Carceri italiane: la salute vale poco
di Marcello Pesarini

Salute: un ambiente malsano non potrà mai sanare persone e società
Leggendo sulla rassegna stampa di «Ristretti Orizzonti» gli articoli del Corriere della Sera pubblicati il 15 e 16 gennaio, si percepisce una disamina sulla società dentro e fuori dalle carceri che non promette niente di buono, e viene inglobato perfettamente nella società in cui viviamo.
Al momento non ho ancora chiamato in causa l’attuale governo o quelli precedenti che si presentavano come un po’ più spostati a sinistra, ma sempre preoccupati della sicurezza ma mai di capire cosa essa significhi.
Per chi sta fuori dal “mondo a quadretti” sicurezza dovrebbe significare, al di là dell’emergenza climatica e delle crescenti guerre per l’energia mascherate da riappropriazione di terre perdute o per esportare la democrazia, accesso al lavoro, all’abitazione, alla scuola, alla sanità, non mercimonio di diritti avuti come concessioni.
Invece, grazie ai riflettori costantemente puntati sul libero passeggio nel centro delle città, si parla di “maranza”, di giovani che prendono le manifestazioni come pretesto per devastazioni e furti, e sindaci di città che si definiscono “sicure” programmano l’intervento dell’esercito.
Se fossero insicure chiamerebbero l’ICE?
Per le letture sopra riportate i governi nazionali e locali decidono perciò di investire in deterrenti, e non in istruzione, aggregazione, men che meno educazione al sentimento.
Nel mondo alla rovescia a tutti questi investimenti provvedono le parrocchie, probabilmente anche all’educazione sentimentale. Non sarà un caso se i luoghi dove possono dormire i parenti dei detenuti sono avviati dalle parrocchie, la conoscenza, perché l’integrazione etnica è un concetto che vede gli uni, gli integratori, e gli altri, gli integrandi, attorno al tavolo.
Sarà allora conseguente che si spenda più per detenere i detenuti che per conoscerli e dare loro una chance di conoscere un altro lavoro se non il reato, spesso piccolo e sottoposto alle centrali delinquenziali.
Infatti nel paese dove si spende il 6% del PIL in Sanità, di conseguenza ci si comporterà in maniera analoga se non peggiore in carcere.
I rapporti del Garante nazionale delle persone private della libertà, esaminati dal 2021 al 2025 sul focus Decessi in carcere fornisce dati che dovrebbero indurre le istituzioni a profonde riflessioni, che invece non vengono.
Se i decessi passano da 101 nel 2021 a 146 nel 2025,, i decessi per cause da accertare vanno da 6 a 30, quelli per cause naturali vanno da 60 a 69 con un picco di 91 nel 2023, e i suicidi da 32 a 46.
I dati sono aggiornati al 31 luglio di ogni anno, tanto che nel 2024 si è parlato di record del disonore con 91 detenuti suicidi, e numerosi agenti.
Sebbene gli stranieri rappresentino solo il 31,56% della popolazione carceraria, sono coinvolti in circa il 47,8 % dei suicidi. Questo scarto proporzionale suggerisce una perdita di speranza significativamente più alta tra i detenuti stranieri. Per quanto riguarda l’età il suicido riguarda prevalentemente le persone sopra i 40 anni:sono 24, mentre anche il numero dei giovani tra e sotto i 39 anni che sono 22.
Un a primissima lettura di questi dati, disponibili grazie alle pressioni della società civile e del volontariato che hanno contribuito a istituire la figura del Garante con il Decreto Legge 146/2013 del 23 dicembre 2013, ci dicono che le fasce più colpite dalla sensazione di abbandono e di conseguenza portate alla rinuncia della difesa dei propri diritti e di quella che al di fuori è chiamata “aspettativa di vita” , sono fra i 26 e i 49 anni e fra i 40 e i 55, mentre come abbiamo visto per gli stranieri è comunque di maggiore incidenza.
Ma se confrontiamo queste rilevazioni con i numerosi protocolli d’intesa che le regioni attorno al 2001, in tempi di costituzione delle Conferenze Regionali Volontariato e Giustizia e di quella Nazionale, avevano stilato con il Ministero di Giustizia, siamo costretti a rilevare una distanza spesso incolmabile.
Vediamo alcuni passaggi.
<<Le parti riconoscono che l’assistenza sanitaria anche quando viene erogata in ambiente penitenziario deve essere espletata in struttura accreditata e perciò in possesso di specifici requisiti sanitari, strutturali e funzionali che saranno determinati secondo la normativa vigente e tenendo conto delle peculiarità delle strutture sanitarie carcerarie e dei tempi di adeguamento>>.
La Regione si impegna inoltre si impegna affinché le AUSL assicurino:
| la verifica periodica dello stato igienico sanitario degli Istituti Penitenziari, compresi gli uffici e gli alloggiamenti del personale penitenziario; | |
| lo svolgimento di adeguati programmi di profilassi contro le malattie infettive; | |
| il periodico controllo delle condizioni igieniche e sanitarie dei ristretti negli Istituti; | |
| la piena attuazione della normativa vigente in materia di igiene degli alimenti e della nutrizione; | |
| l’educazione alla salute; |
Facciamo alcuni semplici ragionamenti, ritenendo che l’attuale linea del Governo Meloni, va nella direzione della certezza della pena, di conseguenza costruire più carceri per essere sicuri che tutti i “delinquenti”, o “rei riconosciuti” paghino le loro colpe verso la società.
Questo vuol dire che le risorse finanziarie andranno in quella direzione, anche se per ora si è rinunciato all’acquisto dei moduli tipo CPR in Albania da inserire (!?) negli spazi già presenti, per varie difficoltà, mentre sono stati stanziati fondi per l’inserimento di circa 1000 agenti di polizia penitenziaria, non si sa con quale criterio di distribuzione.
Facendo questo articolo parte di una serie di interventi di informazione, nella speranza di aprire un confronto che permetta anche la formulazione di nuovi interventi istituzionali regionali e statali, cito quanto scritto un mese fa.
“Molti istituti, oltre ad ospitare svariate attività artistiche, sportive, espressive, hanno promosso gruppi di detenuti a giudici, proprio loro che sono stati giudicati a loro volta nella vita, di concorsi di scrittura, fotografia, cinema, musicali.
Se li invitassimo a dare un voto alla salute, solo partendo dalla promiscuità e dall’insalubrità dei locali, compresi quelli che ospitano le visite dei parenti, cosa direbbero?”
In “bottega” segnaliamo alcuni articoli di Marcello Pesarini: Carceri: in direzione contraria alla logica , Carceri più capienti? No, arrestiamo meno e Carceri 2025: senza Costituzione