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L’immenso valore della cultura

  • di

di Giancarla Codrignani, politologa e giornalista, già docente e parlamentare

Ricominciamo con Mattarella: fa sempre bene alla salute morale: In un periodo di guerre, volontà di dominio sugli altri, strategie predatorie, il solo valore è l’immenso valore della cultura. Per la cerimonia all’Aquila, capitale della cultura, città di Celestino V e della “perdonanza”, che scardinando ogni privilegio di ricchezza o di classe divenne un gesto rivoluzionario. Terra anche di Ignazio Silone, citato con le sue parole: la libertà è la possibilità di dubitare, di sbagliare, di cercare, di esperimentare, di dire no a qualsiasi autorità. Poi, ricevendo al Quirinale 354 tirocinanti magistrati, che il Presedente chiama Agenti della Costituzione, dice parole destinate a tutti, anche al governo del referendum: Le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili. Le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne dovute a condizionamenti, pregiudizi, influenze o per il timore di. ritorsioni o critiche: per rendere effettiva tale indipendenza la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura.  Hanno superato un concorso impegnativo per essere attori nella difesa della legalità e della giustizia, presidio dei diritti di ogni persona…. Anche investendo la Corte hanno spesso promosso l’attuazione di valori costituzionali con il riconoscimento per rispondere alle domande di giustizia dei cittadini, talvolta stimolando l’attività del legislatore a fronte di istanze nuove. Ultimo, ieri: Non si cancellano le regole condivise altrimenti il mondo torna alla barbarie. ****** Marco da Milano ha preso a pretesto l’addio affollato in Campidoglio a Valeria Fedeli per ricordare quando cinquant’anni fa fu protagonista di uno scontro con la Cgil per uno sciopero di sindacaliste vietate dal prefetto e respinto dai compagni. Erano i tempi in cui la politica animava la società e, anche quando praticava il senso unico, viveva di passione. Ma parla ad una sinistra che è davanti a un governo meloniano che minaccia di farsi partito-Stato: la Schlein o qualcun altro prende la bandiera delle opportunità che ci stanno davanti (la libertà di stampa, l’Europa come necessità, le donne che sono il 50% dell’elettorato, delle regole per l’immigrazione, la cura dell’ambiente, l’intelligenza artificiale) e soprattutto la cultura: non avremo mica paura di parlare di Kant che sta dietro la Costituzione? ****** Più produzione meno regole? Il welfare interessa ancora? In quali limiti di bilancio può/deve stare? ****** Iran: nemmeno questa è la volta buona. siamo alle scommesse. Si sono fidati di Trump, ma In realtà con “donna, vita, libertà” non si va lontano, se non si hanno leader (e il figlio di Reza Pahlavi non lo può essere anche appoggiato dalle destre occidentali. e non so quali altri opportunisti si adeguerebbero. Farebbe bene fare tutti una riflessione sull’assenza dei partiti di cui ancora parlano tutte le costituzioni come luoghi della partecipazione democratica, se – finiti i partiti ideologici – i vari “movimenti” sono sostituti validi: si sono tutti divisi – a destra o a sinistra senza distinzione: populismo che si divide anche sulle manifestazioni pro-Iran. ****** Gaza. Trump vuole due entità per risolvere il problema: un comitato esecutivo (con rappresentanti di un’onu trumpiana e senza Israele (solo un uomo d’affari che non basta a Netaniahu) e un Consiglio per la Pace  che dovrà portare pace in tutti i paesi “dove la diplomazia e i mezzi tradizionali hanno fallito” con Netahiahu, Milei, Al-sisi il Canada e anche l’Italia. A capo Trump inamovibile, tranne dimissioni o malattia. Ogni firmatario paghi un milione di dollari. ****** Israele: Bulldozer israeliani hanno demolito a Gerusalemme Est gli edifici dell’Unrwa, l’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, sotto lo sguardo di un membro del governo. A denunciarlo su X è il commissario generale Philippe Lazzarini, che sottolinea l’attacco senza precedenti contro un’agenzia Onu e la previsione dell’interruzione di acqua ed elettricità alle strutture Unrwa sanitarie e scolastiche. ******* Groenlandia: dopo le trattative di Londra sull’invio di una forza militare, Francia, Germania e Svezia inviano soldati sull’isola. La Danimarca si blinda. Trump invia una lettera al presidente della Norvegia. Leggere l’originale: Considering your Country decided not to give me the Nobel Prize for having stopped a wars PLUS.