale. La città viene brutalmente devastata, con migliaia di vittime tra la popolazione civile. Boris Eltsin scopare, ma a questa prima aggressione ne segue una seconda. Nel settembre del ‘99, l’allora primo ministro Vladimir Putin da il via ad una nuova campagna militare contro la Cecenia, con una serie di attacchi aerei. Le truppe russe riescono a riconquistare la capitale e buona parte della Repubblica, ad eccezione delle zone montuose meridionali caposaldo dei ribelli. La nuova guerra si rivela, tuttavia, ancora più devastante della precedente, trasformandosi in un vero e proprio sterminio.  Dal 2000 cala il sipario internazionale su un paese sotto la repressione del regime putiniano. Oggi la Cecenia è una repubblica federale russa guidata da Ramzan Kadyrov caratterizzata da un forte controllo gerarchico, da ingenti sussidi federali e la sua stabilità è garantita da un potente apparato di sicurezza che lascia poche speranze di emancipazione democratica e autonoma da Mosca.

Controllo de facto della Transnistria. (1990). La Transnistria è una piccola regione separatista filorussa della Moldavia che si è autoproclamata indipendente nel 1990. La Transnistria non è riconosciuta a livello internazionale, tuttavia la Russia sostiene i separatisti con aiuti economici, militari e forniture di energia.  Questa regione della Moldavia da molti anni è quindi sotto il controllo politico e militare del regime di Putin che mira a annettere anche il resto della Moldavia. La Moldavia è oggetto di guerra ibrida e di condizionamento elettorale,  strumenti che minano ulteriormente la stabilità continentale e in particolare quella dell’Unione Europea.

Guerra Russia-Georgia.  (2008). La Russia di Putin aggredisce la Georgia, sostenendo i separatisti dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia filo russi che rivendicano diritti indipendentisti. Sfruttando le rivendicazioni separatiste opportunamente pilotate, la Russia di Putin  scatena la guerra con la Georgia. Morti e distruzioni seguite da anni di instabilità politica che si prolunga ancora oggi fra aspirazioni europee e condizionamento russo.

Annessione della Crimea (2014), con la forza la Russia di Putin annette la penisola sottraendola all’Ucraina. Violando tutte le norme del diritto internazionale e inaugurando la nuova stagione della forza sulla politica del diritto.  A questo punto la questione Ucraina coinvolge in modo diretto l’Unione Europea che deve provare a dare una qualche risposta.

Conflitto Russia-Ucraina nel Dombass (2014). I separatisti del Donbass, gruppi armati di orientamento filorusso, nel 2014 hanno dichiarato l’indipendenza delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk in Ucraina orientale. Il conflitto è iniziato con il sostegno militare da parte della Russia, che ha fornito armi e supporto. L’Europa, tramite Francia, Germania e la supervisione USA prova a mediare fra i contendenti e si arriva agli accordi di Minsk che riconoscono alle due regioni autonomia amministrativa e linguistica.  Le cose però, anche per resistenze nazionalistiche ucraine, non vanno come dovrebbero. Dopo anni di conflitto a bassa intensità, il conflitto si allarga, la Russia riconosce ufficialmente l’indipendenza di queste repubbliche il 21 febbraio 2022, prima di lanciare l’invasione su larga scala dell’Ucraina il 24 febbraio 2022. Infine le annette alla Federazione Russa durante i combattimenti nel settembre del 2022.

Invasione russa dell’Ucraina. (2022) L’invasione su larga scala dell’Ucraina in un primo momento punta ad occupare la capitale Kiev e instaurare un regime fantoccio filo russo da qui l’operazione militare speciale.  Però le cose non vanno come programmato e l’esercito russo è respinto dalla resistenza ucraina e ripiega sull’invasione della parte orientale dell’Ucraina per annettere de facto e de iure le due repubbliche separatiste.  Inizia il conflitto ora divenuto guerra che si prolunga ai nostri giorni con centinaia di migliaia di vittime fra soldati e civili da entrambe le parti. Inizialmente gli Usa appoggiano e armano l’Ucraina poi segue l’appoggio dell’Europa vista la pericolosità del conflitto per tutta l’Unione Europea. Il regime di putin comincia ad imporre i suoi orrori. In questi 4 anni la Russia ha deportato migliaia di bambini ucraini in Russia. Come mai? Potenziali soldati per le future guerre di Putin?  Intanto, la Corte Penale Internazionale condanna Putin per questo crimine di guerra. Tuttavia, il secondo Trump stende tappeti rossi e si trova a suo agio col despota russo.

