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Una volta c’erano gli intellettuali / C’erano una volta gli intellettuali

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Una volta c’erano gli intellettuali / C’erano una volta gli intellettuali. Titti MARRONE. Napoli (Italia)


Una volta c'erano gli intellettuali / C'erano una volta gli intellettuali. Titti MARRONE. Napoli (Italia)

Titti MARRONE è responsabile delle pagine culturali de Il Mattino di Napoli. Scrittrice e saggista, si occupa di storia delle idee e della cultura, letteratura, politica, teatro, storia e sociologia dei media. Ha insegnato Teorie, tecniche e Storia del giornalismo in varie Università (Salerno, Federico II, Orientale, Suor Orsola Benincasa).  Nata a Napoli,  Titti Marrone è una giornalista e scrittrice italiana, curatrice delle pagine culturali de Il Mattino di Napoli. Saggista, è specializzata in storia delle idee e della cultura, letteratura, politica, teatro e storia e sociologia dei media. Ha insegnato teoria, tecniche e storia del giornalismo presso diverse università (Salerno, Federico II, Orientale e Suor Orsola Benincasa). Questo articolo  è stato pubblicato sulla rivista italiana “Lab Politiche e culture”, partner di I-Dialogos.  

In passato veniva chiamata “questione meridionale” e diede origine a dibattiti accesi e sanguinosi, dai quali i partecipanti uscivano esausti, ma ognuno difendeva con vigore la propria posizione iniziale. 

Poiché la QM è completamente scomparsa dalla sfera pubblica, insieme alla categoria associata dei meridionali, anche le voci degli “intellettuali” sembrano indebolirsi, perfino nel segmento della “società civile”: quest’ultima appare sempre meno su giornali e riviste – che, peraltro, sono molto poco letti – e alimenta alcuni dei contingenti più visibili di astenuti nelle elezioni politiche. 

Pertanto, oggigiorno se ne parla raramente, un destino condiviso dagli intellettuali, sia nel Sud del mondo che altrove, che sembrano essere completamente scomparsi, almeno secondo la tipologia di qualche decennio fa. Eppure, paradossalmente, se non nel discorso pubblico, almeno in ambito culturale e artistico, la centralità simbolica e creativa delle metropoli del Sud del mondo non è mai stata così evidente e celebrata come oggi. 

Napoli

Prendiamo Napoli: forse mai come oggi l’immaginario nazionale è stato così permeato da questa città, affascinato dalle sue rappresentazioni letterarie, cinematografiche, musicali e persino calcistiche. 

Il New York Times definisce la città “brillante”, almeno da quando “L’amica geniale”, romanzo e fiction, ha relegato in secondo piano la dannazione veicolata da “Gomorra”. E mai prima d’ora così tanti scrittori, musicisti, operatori di ripresa e registi napoletani sono stati così in vista sulla scena nazionale come lo sono oggi. Intellettuali, certo, ma con un profilo ben diverso da quello del passato. 

Più coinvolti nella rappresentazione della città dei commentatori delle riviste con il loro gergo politico, più artigiani dell’identità napoletana dei suoi detrattori, cineasti, registi, sceneggiatori e altri professionisti del cinema che, come sottolinea il produttore Luciano Stella, fanno di Napoli il secondo polo audiovisivo nazionale dopo Roma, sono creatori di immagini eloquenti. 

Inoltre, la città raccontata in serie televisive, cartoni animati, documentari e romanzi, così come quella descritta da numerosi scrittori napoletani, sembra aver trasceso la dualità delle “due città”: la città operaia e la città aristocratica descritte da Mimì Rea. Simile alla città borghese descritta da Raffaele La Capria e alla città tumultuosa descritta da Annamaria Ortese, ritrae un luogo ancora più affascinante e complesso. 

E a proposito di paradossi e intellettuali: Napoli ha spesso vissuto periodi di grande creatività artistica in concomitanza con momenti particolarmente bui della sua storia. All’indomani dell’epidemia di colera del 1884, la città visse una sorta di Belle Époque culturale, segnata da un acceso dibattito che avrebbe portato all’Inchiesta Saredo e alla prima legge speciale che autorizzava la creazione delle acciaierie Ilva. 

Fu poi travolta da un fervore di iniziative musicali, teatrali, artistiche e letterarie che la proiettarono sulla scena internazionale come uno dei principali attori delle prime forme di produzione culturale di massa. 

Un esempio lampante è quello della canzone, dove le feste di Piedigrotta diedero vita a una vera e propria industria musicale moderna, producendo canzoni apprezzatissime da tutte le classi sociali della città ed esportate anche all’estero. Ad esempio, “Era de maggio”, con testo di Salvatore Di Giacomo e musica di Mario Costa, fu composta per la Piedigrotta del 1885, un anno dopo l’epidemia di colera, che fece registrare il tutto esaurito. 

