di Giancarla Codrignani, politologa e giornalista, già docente e parlamentare
| Preghiera per la pace, dal SUDAN. Io della pace nuova il quadro dipingero’, dove il ruscello mormora al ruscello, dove le lacrime si uniscono alle lacrime, il dolore si fa compagno del dolore e l’uomo incontra l’uomo in un sublime abbraccio. Muhyi al-Dine Farese Il mondo non si salva affilando le spade (Leone XIV). E nemmeno perdendo non solo la capacità di indignarsi, ma la percezione emotiva del mondo che cambia (e che costruiremo noi anche per altri). Perdiamo i poeti. ****** Venezuela: 660mila barili di petrolio al giorno che riforniscono per il 25% Usa, 41% Cina, 9% l’India e la Spagna. Ha detto Trump: un assalto spettacolare, mai visto dalla seconda guerra mondiale ….. L’enorme infrastruttura petrolifera americana ci è stata derubata come fossimo bambini. Indimenticabile aver visto Maduro con gli occhi bendati, le manette portato sull’aereo americano. Un leader autoritario che nel 2024 non aveva accettato la vittoria di Gonzales Urrutia che aveva avuto due terzi dei voti. D’altra parte il Nobel a Maria Corina Machado fa pensar male dell’Accademia svedese: alla Fox News ha dichiarato: il mio Nobel lo vorrei dare a Trump”. No comment. Delcy Rodriguez ha giurato da presidente “Faccia le cose giuste. Ma se sbaglia la pagherà molto cara”. Trump si rifà all’Us enforcement che dà valore erga omnes a leggi come il Patriot Act, indipendente – a suo dire – dal dritto internazionale. La nostra Eni ha un credito dalla produzione di carburi di 2 mld, svalutati in 800mln, recuperabili e ritorno alle condizioni precedenti? ****** Trump ha deciso: gli Stati Uniti escono dal trattato mondiale sul clima. Sono più di 120 gli accordi internazionali che l’America abbandona. ****** L’informazione della Città del Vaticano (08.01.2026) deplora anche l’attacco alla nave Marinera in alto mare che ha rotto un tabù della prassi marittima internazionale, spingendosi in quella zona grigia in cui il diritto si assottiglia e il rischio di escalation aumenta. Un gesto che va oltre la singola nave e parla di deterrenza e rapporti di forza tra grandi potenze. Scrive Roberta Barbi: “Dai 30 ai 50 milioni di barili di petrolio venezuelano saranno consegnati agli Stati Uniti, e poi da questi venduti a prezzo di mercato, i cui proventi saranno controllati proprio da Washington: lo ha annunciato ieri il presidente Trump, secondo il quale si tratta di greggio soggetto a sanzioni. Dopo l’annuncio, il prezzo del petrolio statunitense è sceso di circa un dollaro al barile, attestandosi intorno ai 65 dollari. Abbordare una nave è complesso anche in contesti controllati. Farlo in mezzo all’oceano lo è ancora di più. Per questo il caso è straordinario sotto più profili: non solo non si trattava di acque territoriali o di una zona economica esclusiva statunitense, ma di acque internazionali, dove l’operazione comporta rischi elevati. Mosca aveva sostanzialmente affermato che la nave fosse collegata alla Russia, presumibilmente per dissuadere gli Stati Uniti dall’abbordaggio. Washington, però, è intervenuta comunque. Il fatto che la Russia abbia scelto di non reagire ha evitato uno scontro diretto, ma il rischio che la situazione degenerasse era reale”. ****** Groenlandia. Mette Frederiksen premier della Danimarca: “se attaccano un altro paese Nato, è la fine di tutto”. Non ha ottenuto grande solidarietà europea, ma dichiarazioni ipocrite: la Lettonia dice “i legittimi bisogni di sicurezza degli Usa possono essere affrontati in un dialogo diretto con la Danimarca”. Terribile. ****** La Corea. A poche ore dal blitz statunitense in Venezuela, test nordcoreano di missili ipersonici. Un