80 ANNI DI REPUBBLICA
UNA EREDITA’ CHE GUARDA AL FUTURO
2 GIUGNO 1946 – 2026
di Giuseppe Vinci, presidente de l’Accademia dei semplici, Bologna
PREMESSA. Il prossimo 2 giugno 2026 non è solo una data sul calendario, ma è il traguardo di un lungo viaggio durato ottant’anni. Infatti, ottant’anni fa, in un’Italia ancora ferita dalle macerie della guerra e dalle ombre della dittatura, 25 milioni di cittadini si misero in fila davanti ai seggi. Per la prima volta, le donne esercitarono il diritto di voto in una consultazione politica nazionale, cambiando per sempre il volto della nostra democrazia.
Quella domenica di giugno. Il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 non fu solo una scelta tra Monarchia e Repubblica. Fu l’atto di nascita di un nuovo patto sociale. Con quasi 13 milioni di voti a favore della Repubblica contro i 10 milioni per la Monarchia, l’Italia scelse la strada della sovranità popolare. Nello stesso giorno, l’elezione dell’Assemblea Costituente mise al lavoro le migliori menti del Paese per scrivere quella “casa comune” che oggi conosciamo come la nostra Costituzione.
L’ottantesimo anniversario. Arrivare al 2026 significa riflettere su come quella scelta del 1946 abbia retto l’urto del tempo. Invero, oggi celebriamo i seguenti pilastri:
- L’Unità nella Diversità. La Repubblica ha saputo tenere insieme un Paese profondamente diviso, geograficamente e ideologicamente.
- Il Suffragio Universale. Quel “passo avanti” delle donne nel 1946 è la radice di ogni conquista di parità che ancora oggi stiamo perfezionando.
- La Resilienza Democratica. Attraverso crisi economiche, anni di piombo e trasformazioni tecnologiche, l’architettura repubblicana ha dimostrato una solidità straordinaria.
L’Italia, una Repubblica che si evolve. Nel 2026, parlare di Repubblica non significa solo onorare il passato. Significa declinare i valori del 1946 nelle sfide del presente: dalla transizione ecologica alla sovranità digitale, fino al ruolo dell’Italia in un’Europa sempre più integrata. Qualcuno ha scritto che ”La Repubblica è un movimento incessante, non un monumento statico. Ogni generazione ha il compito di rileggere il 2 giugno con gli occhi del proprio tempo.”
Le frecce tricolori. Mentre le Frecce Tricolori solcano il cielo sopra l’Altare della Patria, il messaggio resta lo stesso di ottant’anni fa: “la libertà e la democrazia non sono conquiste definitive, ma fiori che vanno annaffiati ogni giorno con la partecipazione e il rispetto civile”.
Le celebrazioni. In tutta Italia, dalle grandi città ai piccoli borghi, il 2 giugno 2026 sarà un’occasione per riscoprire il senso di comunità. Non è solo la festa delle istituzioni, ma la festa di ogni cittadino che, con il proprio lavoro e la propria voce, contribuisce a rendere l’Italia il Paese che i nostri nonni sognarono tra le macerie del dopoguerra.
Le donne e l’Assemblea costituente. Per la prima volta in Italia, furono elette 21 donne su 556 deputati, ma nonostante fossero una netta minoranza, la loro presenza fu determinante. Tra loro vi furono figure di rilievo come Lina Merlin, Teresa Noce e Maria Federici, Nilde Iotti, Teresa Noce, e Angela Gotelli, che diedero un contributo fondamentale alla costruzione del nuovo assetto democratico dell’Italia del dopoguerra e giocarono un ruolo importante nella stesura della Costituzione Italiana, nelle seguenti tre aree critiche:
1. L’Uguaglianza Formale (Art. 3). Fu Lina Merlin a insistere perché venisse esplicitato che la legge è uguale per tutti “senza distinzione di sesso”. Senza quella specifica, il principio di uguaglianza sarebbe rimasto astratto e facilmente interpretabile in modo discriminatorio.
2. Il Lavoro e la Parità Salariale (Art. 37). Teresa Noce e Maria Federici portarono avanti la battaglia per i diritti delle lavoratrici. Grazie a loro, la Costituzione stabilisce che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni del lavoratore.
3. L’accesso alla Magistratura. All’epoca molti uomini (anche illustri giuristi) ritenevano che le donne fossero “troppo emotive” per fare i giudici. Madri Costituenti come Maria Maddalena Rossi e Nilde Iotti lottarono duramente per abbattere questo pregiudizio, anche se per l’effettivo ingresso delle donne in magistratura si dovette attendere il 1963.
Le “Donne della Commissione dei 75”. Tra le 21, solo 5 furono scelte per far parte della ristrettissima “Commissione dei 75”, incaricata di redigere materialmente il progetto di Costituzione: Maria Federici (DC), Angela Gotelli (DC), Nilde Iotti (PCI), Teresa Noce (PCI), Lina Merlin (PSI). “La nostra presenza qui è la prova che la donna italiana ha finalmente preso il suo posto nella vita della nazione.” — Concetto espresso in vari interventi dalle elette durante i lavori dell’Assemblea.