Introduzione all’incontro “Cercate ancora…” A quarant’anni dalla lettera ai comunisti di Raniero La Valle e Claudio Napoleoni: dialogo, giustizia, pace”, Archiginnasio “Sala dello Stabat mater” Bologna 30 gennaio 2026
di Francesco Domenico Capizzi, presidente di “SMIPS: Scienza Medicina Istituzioni Politica Società OdV del Terzo settore”
Nell’Archiginnasio di Bologna, nel pomeriggio di venerdì 30 gennaio 2026, si è svolto il Convegno, promosso da “SMIPS: Scienza Medicina Istituzioni Politica Società, OdV del Terzo settore” e “Fondazione studi e Ricerche Renato Zangheri”, “CERCATE ANCORA… A quarant’anni dalla lettera ai comunisti di Raniero La Valle e Claudio Napoleoni: dialogo, giustizia, pace” con gli interventi di Raniero La Valle, Daniele Menozzi, Paolo Pombeni, Walter Tega e con Maria Antonia Paiano e il sottoscritto nel ruolo di coordinatori. L’incontro ha avuto corso nella splendida “Sala dello Stabat mater”, cosiddetta per avere ospitato nel 1842, in prima assoluta, l’esecuzione pubblica dell’omonima composizione per soli, coro e orchestra di Gioacchino Rossini diretta, nell’occasione, dal maestro Gaetano Donizetti. L’opera recita lo strazio patito da Maria ai piedi della croce mentre rimane la speranza nel “Magnificat”, fondamentale salmo della Chiesa cattolica: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva…Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote…et dìvites dimìsit inànes” nell’originale testo latino chetradotto alla lettera dice: “i ricchi li ha rimandati vuoti…insignificanti”.
Un esempio di radicalità neo-testamentaria che trascende il senso di compassione, misericordia e carità, principi portanti del messaggio evangelico, coinvolgendo la stratificazione socio-politica di ogni epoca e auspicando di “svuotarla”… renderla “insignificante” in una prospettiva storica simile, ma più avanzata, agli effetti del “Liber paradisus” che, nel 1257 dalla Torre dell’Arengo di Palazzo del Podestà, prima sede del Comune di Bologna, proclamò l’abolizione della “Servitù della gleba”, forma di schiavitù che assoggettava oltre 6.000 persone considerate al pari di alberi e impianti agricoli, eventualmente da vendere e comprare, da parte di circa 400 proprietari terrieri. L’operazione di riscatto fu compiuta con il pagamento, da parte della fiscalità generale del Comune, di otto lire d’argento per i bambini e dieci per i maggiori di quattordici anni, per un complessivo di 54.014 lire.
Si trattò di un evento storico destabilizzante e prospettico di portata mondiale, il primo in assoluto, dal significato immediato e dagli effetti socio-economici che travalicarono, forse, le precoci aspettative di una via al liberalismo anticipando la straordinaria “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino” votata con entusiasmo a Parigi il 26 agosto del 1789. Fu sancito il principio di eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla Legge, aboliti i privilegi castali e instaurata la sovranità popolare al posto della regale.
La vicinanza fisica (circa 300 metri) fra “Sala dello Stabat mater” in Archiginnasio, prima sede dell’Università di Bologna e in essa della Scuola di Medicina con annessa la Sala settoria, eccezionale per l’epoca, e la “Torre dell’arengo” nel Palazzo del Podestà, coi loro intrinseci significati socio-politici e culturali, rappresenta una metafora del nascente dialogo di base fino alla “Lettera ai comunisti” di Raniero la Valle e Claudio Napoleoni del gennaio 1986 mentre a Firenze ferveva la preparazione del XVII Congresso del PCI: ci parla della premessa sostanziale che inaugurò la stagione dialogante fra cattolici, che vivevano il grande rinnovamento proclamato dal Concilio Vaticano II, e i comunisti mentre elaboravano la via italiana ed europea al socialismo: da una parte “misericordia, carità, compassione” dettate nel “Discorso della montagna” (Matteo 5,1-7), dall’altra l’esigenza di perseguire giustizia ed equità sociale ispirate dalla cultura laica, dall’analisi marxiana e proclamate dalla nostra condivisa Costituzione. Premessa comune il testo di Montesquieu, che pone nelle mani della Società-Stato l’obbligo etico e morale della solidarietà: “…Una elemosina a una persona nuda in mezzo alla strada non basta ad adempiere gli obblighi dello Stato, il quale deve a tutti i cittadini sussistenza, nutrimento, vestiti decenti e un livello di vita che non sia dannoso alla salute…” (De l’esprit des lois, 1748).
In questo pensiero si raccoglie la radicalità dell’eco evangelico (Matteo 25): “Dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi…”. Il dialogo aggiunge a misericordia, carità e compassione il principio di solidarietà autentica di cui deve farsi carico lo Stato. Configura la possibile realizzazione storica ed ora istituzionale della parabola del “Buon Samaritano: …Invece un Samaritano passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite versandovi olio e vino e poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò in una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente estrasse due denari e li diede all’albergatore dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più ti rifonderò al mio ritorno… (Luca 25-37)
Negli anni ’70 Politica e Istituzioni, credo soprattutto su impulso del dialogo, giunsero alla stagione delle Riforme fondamentali per il Bene comune espresso dalla nostra Costituzione: lo “Statuto dei lavoratori”, il riconoscimento del “Servizio civile sostitutivo dell’obbligo di coscrizione militare per obiezione di coscienza”, la costruzione del “Servizio Sanitario Nazionale universalistico”, la “Legge Basaglia sulla chiusura dei manicomi”, il varo, avversato dal cattolicesimo conservatore, delle “Leggi sul Divorzio”, sulla “Interruzione volontaria di gravidanza” e la “Riforma del diritto di famiglia” premesse sulla via della parità di genere.
Nonostante terrorismi e stragismi, nel tentativo di stravolgere l’ordine costituzionale, seguì il travagliato periodo della “Solidarietà nazionale” dopo l’omicidio di Aldo Moro, ma l’asse portante del dialogo fra differenti correnti di pensiero non si spezzò, ma rimase consapevole dei condivisi doveri etici e morali di solidarietà da profondere e realizzare nelle Istituzioni e nell’intera società per assicurare giustizia, equità, partecipazione, sicurezza di vita, benessere, salute, progresso, pace.
Con questo spirito, ritengo, Raniero La Valle e Claudio Napoleoni redissero e pubblicarono la “Lettera ai comunisti”.