Guerra ibrida Russa e la conquista delle narrazioni in Europa. (2010-oggi) Della continua ingerenza Russa sui gli stati limitrofi ho già detto e ciò ne impedisce la crescita democratica autonoma.  Le ultime ribellioni popolari soffocate dalla repressione in Bielorussia e poi in Georgia confermano la matrice imperialistica e antipopolare del regime russo. Il sistema di potere di Putin cerca continuamente di inquinare i pozzi democratici con politiche di disinformazione, finanziamenti ai populisti europei (da Orban, alla Lepen passando per Salvini), gestione degli algoritmi social pro-Putin/Russia, commistioni fra politica e affari; Shroder ex cancelliere tedesco nella petrolifera russa Rosneft, affari immobiliari con Trump ieri e affari in criptovalute oggi e domani, sono solo gli esempi più eclatanti. Sono innumerevoli gli attacchi informatici attuati da hacker russi su banche dati di diversi paesi europei.  In questi ultimi tempi si sono aggiunti i continui sconfinamenti di aerei militari degli spazi aerei europei, i sorvoli notturni di droni su aeroporti europei e le ingerenze nelle recenti elezioni in Romania e Moldavia.  La battaglia per la conquista delle opinioni e delle narrazioni è in pieno svolgimento e non è detto che l’Europa occidentale riuscirà a vincerla, visto i numerosi e agguerriti cavalli di Troia che il regime putiniano ha già introdotto nelle istituzioni politiche, sociali ed economiche dell’Europa.

B) Se l’Ucraina avesse conservato le testate e i missili nucleari che riconsegnò nel 1994 dietro garanzie internazionali per la sua integrità territoriale sottoscritte anche dalla Russia, oggi sarebbe la quarta potenza mondiale nucleare, non avrebbe subito l’aggressione russa, nè avrebbe bisogno degli aiuti pelosi USA e di quelli europei. Quindi, il disarmo unilaterale non è per forza foriero di pace duratura. Memori di ciò gli ucraini oggi sono contrari al disarmo proposto da Putin come condizione per un cessate il fuoco.

C) L’allargamento ad Est della Nato è stato visto dalla Russia di Putin come una minaccia, ma come impedire ai nuovi aderenti baltici di sfuggire all’attrazione mefitica della Russia putiniana, visto l’inconsistenza del diritto internazionale?  Che la Nato attuale sia però una vera garanzia di difesa per gli stati europei è da dimostrare e sembrano crederci sopratutto i gerarchi di Putin.

D) Il regime di Putin si fonda sulla propaganda menzognera interna ed estera e l’eliminazione fisica degli oppositori sia in patria che all’estero, come abbiamo avuto numerose dimostrazioni dagli assassini di stato, l’eliminazione di Navalny in carcere e altri valorosi oppositori.  Da anni il regime putiniano persegue una politica di riarmo nazionale che comprime lo sviluppo democratico ed economico del popolo russo e che è poi sfociata in aggressioni territoriali e minacce imperialiste e neo-coloniali continue. Il regime di Putin non è il popolo russo che attualmente non può fare altro che subire, finire in galera o essere assassinato. Come possiamo considerare amico un regime di tale natura? Se lo facessimo diventeremo complici dell’oppressione interna alla Russia e quella esercitata su i suoi stati satelliti.

E) Riassumo brevemente la teoria del caos a cui si ispira l’attuale dirigenza Russa. Primo: gli ordini mondiali precedenti sono crollati e non possono essere restaurati. Secondo: il caos non si può gestire. Terzo: per sopravvivere bisogna pensare soltanto a sé. Perciò bisogna preferire alleanze flessibili. Quarto: anche le norme dello Stato di diritto sono crollate e ciò giustifica lo sviluppo autoritario. Quinto: l’unica garanzia di sopravvivenza è la forza militare, nel caso russo l’apparato militare e l’arsenale nucleare. Questi principi guidano l’azione geopolitica russa.

F) L’Ungheria di Victor Orban con l’appoggio della Russia e vero precursore politico di Trump, sostiene le tesi di Putin per l’Ucraina a trecento sessanta gradi, indebolendo l’unità dell’Europa e impedendone la crescita democratica e l’acquisizione di un maggior peso geopolitico.  Recentemente, anche il leader slovacco Robert Fico si è aggiunto al club europeo pro-Putin.  Le destre estreme populiste europee sono finanziate anche dalla Russia, non solo da circoli di ultradestra USA e sono strumenti indiretti di ingerenza e limitazione della reale sovranità popolare in Francia, Germania, Italia, Ungheria e Slovacchia, solo per citare quei paesi dove le destre estreme sono più forti e rivendicano un’Europa degli staterelli.

