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Informazioni su pericolosità e rischi associati a sostanze chimiche

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di Luigi Campanella, professore emerito nell’Università La Sapienza di Roma

NAM (al plurale NAMs) è l’acronimo di New Approach Methodologies (“Nuovi Approcci Metodologici”). Con questa espressione si indicano tecnologie, metodi e strategie avanzate impiegate per ottenere informazioni sulla pericolosità o sul rischio associato a sostanze chimiche senza ricorrere ad animali vivi.

Le NAMs sono promosse per superare la dipendenza dai test animali, considerati non sempre predittivi. Nel tempo.l’ambito di applicazione dei NAMs si è ampliato oltre la tossicologia regolatoria, estendendosi alla ricerca biomedica, alla farmacologia, alla modellistica computazionale e anche alla didattica.

Gli approcci human-based (“basati sull’uomo”) si riferiscono invece a metodologie fondate direttamente sulla biologia umana: dati clinici, cellule e tessuti umani, organoidi, sistemi organ-on-chip, modelli computazionali costruiti su parametri fisiologici umani, ma anche studi epidemiologici o su popolazioni, che integrano e rafforzano le evidenze generate dalle fasi meccanicistiche della ricerca, consentendo una valutazione più ampia della rilevanza per la salute umana.

I due termini vengono talvolta utilizzati come sinonimi, ma non sono pienamente sovrapponibili. I NAMs comprendono prevalentemente tecnologie innovative e in molti casi si collocano nell’ambito delle scienze emergenti; tuttavia, in alcune applicazioni possono includere anche organismi a sviluppo neuro-cognitivo limitato (ad esempio larve di pesce o invertebrati), che non rientrano nell’ambito di tutela della Direttiva 2010/63/UE. Gli approcci human-based, invece, si fondano esclusivamente su sistemi biologici umani.

La base del ragionamento scientifico dietro alla sperimentazione animale è che gli animali siano buoni modelli per gli esseri umani. Questo si basa sull’idea che gli animali possano rappresentare accuratamente gli esseri umani, fornendo un modello utile per comprendere gli effetti delle sostanze chimiche e delle malattie.  Tuttavia, ci sono nuove scoperte scientifiche che mettono in discussione questa pratica. In passato, si giustificava l’uso di animali in laboratorio affermando che la condivisione di sequenze di DNA, come l’85% dei geni tra l’uomo e il topo, rendesse gli animali buoni modelli. Ma ora, con le nuove conoscenze sulla genetica e sull’epigenetica, sappiamo che la similitudine nei geni non è l’unico fattore rilevante. Ciò che conta è come questi geni sono regolati, accesi o spenti, attraverso complessi meccanismi epigenetici che variano tra le specie.

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