E oggi? 

Se diamo credito alle statistiche e agli studi dei media, come la classifica annuale della qualità della vita nelle città italiane pubblicata da Il Sole 24 Ore, la situazione attuale della città è catastrofica. 

Qualche anno fa, molti intellettuali del Sud protestarono contro questo metodo di classificazione, ed Erri De Luca, facendosi loro portavoce, dichiarò: “Per me la qualità della vita è cortesia e un sorriso all’ingresso di un negozio. Musica per strada. L’ironia generale è che queste classifiche vengono accolte con un semplice ‘ma faciteme ‘o piacere’.” 

Per il 2025, la classifica de Il Sole 24 Ore rivela un netto calo rispetto agli anni precedenti: Napoli è 104esima (su 107) e Bergamo è prima. Nessun intellettuale si è pronunciato per contestare questo risultato. 

Nel frattempo, Il Mattino, il principale quotidiano della città, cerca di promuovere l’idea di un cambio di paradigma, con un modello urbano in cui orde di turisti da tutto il mondo invadono il quartiere dei Decumani, alloggiano in improbabili foresterie allestite in quartieri un tempo disagiati e gustano pizze nel quartiere Sanità, recentemente ristrutturato. 

Ma dove si ferma infine questo pendolo che oscilla costantemente tra la città degli angeli e la città dei demoni? 

E a Napoli, è meglio rinunciare agli intellettuali che non hanno più eco, se non tra i rappresentanti di una borghesia riflessiva, capace al massimo di ispirare comitati anti-notte? 

La scomparsa degli intellettuali?

È impossibile rispondere a questa domanda senza collegare il fenomeno della scomparsa degli intellettuali alla crisi stessa della politica di cui sono sempre stati, più o meno, l’espressione. In “Nostalgia di domani” (Il Mulino, pp. 218, 15 euro), pubblicato qualche anno fa, lo storico Paolo Macry ha evidenziato i legami tra intellettuali napoletani e politica, nonché il predominio di figure carismatiche nella storia della città – da Masaniello a Lauro, da Valenzi a Bassolino, da De Magistris a De Luca – inscindibili dall’antica e tuttora viva vocazione monarchica di Napoli. 

Oggi, queste figure sembrano condividere i tratti di leader popolari incapaci di apparire “normali”, a volte persino caricaturali. Nell’opinione pubblica, e nell’omaggio reso al carisma, stanno emergendo altre immagini che le sostituiscono. 

Né la visione dell’attuale sindaco, uomo discreto e riservato (beh, si potrebbe dire così), né quella di un vero progetto per la città, gravemente carente in tutti gli ambiti, e soprattutto in quello culturale, vengono perseguite. Piuttosto, l’attesa quasi miracolosa dell’ultima tranche di finanziamenti del PNRR e i preparativi per l’America’s Cup stanno prendendo il sopravvento. 

Nel frattempo, gli “esclusi”, coloro che si sentono ignorati, producono le proprie visioni simboliche, ad esempio nella musica: prima i cantanti neomelodici, ora i rapper, espressione di gruppi vulnerabili che, se non si sentono rappresentati, sanno farsi sentire. 

E contiamo su altre visioni forti, a partire da quella sempre viva di San Gennaro, o da quella del Napoli calcio, a cui un gruppo di intellettuali dedicò quarant’anni fa un memorabile Te Diegum, mescolando passione popolare e fervore laico. 

Fu un esempio di sintesi riuscita, impensabile oggi. Ma all’epoca c’erano la politica e le ideologie, c’erano gli intellettuali e c’era Maradona, ed era una storia completamente diversa.

Titti Marrone

Tra le sue opere: “Il sindaco. La storia di Antonio Bassolino”, Rizzoli, 1996; “Meglio non sapere”, Laterza, 2003; ristampato nel 2023 da Feltrinelli; traduzione tedesca: “Meglio non sapere” di Klaudia Ruschkowski, S. Marix Verlag, Wiesbaden, 2023; La tessitrice di vite, Mondadori, 2023; Quando, in: AA.VV., Ho ancora sete – 16 scrittori per Pino Daniele, Iocisto Edizioni, 2015; La donna a testa in giù, Iacobelli, 2019; L’arte della rinascita, in AA.VV., Cento Edgar Morin, Mimesis 2021; Se solo il mio cuore fosse di pietra, Feltrinelli, 2022; edizione inglese; I bambini di Lingfield House, trad. di Stella Brook-Young, Bonnier Books, 2024; L’ebbrezza del capo, in: AA. VV, Campania – La risata ci seppellirà, Les Flâneurs, 2023; La guerra di Papele, in: Giorni di libertà – Storie e ricordi, Dante e Cartesio, 2023; Primamammore, Feltrinelli, 2025

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