messaggio politico di Kim Jong Un agli Stati Uniti, volto a ribadire la centralità della deterrenza nucleare come strumento di sopravvivenza del regime in un contesto internazionale. Il presidente della Corea del Sud ha chiesto a Xi una mediazione con la Corea del Nord sul nucleare. Saggio, ma interpretabile come scelta comunista. ****** Yemen: è al centro di una contesa regionale e gli Emirati sono accusati dall’Arabia Saudita di sostenere i movimenti separatisti nello Yemen meridionale, gli Houthi che hanno conquistato vaste aree e la capitale Sana’a. Gli Emirati Arabi Uniti hanno ritirato tutte le truppe dallo Yemen, un appello alla de-escalation, dopo che i separatisti sono stati colpiti in raid aerei dalle forze governative. ****** Israele. Ha vietato a 37 Ong di portare aiuto ai gazawi: Medici senza frontiere, Oxfam, Unrwa, Caritas Jerusalem sono evidentemente supporters di Hamas. ****** Onu: cerca un nuovo segretario: si vocifera la ricerca di una donna. La Bachelet o una conservatrice? Ma davvero gli uomini scaricano le istituzioni e si contentano della guerra, anche nel mercato. ****** Italia/Governo. La “nazione” ha votato un bilancio con la “fiducia”, pieno di mancette, favori, abusi portando il costume italico alla corruzione. Si spiega che Meloni abbia voluto ridurre la capacità di controllo della Corte dei Conti. Il costume italico sopravvive dal tempo dei romani: si dispera di correggerlo con la democrazia. ****** Italia/Sicurezza: Annalisa Cuzzocrea attacca il governo: “il decreto sicurezza approvato aprile 2025, è servito a criminalizzare il dissenso, ha inventato 14 nuovi reati, non ha fatto nulla per rassicurare gli italiani…..ha riempito le carceri dei minorenni, una capienza mai raggiunta (dati Min.Giustizia) che confermano che la recidiva cresce se scontano in carcere, cala se misure alternative e la messa in prova. Nulla per i senza dimora e il disagio sociale e psichico (670 mln. in Albania). Il decreto Cutro per immigrati li lascia sulla strada ed esclude i richiedenti asili dai benefici ordinari. Daspo e zone rosse servono a far tornare i problemi un forma di violenza. il 26,7% minori è a rischio povertà. Mancano 20mila poliziotti e carabinieri. ****** Italia/Trapani: la scelta di ospitare a Trapani-Birgi il primo centro internazionale di addestramento per piloti F-35 fuori dagli Stati Uniti è un’operazione che rafforza il ruolo dell’Italia nella Nato. Il polo – Lockheed Martin e Leonardo – unisce valore industriale e strategico: riduce i costi di formazione per le aeronautiche europee, consolida una filiera già presente sul territorio e accresce l’autonomia europea in un settore chiave. Un asset che guarda anche al futuro della sesta generazione. ****** Italia/Meloni: ha apprezzato il riferimento alla storia italiana dal 2 giugno 1946 a oggi: È “orgogliosa” di questa storia. Che è tutta – nota Rino Formica – antifascista. I presidenti nel discorso di fine anno si sono sempre rivolti agli “Italiani”, ma Mattarella: care cittadini, care cittadini (anche gli stranieri integrati). ****** Italia/Meloni: sul Donbass se la cava, decida il popolo. In Italia usa dispoticamente della maggioranza. ****** Acca Larentia: è il solito anniversario di saluti romani e grida di “presente”. Fa niente che sia in crescita soprattutto di giovani? ****** Il sindaco di New York Mamdani ha giurato sul Corano, con a fianco una procuratrice: per l’America democratica non dava preoccupazione. Trump viola anche sul suolo americano la legalità, le forze di Ice contro gli immigrati sono stati nominati per reprimere e uccidere la democrazia. A Minneapolis per fortuna grandi proteste. ****** Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha