di Luigi Campanella, professore emerito nell’Università La Sapienza di Roma
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il principale indicatore macroeconomico che misura il valore monetario di beni e servizi prodotti da un paese in un anno. Tuttavia, per valutare il benessere reale e la sostenibilità oltre la sola produzione, si utilizzano indicatori complementari come il PIL pro capite, il PIL reale (aggiustato per l’inflazione), e il BES, sviluppato dall’Istat, che valuta 12 domini di benessere, fra cui salute, istruzione, lavoro, ambiente, relazioni sociali e benessere economico. Il PIL soffre come indicatore di non rilevare alcune gravi carenze nella distribuzione delle risorse fra i cittadini e nella valutazione di alcune filiere più strettamente legate al sociale. Ecco le alternative più note al PIL:
- ISU (Indice di Sviluppo Umano): Misura lo sviluppo basandosi su aspettativa di vita, istruzione e reddito, offrendo una visione più realistica della qualità della vita.
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- ISEW (Index of Sustainable Economic Welfare): Indice che rettifica i consumi includendo costi ambientali, disuguaglianze e valore del volontariato.
Provincia Ancona +1
- GPI (Genuine Progress Indicator): Una versione evoluta del PIL che sottrae i costi negativi (inquinamento, criminalità) e aggiunge il valore delle attività non di mercato (lavoro domestico).
Arpae Emilia-Romagna +1
- Ricchezza Inclusiva: Misura il valore dei beni capitali, naturali e umani di una nazione per determinare la sostenibilità a lungo termine.
inGeneIISU (Indice di Sviluppo Umano): Calcolato dall’ONU, sintetizza tre fattori: PIL pro capite, speranza di vita e livello di istruzione.
Università di Padova +1GPI (Genuine Progress Indicator): Misura il benessere effettivo, detraendo dal PIL i costi sociali e ambientali (inquinamento, criminalità) e aggiungendo le attività non di mercato (lavoro domestico, volontariato).
Arpae Emilia-RomaPIL Verde (Green GDP): Una variante del PIL che tiene conto dell’esaurimento delle risorse naturali e del degrado ambientale.
Arpae Emilia-Romagna +1
- Altri indicatori macroeconomici spesso utilizzati sono il
Giappichelli +4
- Tasso di disoccupazione: Misura la percentuale di forza lavoro senza occupazione.
- Indice dei prezzi al consumo (Inflazione): Indica la variazione del costo della vita.
- Debito Pubblico/PIL: Rapporto che indica la sostenibilità del debito di uno Stato.
Il BES è considerato in Italia il punto di riferimento più avanzato per superare i limiti del PIL come unico indicatore di benessere.
Corriere della Se
Di recente un nuovo indicatore è comparso nella valutazione delle economie,la Care Economy.La care economy (economia della cura) in Italia rappresenta l’insieme delle attività retribuite e non retribuite dedicate all’assistenza, cura e supporto di anziani, bambini e persone non autosufficienti. Con l’invecchiamento della popolazione, questo settore è cruciale: vale oltre 84 miliardi di euro, circa il 4%del Aspetti chiave della Care Economy in Italias
Rilevanza Economica: Il settore è un motore occupazionale fondamentale, coprendo una parte crescente dei lavori del futuro e incidendo significativamente sul PIL.
- Composizione del Settore: Comprende servizi di assistenza domiciliare, badanti, asili nido, RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali), servizi infermieristici e il lavoro di cura svolto in ambito familiare.
Osservatorio Lavoro Domestico +3
- Incidenza di Genere: Il lavoro di cura, specialmente quello non retribuito, grava in modo sproporzionato sulle donne, che svolgono circa il
di tale attività, con una media di oltre 5 ore giornaliere.
inGenere
- Sfide Aperte: Il settore affronta sfide legate alla necessità di formalizzare i contratti di lavoro (riducendo il sommerso), garantire standard qualitativi alti e sostenere le famiglie nelle spese di cura.
La care economy non è solo un costo sociale, ma una componente strategica per lo sviluppo economico e il benessere sociale, spesso definita in Italia come parte integrante del “welfare di cura”.
Dinnanzi a queste innovazioni ed a queste prese di coscienza rispetto a indicatori le cui carenze, come nel caso del PIL sono sotto i nostri occhi ci si può chiedere perchè non si siano imposti come indicatori economici alternativi quelli che in sedi ambientali e sociali sono stati proposti ripetutamente. Penso alla mortalità infantile, alle morti per inquinamento ambientale,alle disponibilità idriche, al grado di circolarità dell’economia: chissà se anche nel caso di queste innovazioni i grandi poteri economici riescano a fare sentire la loro potente voce!!