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Sanità in sofferenza, i sindacati: giù le mani dalle risorse per i medici! È pronta la protesta

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Sanità in sofferenza, i sindacati: giù le mani dalle risorse per i medici! È pronta la protesta

Federazione Cimo-Fesmed, Anaao Assomed, Ministero della Salute 

Manovra 2026, l’allarme dei sindacati: i medici e dirigenti sanitari del Ssn rischiano di veder compromesso l’aumento stipendiale già previsto. Pronta la mobilitazione.

 “Siamo alle solite. Anche in questa manovra economica il Ministero dell’Economia tenta lo sgambetto finale al Ministero della Salute. E tutto sulla pelle dei medici e dirigenti sanitari del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).” Con queste parole Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed, e Guido Quici, Presidente della Federazione Cimo-Fesmed, commentano le voci di un possibile blocco dell’emendamento che prevede gli aumenti per la dirigenza medica, destinati a entrare in vigore nel 2026.

Il provvedimento, che ha visto la firma di Francesco Zaffini, Presidente della Commissione Sanità del Senato, con il sostegno del Ministro della Salute, ha suscitato preoccupazione tra i professionisti del settore.

Di Silverio e Quici spiegano che la legge finanziaria per il 2025 aveva già previsto 385 milioni di euro per aumentare gli stipendi dei medici e dirigenti sanitari, con una seconda tranche che dovrebbe essere erogata nel 2026. Una cifra che, se confermata, potrebbe dare respiro alla categoria, ancora sotto pressione per la carenza di personale e le difficoltà economiche.

“Tuttavia, come sempre accade, quando sembra che il percorso sia chiaro, interviene il MEF – dichiarano i due sindacalisti – bloccando risorse fondamentali per i professionisti della salute. È la stessa dinamica che si è verificata l’anno scorso, quando il Ministero dell’Economia si oppose senza spiegazioni alla defiscalizzazione dell’indennità di specificità, ma solo per i medici e i dirigenti sanitari del SSN, mentre per altre prestazioni, come quelle private, non vi furono obiezioni.”

I sindacati denunciano anche l’ennesimo attacco politico al Ministero della Salute, che vedrebbe ridursi progressivamente le sue risorse, con il rischio di indebolire ulteriormente un sistema sanitario già in difficoltà. “Il problema non è solo la quantità di denaro disponibile per la sanità, ma come e dove vengono investiti questi fondi”, commentano Di Silverio e Quici.

Concludono con una posizione netta: “Questa volta la misura è colma. Pretendiamo rispetto per la nostra categoria, un rispetto che, purtroppo, in alcuni casi si conquista solo con gesti estremi. Noi siamo pronti a iniziare uno stato di agitazione. I responsabili di questa situazione dovranno rispondere davanti a 120.000 medici e dirigenti sanitari.”

La protesta è imminente, e le prossime settimane potrebbero essere decisive per la tenuta del sistema sanitario pubblico e per il futuro dei suoi professionisti.

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