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Corte dei conti: tra spesa privata e differenze tra Regioni la sanità è meno equa

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Corte dei conti: tra spesa privata e differenze tra regioni la sanità è meno equa – la Repubblica https://www.repubblica.it/economia/2026/01/19/news/la_corte_dei_conti_tra_spesa_privata_e_differenze_tra_regioni_la_sanita_e_meno_equa-425104412/?ref=app_share

L’equità di accesso alla sanità italiana è indebolita dalle diseguaglianze territoriali e “dall’ampio ricorso a prestazioni private (ambulatoriali e diagnostiche)”. A sostenerlo è la Corte dei Conti che nella sua relazione anuale al parlamento sul sistema sanitario non fa sconti, partendo dell’analisi economica. Gli amenti del Fondo sanitario nazionale, viene ribadito, non portano ad alzare in modo sufficiente il rapporto tra spesa sanitaria e Pil. E quindi “la tendenza generale è di stabilizzazione del finanziamento post-pandemia, con il rischio di realizzare un modello di spesa sanitaria volto a preservare l’esistente, anziché a potenziare capacità e servizi”. 

Rapporto tra spesa e Pil sempre troppo basso

La spesa sanitaria (quasi tutta finanziata dal Fondo sanitario nazionale) è in crescita e lo sarà fino al 2028 ma, sottolinea la Corte dei Conti l’incidenza sul Pil resterà stabile, tra il 6,3 e il 6,4%. Si tratta, si segnala, di dati che come da tradizione sono “nettamente inferiore rispetto alla media dei partner europei”. Per il futuro è necessario che l’aumento della spesa si trasformi, in “miglioramento effettivo dei servizi, rafforzando equità territoriale, digitalizzazione, prossimità e sostenibilità”. 

La spesa privata e le assicurazioni

La Corte registra una lieve contrazione della spesa cosiddetta “out of pocket”, cioè privata. Passa da 42,4 miliardi nel 2023 a 41,3 miliardi nel 2024 (-4,5%). Resta però elevata, soprattutto per le prestazioni ambulatoriali. Gli italiani spendono 17,1 miliardi l’anno per visite ed esami specialistici (nel 2019 erano 13,8 miliardi) ed oltre 15 miliardi per prodotti farmaceutici e presidi medici (erano 14 nel 2019). La Corte ricorda che i soldi spesi dai cittadini servono ad “ammortizzare” i tempi di attesa e le carenze di personale nel sistema pubblico, cosa che fa rischiare iniquità nell’accesso (solo chi può permettersi di pagare è in grado di prendere la scorciatoia del privato). 

Intanto aumentano i fatturati di assicurazioni e fondi sanitari, che servono proprio a pagarsi prestazioni private. La crescita è dell’8,4% per una spesa totale dei cittadini di 6,36 miliardi di euro nel 2024. 

I divari tra le Regioni e il Pnrr

Prosegue il problema cronico dell’Italia, dove ci sono troppe diseguaglianze tra le Regioni. La Corte spiega infatti che “persistono” e c’è un “evidente disallineamento Nord-Sud” nella capacità di assicurare i Livelli essenziali di assistenza (Lea). “Le Regioni in piano di rientro, cioè Calabria, Molise, Sicilia, Campania, Lazio, Abruzzo, Puglia, continuano a mostrare difficoltà strutturali nonostante alcuni miglioramenti nei conti”. Tra l’altro c’è ancora un aumento di mobilità sanitaria tra le regioni che segna “divari nell’attrattività e nella capacità di erogazione dei servizi”.

Sul fronte degli investimenti Pnrr della Missione 6 (Salute), in cui sono previsti 15,6 miliardi per rafforzare prossimità, digitalizzazione e infrastrutture sanitarie, a fine 2024 risultava completato il 41% degli obiettivi, con il restante 59% da concludersi nel biennio 2025-2026. Ci sono ritardi nella realizzazione delle 1.038 Case di Comunità e i 307 Ospedali di Comunità. Ci sono “difficoltà di copertura delle carenze di personale”. Mancano profili sanitari e tecnici “capaci di limitare la piena operatività delle nuove strutture”.

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