“Il governo Meloni al giro di boa”: Il rapporto di Amnesty International Italia del 16 dicembre 2025
Nei tre anni trascorsi dall’insediamento del governo diretto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in Italia c’è stato un profondo arretramento nella tutela dei diritti umani.
È quanto emerge dal rapporto, frutto di un attento lavoro di monitoraggio e analisi concluso il 15 novembre 2025, pubblicato dalla sezione italiana di Amnesty International.
Nell’estate del 2022, durante la campagna elettorale precedente le elezioni politiche, Amnesty International Italia aveva sottoposto all’attenzione dei principali candidati e candidate un Manifesto in dieci punti per chiedere ai futuri membri del parlamento e del governo italiano di impegnarsi a sostenere e promuovere i diritti umani sia in ambito nazionale che internazionale. Il lavoro, svolto insieme a diverse articolazioni territoriali di Amnesty e basato, tra le altre cose, sull’analisi dell’attività legislativa, della decretazione d’urgenza e delle dichiarazioni di parlamentari e membri del governo, si è rivelato uno strumento prezioso per elaborare un bilancio delle politiche della XIX legislatura in materia di diritti umani. Alcune misure adottate rappresentano veri e propri passi indietro: Amnesty International ha continuato a far sentire la propria voce sulle sfide cui sono chiamati a rispondere i decisori politici attuali e che avranno enormi implicazioni sul futuro di tutti e tutte.
Il primo punto preso in esame riguarda i diritti economici e sociali: dai dati Istat emerge cheil livello di povertà assoluta è rimasto stabile nel 2023 e nel 2024, e ha interessato quasi il 10% della popolazione, mentre quasi 6 milioni di persone non hanno potuto godere del diritto alla salute. L’unico elemento positivo è stato il riconoscimento del diritto all’assistenza sanitaria essenziale per le persone prive di residenza anagrafica.
Sulla tutela dei diritti sessuali e riproduttivi Amnesty International Italia ha espresso serie preoccupazioni: dal 2020 continua a chiedere la modifica dell’articolo 609-bis in materia di stupro affinché venga finalmente introdotto il principio del consenso. L’interruzione volontaria di gravidanza, tutelata dalla Legge 194/1978, incontra seri ostacoli: oltre il 60% dei ginecologi sono registrati come obiettori, con picchi dell’80% in alcune regioni, elemento in netto contrasto con il diritto internazionale dei diritti umani che chiarisce che le decisioni sul proprio corpo devono essere prese esclusivamente dal singolo individuo nel rispetto dei diritti all’autonomia e all’integrità corporea.
Amnesty International Italia sostiene l’urgenza di una normativa di contrasto ai crimini d’odio per il superamento di ogni forma di discriminazione e stigmatizzazione nei confronti della comunità Lgbtqia+. Inoltre, mancano linee guida sui percorsi di affermazione di genere per i minori, che andrebbero elaborate dopo un dibattito con le persone interessate e le associazioni rappresentative, finora rimaste inascoltate.
Nonostante la grande mobilitazione della società civile in vista del referendum del giugno 2025, l’equo accesso alla cittadinanza non è stato garantito. Amnesty International Italia ribadisce la necessità di colmare il vuoto normativo con una riforma organica dell’istituto della cittadinanza, che non discrimini tutte le persone che vivono da tempo sul territorio italiano.
Non meno importante è il contrasto alle forme di discriminazione correlate all’impiego di nuove tecnologie. Il 21 maggio 2024 il consiglio dell’Ue ha approvato il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, noto come AI Act. Parallelamente il governo italiano ha presentato un disegno di legge in materia di intelligenza artificiale ma Amnesty International Italia, insieme alla Rete diritti umani digitali, ne ha identificato sin da subito le criticità che si traducono in pericolosi vuoti normativi: mancanza di trasparenza sul funzionamento; rischi di sorveglianza di massa in assenza di un divieto totale dell’utilizzo dei sistemi di riconoscimento biometrico; scelta di non designare un’Autorità indipendente per l’IA.