acquistato più di 1.000 alloggi da distribuire come case popolari, il maggior investimento degli ultimi decenni nel settore “casa”, oggi drammatico per i disagiati. Anche perché le città si debbono rassegnare: il Pnrr è esaurito. ****** Ecologia: l’Europa baltica si sente rassicurata dall’acquisto di armi. Non vede i ghiacciai che si sciolgono? ****** Giovani; in diversi paesi di Asia e Africa si ribellano e fanno cadere i governi. Ma senza leader e senza progetto non vanno da nessuna parte. ****** Vignetta: Babbo Natale e la Befana davanti a un tavolino fanno i conti: “Dunque, stavo calcolando che lavorando un giorno l’anno andremo in pensione a 11.746 anni” ****** Vignetta bis: Marco Biani è amarissimo: Giuseppe e Maria con il bimbo in braccio in una capanna invisibile. Trump giganteggia: Fuori! La vostra capanna ci serva assolutamente. ****** Approfondimento La dottrina Monroe (1823) e il corollario di Thedore Roosvelt (1904) sono stati giustamente identificati dagli esperti di cose statunitensi come la matrice dell’intervento militare di Donald Trump in Venezuela (Urbinati). Solo che il diritto di intervento militare nei paesi latino-americani era limitato da ragioni di polizia internazionale quando si riscontravano violazioni croniche della legge o un’impotenza che porta a un generale allentamento dei legami della società civilizzata. Limitazioni razziste e dominio coloniale. Che Trump distorce “civilizzare” diventa diritto di bombardare per “esportare la democrazia”. UN SECOLO DI INGERENZE di Roberto Paglialonga (Osservatore Romano del 5 gennaio 2026) “L’ingerenza non comincia solo con il Venezuela di Nicolás Maduro. Molte sono state nel corso del Novecento le operazioni militari dirette o “coperte”, attraverso gli apparati d’intelligence. Appare significativo, tuttavia, che l’ultima volta in cui le truppe di Washington sono intervenute per deporre un dittatore, tra l’altro sempre con l’accusa di traffico di droga e violazione dei diritti umani — si trattava allora del generale Manuel Noriega a Panama — sia stato nel dicembre 1989, a Muro di Berlino caduto e mentre le braci la Guerra fredda andavano via via spegnendosi. La “guerra delle banane”. Alle basi di questi interventi la “dottrina Monroe”. Teorizzata dal quinto presidente degli Usa, James Monroe, nel 1823, essa prevedeva il rifiuto di qualsiasi ingerenza negli affari politici delle Americhe da parte delle potenze straniere; nel 1904, con Theodore Roosevelt, l’ampliamento con un corollario, che proprio da lui prese il nome, in base al quale Washington rivendicava il diritto di intervento nei Paesi del Sud America per tutelare i propri interessi e mantenervi stabilità e ordine, facendo di fatto di quella regione il proprio “cortile di casa”. Così nei primi anni del XX secolo, varie furono le incursioni delle truppe Usa in Honduras, dove la United Fruit Company e la Standard Fruit Company dominavano nell’export di banane, per sostenere gli interessi statuniten- si. Nel 1912, invece, l’occupazione del Nicaragua, con la creazione di una sorta di protettorato gestito da Washington. Obiettivo: impedire la costruzione di un canale in grado di mettere in difficoltà la Zona del Canale di Panamá, controllata dagli Usa. Il golpe in Guatemala. Dopo il periodo di “tregua” dovuto alla “politica del buon vicinato” con l’America Latina, promossa da Franklin Delano Roosevelt a partire dal 1933, con l’inizio della Guerra fredda si arrivò al rovesciamento, nel 1954, del presidente democraticamente eletto, Jacobo Árbenz Guzmán, in Guatemala. Deposto con l’impiego di mercenari e guerriglieri sostenuti dalla Cia in un’operazione ribattezzata “PBSuccess”, a