%, I no longer feel an obligation to think purely of Peace.  Non lo dice nessuno, ma la traduzione fa pensare che Trump stia parlando con la Svezia: la Norvegia non ha nulla a che vedere con il Nobel. ****** Mark Rutte, segretario della Nato: per evitare rotture con gli Usa, l’Europa deve riconoscere la propria dipendenza da Trump, il nostro Daddy. L’uomo dalla schiena curva… intanto Trump – titola l’Unità – “abolisce l’Onu e fa arrestare un bambino di 5 anni” ****** Leone XIV ha nominato legato pontificio in Danimarca il card. Parolin, segretario di Stato. Invitato a far parte del “Consiglio per la pace” ha risposto: Grazie, no. Non ce lo possiamo permettere. GRANDE ****** Mercosur: il 17 gennaio la firma in Paraguay. L’intesa giunge quando si assiste a un ritorno massiccio del protezionismo? Dopo oltre 25 anni si concretizza l’accordo tra prospettive e proteste: in Italia agricoltori contro addetti all’Industria favorevoli. Dopo decenni, finalmente un accordo contro il protezionismo, il brutto costume da superare? Non ancora: chiesta – e ottenuta – una sospensiva. ****** Ambiente: secondo Copernicus il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato. Dove adesso è estate è pieno di incendi boschivi, mentre dal Madioriente al Corno d’Africa e al Mozambico tutte alluvioni, raccolti sprecati, case crollate, gente in miseria. In Guinea Bissau allarme degli abitanti dell’arcipelago delle Bijagós: i loro villaggi sono minacciati dall’innalzamento del livello del mare e dai cambiamenti climatici. Ma anche Sicilia e Sardegna dopo il passaggio di Henry…. ****** Europa: meno male che Ursula ha finalmente preso le distanze dal presidente Trump. Notevole il commento di Draghi. Di cui si è celebrata la consegna del Premio Carlo Magno con l’appello dei giurati alla Commissione e ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione ad attuare subito il ben noto Rapporto Draghi. “La situazione, dicono, è drammatica: l’Europa rischia di diventare un giocattolo nelle mani di altre potenze” ****** Italia/ Sicurezza: un nuovo decreto con un’ulteriore stretta repressiva del diritto al dissenso e alle libertà di manifestare. Pugno di ferro contro manifestanti e minori (punibili anche i dodicenni?) e più potere alle forze dell’ordine. ****** Italia/Governatore di Bankitalia. Fabio Panetta all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Messina manda un messaggio al governo: “All’Italia servono più laureati che devono essere anche più pagati”. Investire di più sul “capitale umano” per colmare divari, ma in primo luogo, per la crescita del paese, una politica fiscale conveniente tra capitale e lavoro. ****** Italia/Corruzione: scandalo sull’Authority della Privacy, indagati il presidente e l’intero collegio dei “garanti”. Come può il cittadino rispettare le istituzioni? Il sospetto di cose gravi, l’annullamento della multa a Meta e la mancata sanzione a Ita Airways. Ma anche idiozia come pagare il parrucchiere: possibile essere così corrotti, forse involontariamente? ****** Italia/Destra. Non siamo stupidi, ma non prestiamo una giusta attenzione politica alla diffusione del para-fascismo nelle scuole: lo slogan la scuola è nostra di Azione Studentesca compariva ad Atreiu dove era programma di governo. ****** Ucraina: dice Trump che è colpa di Zelenski se non si arriva alla pace. ****** Venezuela: senza dimenticare lo sfregio al diritto internazionale nei confronti di un paese autonomo, Trump ha ridotto le imposte su carburanti e derivati. L’esonero dall’iva, dai dazi all’importazione e dalla tassa doganale, servono a favorire le compagnie americane del petrolio. Sempre l’oil e il dollaro.  ****** Kuwait. Visita ufficiale del card. Parolin, segretario di Stato: una lezione di diplomazia. Messa nella concattedrale della Sacra Famiglia, per il 65.mo della sua consacrazione, portando il saluto e la “vicinanza spirituale” di Papa Leone XIV. La cattedrale definita luogo di “incontro per il dialogo ecumenico e interreligioso, un porto sicuro e uno spazio di pace e di armonia”. Nell’omelia, sottolineato il territorio diviso tra deserto e mare che ha saputo accogliere persone di culture diverse in cerca di un futuro migliore. Incontrando i rappresentanti del clero locale, li invita a essere “sacerdoti dell’amore, non della perfezione”. In un comunicato congiunto, la Santa Sede e lo Stato della penisola arabica sottolineano l’importanza dei valori di rispetto reciproco e convivenza pacifica tra le religioni. Il deserto come luogo di silenzio e ascolto. ****** Cina. Irritata