
Il sistema sanitario italiano si è dissolto in 21 sistemi sanitari decentralizzati moltiplicando le diseguaglianze di salute
di Federico Licastro, già professore di Immunologia dell’Università di Bologna
Il sistema sanitario italiano si trova oggi davanti a significative disuguaglianze legate a fattori economici, geografici (divario Nord-Sud) e sociali. Queste diseguaglianze e distorsioni del diritto alla salute sancito in Costituzione causano una crescente rinuncia alle cure, specialmente tra i più fragili, dovuta a liste d’attesa lunghe e carenza di personale, mentre la frammentazione regionale e le difformità nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) peggiorano l’equità e minacciano la missione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Fattori chiave delle disuguaglianze Economici: Milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici (ticket, costi privati), con un impatto maggiore sulle famiglie povere, aumentando la povertà sanitaria. Geografici (Territoriali): Le regioni meridionali soffrono di maggiore carenza di strutture, tempi di attesa più lunghi e mortalità evitabile più alta, portando a una maggiore mobilità sanitaria. Strutturali e Organizzativi: La frammentazione dei dati sanitari, l’autonomia differenziata (che rischia di aggravare le disparità), la carenza di personale (medici, infermieri) e la riduzione dei servizi territoriali mettono sotto pressione il sistema. Sociali: L’invecchiamento della popolazione, i problemi di salute mentale e le difficoltà per gli immigrati rappresentano categorie a rischio, sebbene l’Italia sia meno colpita da discriminazioni dirette verso gli immigrati rispetto ad altri Paesi.
Conseguenze sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) Aumento della spesa privata: Gli italiani spendono sempre di più di tasca propria per curarsi, alimentando il settore privato. Mancanza di prevenzione: Calo degli screening e delle campagne preventive, con rischi per la diagnosi precoce. Inefficienza e sprechi: La scarsa integrazione tra pubblico e privato, la frammentazione dei dati e la gestione inefficiente delle risorse riducono l’efficacia complessiva. Sfiducia e disuguaglianza: Le disparità minano la coesione sociale e la fiducia nell’universalismo del SSN, rendendo la salute un diritto sempre meno garantito per tutti.
Quali strade imboccare? Non è solo un problema di sotto-finanziamento, pur ormai divenuto cronico da almeno quindici anni a questa parte. Infatti, sarebbe necessario finanziare soprattutto le strutture pubbliche e ridurre significativamente il finanziamento alla strutture sanitarie private attraverso il convenzionamento, l’accreditamento etc. Pagare meglio il personale socio sanitario medico e paramedico delle strutture pubbliche e allentare il controllo partitico sui concorsi per le progressioni di carriera. Andrebbero anche rivisti i criteri di assunzione dei direttori generali e dei direttori sanitari alla luce di chiari programmi di intervento regionali sulla salvaguardia della salute delle popolazioni. Rafforzare la prevenzione e il territorio: Investire in assistenza territoriale e domiciliare, coinvolgendo infermieri e medici di base. Migliorare l’integrazione: Creare un’alleanza tra pubblico, terzo settore e imprese (secondo welfare) per rispondere meglio ai bisogni. Superare la frammentazione: Unificare i sistemi informativi sanitari e le politiche regionali per garantire LEA omogenei. Politiche mirate: Adottare misure per ridurre le liste d’attesa, migliorare la gestione delle risorse e supportare le regioni più svantaggiate. Infine, poiché il budget sanitario costituisce oltre il 75% delle risorse regionali al fine di responsabilizzare i partiti al governo si dovrebbero studiare meccanismi che in caso di inadempienze sanitarie (LEA insufficienti < 75%) e di salute regionale (indici di inquinamento alti e verde pubblico insufficiente, aumento povertà relativa e assoluta) o di consistenti diseguaglianze territoriali in cura, assistenza e prevenzione, inducano le dimissioni del presidente regionale e della giunta e l’avvio di nuove consultazioni elettorali.