seguito dell’approvazione di una riforma agraria che colpiva gli interessi della United Fruit Company (oggi Chiquita Brands), questi venne sostituito con una giunta militare guidata da Carlos Castillo Armas. Ne seguirono 30 anni di sanguinosa guerra civile. Il ruolo degli 007 Usa nel putsch è stato poi riconosciuto nel 2003, in nome della lotta al comunismo (allora il Guatemala comprava armi dalla Cecoslovacchia). La “Baia dei porci”. Nel 1961 il tristemente celebre, e altrettanto fallimentare, “sbarco alla Baia dei porci”, avallato da John F. Kennedy. Militari ed esuli anticastristi addestrati dalla Cia tentarono di rovesciare il regime di Fídel Castro, sbarcando sull’isola di Cuba, ma vennero sconfitti dall’esercito de L’Avana, sostenuto dalle nazioni del blocco sovietico. L’evento fu il preludio della cosiddetta “crisi dei missili” dell’ottobre successivo. Sempre all’inizio degli anni sessanta, la destabilizzazione del Brasile che portò alla caduta di João Goulart (1964), e — a seguito dell’epurazione dopo soli sette mesi del presidente eletto, Juan Bosch — l’invasione della Repubblica Domini- cana con l’operazione “Power Back”, per impedire, nell’ottica Usa, che l’isola diventasse una “seconda Cuba” (1965). Il Cile di Allende. Se gli anni settanta e ottanta sono legati alla cosiddetta ope- razione “Condor” — un coordinamento tra dittature militari in Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, Uruguay, sostenuto dai servizi Usa, che mirava a eliminare dissidenti, op-semplici simpatizzanti delle ideologie di sinistra — uno dei casi più eclatanti di regime change si verificò nel 1973 in Cile. Il presidente socialista, Salvador Allende, democraticamente eletto, fu rovesciato da un colpo di Stato promosso dalla Cia, e dunque ucciso (in realtà si suicidò). Al suo posto la giunta militare di Augusto Pinochet, protagonista di un regime sanguinario. Secondo un rapporto della Commissione nazionale per la verità e la riconciliazione, nei 17 anni di potere, si contarono ufficialmente più di 3.500 morti (tra assassinati o giustiziati, e sparizioni forzate, i cosiddetti desaparecidos (come poi in Argentina)), nonché più di 30.000 vittime di tortura e prigionieri politici. A queste si aggiunsero centinaia di migliaia di internati, esiliati o arresti arbitrari. Cifre che taluni ritengono in generale ben più alte. I Contras ed El Salvador. Preoccupati per l’allineamento del Nicaragua con Cuba e l’Urss, tra il 1982 e il 1989 gli Usa sostennero segreta- mente i “Contras”, controrivoluzionari nicaraguensi, in parte finanziati dalla vendita illegale di armi all’Iran, con l’obiettivo di destabilizzare il governo sandinista di ispirazione marxista. A El Salvador vennero invece inviati consiglieri militari per contribuire al soffocamento delle ribellioni del “Fronte Farabundo Martí per la liberazione nazionale”, di (estrema)sinistra. Ne nacque una guerra civile dal 1980 al 1992 che causò la morte di oltre 70.000 persone. L’invasione di Grenada. Nel 1983 marines e ranger Usa intervennero sul’isola di Grenada dopo l’assassinio del primo ministro, Maurice Bishop, da parte di una giunta di estrema sinistra, nell’operazione “Urgent Fury”. La motivazione ufficiale era proteggere un migliaio di cittadini Usa, in realtà lo scopo era combattere il regime militare filosovietico di Hudson Austin. Nel 1989, quindi, prima del Venezuela, il già menzionato blitz a Panama, sotto l’egida di George Bush sr., con l’operazione “Just Cause”. La motivazione ufficiale era proteggere un migliaio di cittadini Usa, in realtà lo scopo era combattere il regime militare filosovietico di Hudson Austin”. |
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