per l’accordo sui dazi Usa/Taiwan: “un saccheggio”. E risponde con l’accordo con il Canad per 50mila auto elettriche a tariffe ridotte. ****** Giappone: sciolto il parlamento e indette elezioni anticipate per l’8 febbraio. L’obiettivo è di trasformare il suo esecutivo — il primo guidato da una donna nella storia del Paese — in un mandato popolare su tre pilastri: il taglio temporaneo dell’Iva, il rilancio della spesa pubblica, e l’accelerazione del riarmo nazionale. ****** Siria/Curdi: ripresi gli scontri tra esercito di Damasco e milizie curde nella città di Raqqa appena un giorno dopo l’annuncio del cessate-il-fuoco. ****** Uganda: per la settima volta eletto Museveni ****** Elezioni in Myanmar: al partito dei filo-militari il seggio di Aung San Suu Kyi ****** Minneapolis: agente dell’ICE (corpi speciali anti-immigrati agli ordini del presidente) spara e uccide una cittadina americana. Il Presidente mente nel minimizzare l’accaduto: era terrorista. Nuovi scontri: troupe della Cnn colpita da proiettili al peperoncino. Altre scene da guerra civile (per ora un film). ****** Sulla rivoluzione IA Ora l’ostacolo principale è rappresentato dall’uomo dice Fabio Lazzerini, ceo di Comtel. ****** Repubblica, il quotidiano ha compiuto cinquant’anni: auguriamo buona vita con il nuovo padrone. Leone XIV invia un messaggio al quotidiano radicato nella città di Roma, Diocesi del Papa, ed esorta a continuare a leggere la realtà con libertà, accogliendo opinioni diverse: “Vi auguro di costruire sempre una comunicazione libera e dialogante, animata dalla ricerca della verità e senza pregiudizi”. ****** A Roncaglia quest’anno si è rinnovato il presepio tecnologico: davanti ai pastori Giuseppe si china a baciare Maria. ****** Donne, ultimo posto, al solito. Era andato bene il riconoscimento unanime della Camera dei Deputati sulla legge che introduceva nel reato di stupro il consenso della donna vittima. Il Senato cancella la parola consenso e passa a raccontare della volontà contraria all’atto sessuale. Da non credere… ****** Vignetta uno. Dal New Yorker, il nonno si rivolge al nipote con cappellino trumpiano “ai miei tempi dovevamo usare la Cia per finanziare segretamente i golpe militari se volevamo rubare le risorse di un paese”. ****** Vignetta due. Di Maicol e Mirco. La colomba: Non costringetemi a usare la mia debolezza! ****** Non è Vignetta tre, ma un ALLARME dell’ultimo momento: La remigrazione alla Camera con “Casa Poundo grazie alla Lega. E domani a Piacenza neonazisti in corteo. ****** Approfondimenti brevi, newsletter troppo lunga. UNO. La dottrina Monroe (1823) e il corollario di Thedore Roosvelt (1904) sono stati giustamente identificati dagli esperti di cose statunitensi come la matrice dell’intervento militare di Donald Trump in Venezuela (Urbinati). Solo che il diritto di intervento militare nei paesi latino-americani era limitato da ragioni di polizia internazionale quando si riscontravano violazioni croniche della legge o un’impotenza che porta a un generale allentamento dei legami della società civilizzata. Limitazioni razziste e dominio coloniale. Che Trump distorce “civilizzare” diventa diritto di bombardare per “esportare la democrazia”. DUE. Un secolo di ingerenze americane (da R. Paglialonga, Osservatore Romano 05.01.’26) “L’ingerenza non comincia solo con il Venezuela di Nicolás Maduro. Molte sono state nel corso del Novecento le operazioni militari dirette o “coperte”, attraverso gli apparati d’intelligence. Appare significativo, tuttavia, che l’ultima volta in cui  le truppe  di Washington sono  intervenute per deporre un dittatore, tra l’altro sempre con l’accusa di traffico di droga e violazione dei diritti umani — si trattava allora del generale Manuel Noriega a Panama — sia stato nel dicembre 1989, a Muro di Berlino caduto e mentre le braci la Guerra fredda andavano via via spegnendosi. La “guerra delle banane”. Alle basi di questi interventi la “dottrina Monroe”. Teorizzata dal quinto presidente degli Usa, James Monroe, nel 1823, prevedeva il rifiuto di qualsiasi ingerenza negli affari politici delle Americhe da parte delle potenze straniere; nel 1904, con Theodore Roosevelt, l’ampliamento con un corollario, che proprio da lui prese il nome, in base al quale Washington rivendicava il diritto di intervento nei Paesi del Sud America per tutelare i propri interessi e mantenervi stabilità e ordine, facendo di fatto di quella regione il proprio “cortile di casa”. Così nei primi anni del XX secolo, varie furono le incursioni