Sabato, 14.02.2026
GRIDO NEL DESERTO DI UNA MAMMA
Le famiglie, quelle che resistono, sono sfinite ed isolate ma tante sono sfasciate, disintegrate in mille pezzi sia come famiglie che come singoli individui.
Le famiglie sono profondamente sole nel loro dolore, nella fatica quotidiana di restare a galla, nella lotta per sopravvivere e non affogare nelle sabbie mobili.
Nessuno sportello d’ascolto, nessun aiuto nemmeno nei momenti più critici.I servizi sono i primi ad appiccicare un’etichetta che difficilmente sarà possibile migliorare tanto meno togliere: purtroppo sarà un marchio indelebile. Nessuna presa in carico globale della persona e delle sue specificità, nessuna valorizzazione e valutazione in positivo, nessun ascolto figuriamoci se empatico! Emergono solo i “difetti”: ciò che si discosta dalla normalizzazione diviene difettoso, non funzionante. Questi “professionisti” sono pertanto impegnati a coprire un sintomo senza chiedersi (ma non è di loro interesse) cosa l’abbia scatenato! L’importante è somministrare la “terapia” che di terapeutico non so cos’abbia, anzi!!! Nessun effetto positivo, migliorativo della situazione di partenza, nessun monitoraggio dell’eventuale efficacia, anzi vengono aumentati dosaggi ed aggiunte altre molecole.
Ma se si prova a metterla in discussione viene detto che “si deve prendere come l’insulina per i diabetici”. Una droga legalizzata che crea dipendenza e produce tanti effetti iatrogeni che non vengono mai menzionati e spiegati da questi “professionisti”. Persone ridotte come zombi, incapaci di stare fermi sul posto con evidenti segni Parkinsoniani, spesso con problemi di deglutizione, di fonazione, ecc… Ogni richiesta di spiegazioni e di modificazioni della cosiddetta terapia è una lotta dove, in virtù di una laurea, con arroganza, ignoranza e supponenza, viene fatta sentire tutta l’impotenza di fronte a questo sistema malato e perverso che anziché tendere una mano ti butta sempre più a fondo. Non avrei mai immaginato di cozzare (e non lo auguro a nessuno) contro questa categoria che non sa dove stia di casa il giuramento di Ippocrate.
Le associazioni potrebbero essere d’aiuto, potrebbero… è difficile provare un sentire comune, non si da voce alle specificità dei singoli come se vi fossero figli e figliastri… e guai parlare degli effetti negativi creati dagli psicofarmaci: “ma come? È lo psichiatra che li prescrive! Che ne sai tu?”. E ci si sente anche lì fuori posto. Nessun cambiamento, nessuna tregua.
Passano giorni, settimane, mesi, anni… i genitori invecchiano, i figli diventano adulti ai margini di una società che di inclusivo non ha nulla. La loro fragilità è stata consolidata e peggiorata. La famosa cura “secondo protocollo” non ha sortito nessun effetto positivo, anzi! Ma di questo non se occuperà nessuno! Nessuno andrà a vedere se quei sintomi, quei comportamenti non siano frutto di farmaci dannosi e lesivi.
Ahimè dei più fragili, dei loro cari, di quelli che restano e non abbandonano la nave nessuno se ne curerà.