Di seguito si allega la traduzione di un articolo apparso sulla rivista The lancet nel 2025 che analizza lo stato del servizio sanitario italiano.
Lancet Public Health 2025 Apr;10(4):e309-e320.
Stato di salute e disuguaglianze tra le regioni italiane dal 2000 al 2021: un’analisi sistematica basata sul Global Burden of Disease Study 2021 Mohsen Naghavi; GBD 2021 Italy Subnational Burden of Disease Collaborators
Contesto: Negli ultimi due decenni, il Servizio Sanitario Nazionale italiano è stato gradualmente decentralizzato, con le 21 regioni italiane ora responsabili della gestione dei propri servizi sanitari. Questo cambiamento, unito alle misure di austerità e al costante invecchiamento della popolazione, ha avuto un impatto negativo sulla copertura sanitaria universale e sull’equità, esacerbando le disuguaglianze e le disparità regionali. Questo studio si proponeva di analizzare le tendenze temporali e le differenze subnazionali nel carico di malattia dal 2000 al 2019 e dal 2019 al 2021 per cogliere gli effetti della pandemia di COVID-19.
Metodi: Questo studio utilizza stime per l’Italia tratte dal Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study 2021. Analizziamo le tendenze e le differenze geografiche nel carico di malattia dal 2000 al 2021. Le metriche includono l’aspettativa di vita, l’aspettativa di vita corretta per lo stato di salute (HALE), gli anni vissuti con disabilità (YLD), gli anni di vita persi (YLL) e gli anni di vita corretti per la disabilità (DALY) osservati a livello nazionale, macroregionale e subnazionale. Vengono riportate le variazioni percentuali dei tassi, sia con tassi standardizzati per tutte le età che per età, e intervalli di incertezza del 95% (95% UI).
Risultati: L’aspettativa di vita alla nascita in Italia è aumentata da 79,6 anni nel 2000 a 83,4 anni nel 2019, è scesa a 82,2 anni nel 2020 a causa del COVID-19 ed è leggermente aumentata a 82,7 anni nel 2021. L’HALE era di 70,9 anni (95% UI 67,4-73,8) nel 2021. Sono state osservate sostanziali disparità regionali: in generale, nonostante i tassi YLD più elevati, le regioni settentrionali hanno avuto migliori risultati di salute, con aspettativa di vita e HALE più elevati e tassi YLL più bassi rispetto alle regioni meridionali. Nel complesso, le principali cause di YLD sono state il mal di schiena (1556,5 [1098,5-2080,2]), le cadute (926,2 [638,8-1253,8]) e i disturbi cefalalgici (858,0 [173,7-1808,2]). Sia i disturbi d’ansia che quelli depressivi hanno registrato aumenti sostanziali nel periodo dal 2019 al 2021 (rispettivamente del 19,8% e del 17,3%). I tassi di YLD per la malattia di Alzheimer e il diabete sono aumentati significativamente dal 2000 al 2019 e dal 2019 al 2021 (rispettivamente del 70,6% e del 3,0% per la malattia di Alzheimer e del 46,8% e del 7,9% per ciascun punto temporale). I tassi di YLL sono diminuiti per la cardiopatia ischemica dal 2000 (-29,9% nel 2019), ma sono aumentati per la malattia di Alzheimer e altre demenze (54,5%). I tassi di DALY sono diminuiti complessivamente dal 2000 al 2019, ma sono nuovamente aumentati nel 2021 a causa della pandemia di COVID-19. Interpretazione: Lo studio evidenzia notevoli disparità regionali nei risultati sanitari in Italia, dovute a fattori demografici, alla qualità eterogenea dei servizi sanitari e alle disuguaglianze economiche. Per affrontare il crescente peso del morbo di Alzheimer, del diabete e dei disturbi mentali, nonché le disparità regionali, è necessario rafforzare le misure preventive, garantire un accesso equo ai servizi sanitari e adottare politiche socioeconomiche, sia a livello nazionale che regionale.
Finanziamento: Fondazione Bill & Melinda Gates.