L’appello dai cardiologi di tutto il mondo: “Ridurre l’inquinamento per salvare milioni di vite”

Pubblicato il: 16 Febbraio 2026Redazione AboutPharma
In uno scenario in cui le malattie cardiovascolari rimangono la prima causa di morte nel mondo, le principali società scientifiche di area hanno alzato la voce con una richiesta senza precedenti: affrontare i rischi ambientali come determinanti chiave e prevenibili per queste patologie.
Le firme in calce all’appello sono della Società europea di cardiologia (Esc), dell’American college of cardiology (Acc), dell’American heart association (Aha) e della World heart federation (Whf).
In un documento pubblicato sull’European heart journal, i massimi rappresentanti scientifici della comunità cardiologica globale hanno invitato i decisori politici e le istituzioni a inserire la tutela ambientale nelle strategie di prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Una posizione che va dunque oltre quelli che fino a questo momento sono stati riconosciuti i principali fattori di rischio (fumo, ipertensione, diabete) da contrastare nella pianificazione delle politiche sanitarie globali.
Il peso dell’ambiente nel rischio cardiovascolare
Le evidenze scientifiche segnalano da anni che l’ambiente non è un fattore secondario nella salute del cuore. L’inquinamento dell’aria, in particolare, è stato più volte associato a un aumento del rischio di infarto, ictus e altre complicanze cardio e cerebrovascolari.
Anche in Italia diversi documenti istituzionali sottolineano ormai senza esitazioni il nesso diretto tra tassi più elevati di inquinamento atmosferico e aumentata incidenza delle malattie cardiovascolari, con indicazioni mirate per mitigare il rischio attraverso politiche di qualità dell’aria e maggiore consapevolezza dei pazienti e dei clinici.
Malattie cardiovascolari: un decesso su 5 per “colpa” dell’ambiente?
Le nuove raccomandazioni sottolineano che le esposizioni croniche a questi stress ambientali possono avere effetti cumulativi sul sistema cardiovascolare, soprattutto nelle popolazioni vulnerabili come anziani, bambini e soggetti con condizioni preesistenti.
Secondo il documento, fattori come inquinamento atmosferico, rumore, contaminazione chimica e plastica, esposizione alla luce artificiale e cambiamenti climatici contribuiscono ogni anno a 4-6 milioni di decessi cardiovascolari su un totale di circa venti milioni a livello globale.
Ovvero: circa un decesso su cinque è associato alla costante esposizione a uno stress ambientale.
La prevenzione cardiovascolare in Europa è una sfida ancora aperta
In Europa, dove le malattie cardiovascolari costano al sistema sanitario decine di miliardi ogni anno e rappresentano un peso enorme per la salute pubblica, la prevenzione è una priorità da tempo.
Malgrado i progressi registrati nella diagnosi e nel trattamento, incidenza e morbilità non sono diminuite in modo significativo negli ultimi decenni. Da qui la richiesta di una maggiore enfasi su prevenzione primaria e riduzione delle disuguaglianze territoriali.
Nel contesto europeo, l’Esc aveva già espresso l’importanza di approcci preventivi innovativi: per esempio, sottolineando il ruolo delle vaccinazioni come strumento non tradizionale di prevenzione cardiovascolare. Inserire i fattori ambientali nei programmi di prevenzione rappresenta il passo successivo di questa evoluzione, allargando lo sguardo dalla gestione clinica dei singoli pazienti alla salute delle popolazioni intere.
Misure che la Commissione ha già recepito, nell’Action plan appena varato per ridurre l’impatto della malattie cardiovascolari.
Dall’evidenza alla policy: cosa chiedono le società scientifiche
La dichiarazione congiunta non si limita a un allarme, ma indica a governi e stakeholder una serie di aree prioritarie per l’azione.
Oltre a sollecitare standard più rigorosi sulla qualità dell’aria e limiti più severi per il rumore urbano e industriale, il documento invita a eliminare gradualmente i combustibili fossili, regolamentare le sostanze chimiche tossiche e promuovere città più sicure e sostenibili.
Quanto ai professionisti sanitari, l’invito per loro è a educare e sensibilizzare pazienti e cittadini sul nesso tra ambiente e rischio cardiovascolare. “Incrementare la consapevolezza sulle minacce ambientali e integrare queste conoscenze nei percorsi di prevenzione e gestione delle malattie cardiovascolari – è quanto messo nero su bianco nel documento – può contribuire ad ampliare l’efficacia delle strategie già consolidate contro ipertensione, dislipidemia e sedentarietà”.