G) L’America non è Trump e solo una limitata parte del paese ne condivide il suo neo-tentativo imperiale. La sua inclinazione a colloquiare con la Russia di Putin mira agli affari, non all’emancipazione dei popoli, in una visione affaristica che non è nemmeno nell’interesse nazionale USA, ma che è ad esclusivo vantaggio di pochi.

H) Siamo prigionieri della paura?  Si respira in Europa un timore diffuso per un futuro incerto e minacciato dai venti di guerra alle porte. Però la paura è una cattiva consigliera e induce a scelte deboli e di corto respiro. Cosa è stata se non la paura, a farci accettare l’accordo capestro imposto da Trump, cioè i dazi al 15%, e in più il balzello degli acquisti energetici, di armamenti e degli investimenti negli Usa? La Ue dovrebbe usare i suoi numerosi strumenti finanziari, politici e normativi per rispondere alle aggressioni di USA e Russia volte a impedire la sua crescita. I suggerimenti qualificati non mancano, vedi il rapporto Draghi e la relazione Letta, invece mancano le scelte. Fra cui ultima e meno urgente il rafforzamento di un coordinamento europeo nella difesa, magari anche sfruttando con una visione europea l’infrastruttura NATO.

Se non si considera realisticamente cosa è la Russia di Putin oggi, che ricordo non è automaticamente il popolo Russo, e cosa sta diventando l’ America di Trump, che rappresenta una minoranza del popolo americano, contribuiamo nostro malgrado a rendere l’Europa l’agnello sacrificale geopolitico sull’altare delle potenze imperialiste e neo-colonialiste.

In conclusione, oggi l’obbiettivo geopolitico da distruggere portato avanti dalle potenze neo-imperiali non è solo l’Ucraina indipendente, ma è sopratutto l’Europa anche nella versione attuale; figuriamoci poi in una possibile versione rafforzata e potenziale neo-protagonista di una visione diversa di politiche internazionali non basate sulla forza. Infatti, l’Europa sovranazionale non la vogliono gli USA, nè la Russia nè la Cina.  

Fra le risposte da suggerire ci sarebbe quella di promuovere un’ Europa più coesa e autorevole con tutto quello che ne consegue (vast programm!) e da queste nuove auspicabili basi e non dalla debolezza attuale, colloquiare su base pacifica con le altre potenze che non ci vogliono e preferiscono un’Europa degli staterelli.  Un’Europa più autorevole la vorrebbero, non solo moltissimi europei, ma anche tanti altri stati in America Latina, in Africa e in Asia che devono sopportare ancora le angherie delle potenze neo-imperiali e neo-coloniali.  Urge la necessità di proposte concrete sull’assetto politico, sociale e istituzionale dell’Unione Europea.  Un primo accenno di cammino potrebbero essere le proposte dei documenti Draghi e Letta ma anche il varo di un Europa a due velocità. Con i paesi dell’area euro che diano fondazione ad un Europa Federale, prima che crollino la moneta unica e la banca centrale, con tutto quello che ne conseguirà.  Gli altri paesi europei se vorranno seguiranno. 

Il tempo delle scelte stringe e quello delle chiacchiere si sta esaurendo. Però è forte il dubbio che con queste forze politiche/partitiche in campo, sia in Italia che in altri paesi europei (vedi Francia e Germania), e nelle istituzioni europee forse andremo a sbattere. Non abbiamo statisti nè leaders politici degni del nome, poiché quelli attuali sono finti leaders emersi e selezionati dai vari manuali Cencelli-equivalenti e messi nelle istituzioni UE per non ostacolare le politiche economiche dei paesi europei più forti e delle lobbies multinazionali europee e USA.  Condivido, quindi, l’urgenza di un rinnovamento politico-culturale, ma che miri ad un reale cambio di rappresentanze politiche sia nazionali che europee, a cominciare dall’Italia, che dia più spazio soprattutto alle competenze e alle nuove generazioni, vere depositarie/protagoniste del futuro. Tuttavia, c’è poco spazio per l’ottimismo, né molto tempo a disposizione.

Federico Licastro, Università di Bologna

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