delle truppe Usa in Honduras, dove la United Fruit Company e la Standard Fruit Company dominavano nell’export di banane, per sostenere gli interessi statunitensi. Nel 1912, invece, l’occupazione del Nicaragua, con la creazione di una sorta di protettorato gestito da Washington. Obiettivo: impedire la costruzione di un canale in grado di mettere in difficoltà la Zona del Canale di Panamá, controllata dagli Usa. Il golpe in Guatemala. Dopo il periodo di “tregua” dovuto alla “politica del buon vicinato” con l’America Latina, promossa da Franklin Delano Roosevelt a partire dal 1933, con l’inizio della Guerra fredda si arrivò al rovesciamento, nel 1954, del presidente democraticamente eletto, Jacobo Árbenz Guzmán, in Guatemala. Deposto con l’impiego di mercenari e guerriglieri sostenuti dalla Cia in un’operazione ribattezzata “PBSuccess”, a seguito dell’approvazione di una riforma agraria che colpiva gli interessi della United Fruit Company (oggi Chiquita Brands), questi venne sostituito con una giunta militare guidata da Carlos Castillo Armas. Ne seguirono 30 anni di sanguinosa guerra civile. Il ruolo degli 007 Usa nel putsch è stato poi riconosciuto nel 2003, in nome della lotta al comunismo (allora il Guatemala comprava armi dalla Cecoslovacchia). La “Baia dei porci”. Nel 1961 il tristemente celebre, e altrettanto fallimentare, “sbarco alla Baia dei porci”, avallato da John F. Kennedy. Militari ed esuli anticastristi addestrati dalla Cia tentarono di rovesciare il regime di Fídel Castro, sbarcando sull’isola di Cuba, ma vennero sconfitti dall’esercito dell’Avana, sostenuto dalle nazioni del blocco sovietico. L’evento fu il preludio della cosiddetta “crisi dei missili” dell’ottobre successivo. Sempre all’inizio degli anni sessanta, la destabilizzazione del Brasile che portò alla caduta di João Goulart (1964), e — a seguito dell’epurazione dopo soli sette mesi del presidente eletto, Juan Bosch — l’invasione della Repubblica Dominicana con l’operazione “Power Back”, per impedire, nell’ottica Usa, che l’isola diventasse una “seconda Cuba” (1965). Il Cile di Allende. Se gli anni settanta e ottanta sono legati alla cosiddetta operazione “Condor” — un coordinamento tra dittature militari in Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, Uruguay, sostenuto dai servizi Usa, che mirava a eliminare dissidenti e semplici simpatizzanti delle ideologie di sinistra — uno dei casi più eclatanti di regime change si verificò nel 1973 in Cile. Il presidente socialista, Salvador Allende, democraticamente eletto, fu rovesciato da un colpo di Stato promosso dalla Cia, e dunque ucciso (in realtà si suicidò). Al suo posto la giunta militare di Augusto Pinochet, protagonista di un regime sanguinario. Secondo un rapporto della Commissione nazionale per la verità e la riconciliazione, nei 17 anni di potere, si contarono ufficialmente più di 3.500 morti (tra assassinati o giustiziati, e sparizioni forzate, i cosiddetti desaparecidos (come poi in Argentina)), nonché più di 30.000 vittime di tortura e prigionieri politici. A queste si aggiunsero centinaia di migliaia di internati, esiliati o arresti arbitrari. Cifre che taluni ritengono in generale ben più alte. I Contras ed El Salvador. Preoccupati per l’allineamento del Nicaragua con Cuba e l’Urss, tra il 1982 e il 1989 gli Usa sostennero segretamente i “Contras”, controrivoluzionari nicaraguensi, in parte finanziati dalla vendita illegale di armi all’Iran, con l’obiettivo di destabilizzare il governo sandinista di ispirazione marxista. A El Salvador vennero invece inviati consiglieri militari per contribuire al soffocamento delle ribellioni del “Fronte Farabundo Martí per la liberazione nazionale”, di (estrema)sinistra. Ne nacque una guerra civile dal 1980 al 1992 che causò la morte di oltre 70.000 persone. L’invasione di Grenada. Nel 1983 marines e ranger Usa intervennero sul’isola di Grenada dopo l’assassinio del primo ministro, Maurice Bishop, da parte di una giunta di estrema sinistra, nell’operazione “Urgent Fury”. La motivazione ufficiale era proteggere un migliaio di cittadini Usa, in realtà lo scopo era combattere il regime militare filosovietico di Hudson Austin. Nel 1989, quindi, prima del Venezuela, il già menzionato blitz a Panama, sotto l’egida di George Bush sr., con l’operazione “Just Cause”. La motivazione ufficiale era proteggere un migliaio di cittadini Usa, in realtà lo scopo era combattere il regime militare filosovietico di Hudson Austin.
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