Il governo si è dimostrato incurante delle preoccupazioni segnalate da numerose organizzazioni della società civile, tra cui Amnesty International Italia, e da organismi internazionali che hanno evidenziato un approccio securitario e criminalizzante rispetto al diritto di libertà di espressione e riunione pacifica. Fatto gravissimo, il governo ha troncato bruscamente il dibattito in corso sul cosiddetto “DDL Sicurezza” varando un decreto-legge pressoché identico e di immediata applicazione.
Destano profonda preoccupazione la tendenza alla criminalizzazione delle persone manifestanti, un netto peggioramento del quadro normativo rilevante; il crescente utilizzo di misure di prevenzione personale come i fogli di via obbligatori, utilizzati come strumento di ritorsione contro persone attiviste. È emerso anche un uso diffuso, eccessivo e non necessario della forza, incluso l’utilizzo di armi meno letali, da parte delle forze di polizia contro le persone che manifestano pacificamente.
Sempre in ambito di tutela della libertà di opinione vanno segnalati come preoccupanti i disegni di legge per il contrasto all’antisemitismo, che rischiano di etichettare come antisemite le critiche alle politiche del governo israeliano.
Riguardo la tutela delle persone che necessitano protezione, Amnesty International Italia ha evidenziato le criticità insuperabili dal punto di vista giuridico del protocollo Italia-Albania e i rischi per la vita e la sicurezza delle persone intercettate, detenute senza rispetto dei loro diritti e degli standard legali. Il governo ha rinnovato il memorandum di intesa con la Libia nonostante la conferma del perpetuarsi di gravi violazioni e crimini contro le persone migranti e ha mancato di assicurare alla giustizia l’ufficiale libico Osama Nieem (Almasri) ricercato per crimini contro l’umanità, rimpatriandolo con un volo di stato. Anche la cooperazione tra Italia e Tunisia risulta inaccettabile considerando che alla luce dei crimini documentati contro le persone rifugiate, questo paese non può essere considerato sicuro. Infine, è proseguita la criminalizzazione delle Ong impegnate nella ricerca e soccorso in mare, così come la prassi governativa di assegnare porti di sbarco distanti dai luoghi dei soccorsi in mare ed il fermo amministrativo delle navi.
Per quanto attiene l’adozione di misure concrete per contenere e affrontare l’impatto del cambiamento climatico sulle persone e sull’ambiente le misure adottate continuano ad essere insufficienti e inadeguate per far fronte alle sfide colossali imposte dal cambiamento climatico in atto.
L’Italia non ha assicurato giustizia e rispetto dei diritti umani nelle crisi internazionali. Dal rapporto emergono risposte inadeguate rispetto al sistema di apartheid perpetrato dalle autorità di Israele contro la popolazione palestinese. Già nel dicembre 2024 Amnesty aveva pubblicato una ricerca che documentava come Israele stesse continuando a commettere un genocidio a Gaza ma, nonostante le pressanti richieste della società civile, il governo italiano non ha agito in base agli obblighi previsti dal diritto internazionale, continuando a fornire armamenti e assistenza tecnica a Israele, e bloccando ogni iniziativa al Consiglio europeo per la messa in discussione dell’Accordo di associazione Ue-Israele.
Il rapporto, che non vuole essere esaustivo, offre però uno spaccato sull’operato del governo e del parlamento nei primi tre anni della XIX legislatura, con riferimento alla tutela dei diritti umani in Italia. Contiene numerose raccomandazioni che nascono dagli obblighi assunti dall’Italia nel quadro del diritto internazionale che Amnesty International chiede ai governi di tradurre in misure e azioni concrete. Lo chiede anche al governo Meloni.
A questo link il rapporto completo Tre anni di governo Meloni: diritti in caduta libera – Amnesty International Italia