25 APRILE
di Giuseppe Vinci, presidente dell’Accademia dei semplici, Bologna
PREMESSA. Il 25 aprile non è semplicemente un cerchiato sulla data del calendario o un’occasione per un fine settimana fuori porta, ma è l’atto di nascita morale e politico dell’Italia moderna, è l’alba di una nuova era. In questa giornata si celebra la Festa della Liberazione, il momento in cui l’insurrezione generale partigiana e l’avanzata delle forze alleate posero fine all’occupazione nazista e al ventennio della dittatura fascista.
Per comprendere il 25 aprile, bisogna tornare al clima cupo del 1943-1945. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia si ritrovò spaccata in due: al Sud, il Regno d’Italia sotto la protezione degli Alleati; al Centro-Nord, la Repubblica Sociale Italiana (Salò), sotto il controllo della Germania nazista.
Fu in questo intervallo che prese corpo la Resistenza: un movimento eterogeneo composto da comunisti, cattolici, azionisti, socialisti, liberali e monarchici, uniti dall’obiettivo comune di riscattare la dignità nazionale.
Sebbene la guerra non finì ovunque nello stesso istante, il 25 aprile 1945 è la data simbolo scelta per l’insurrezione generale proclamata dal CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia). In quella mattina il comando fu perentorio: “Arrendersi o perire!”, via radio, Sandro Pertini proclamò lo sciopero generale e l’attacco finale. Milano, Torino e Genova furono liberate dai partigiani prima ancora dell’arrivo delle truppe anglo-americane. Questo ebbe un peso politico enorme: l’Italia non veniva solo “liberata” da altri, ma si liberava da sola, sedendosi al tavolo della pace non solo come nazione sconfitta, ma come popolo che aveva lottato per la propria libertà.
Il significato storico del 25 aprile va oltre i fatti di guerra: Il 25 aprile rappresenta la transizione da sudditi a cittadini attraverso il riscatto morale. Dopo vent’anni di censura e repressione, la Resistenza fu un “secondo Risorgimento”, perché se il primo aveva creato l’unità territoriale, il secondo creò la coscienza democratica. Fu la prima volta in cui uomini e donne (il ruolo delle staffette partigiane fu cruciale) scelsero attivamente da che parte stare, spesso a rischio della vita.
Senza il 25 aprile non avremmo la nostra Costituzione. I valori nati nelle montagne e nelle città durante la lotta partigiana, la libertà di espressione, l’uguaglianza, il ripudio della guerra, furono trasfusi direttamente nella Carta del 1948. La Repubblica Italiana è, a tutti gli effetti, “fondata sulla Resistenza”.
Il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) fu un esperimento politico unico. Forze ideologicamente opposte (dai cattolici della DC ai marxisti del PCI) misero da parte le divergenze per un bene superiore. Questo “spirito di unità” è l’eredità più preziosa della Liberazione.
Ancora oggi si discute se questa data sia ancora divisiva. In realtà, il significato profondo del 25 aprile è inclusivo. Non è la vittoria di una fazione contro un’altra, ma la vittoria della libertà sulla tirannia. Celebrare questa giornata oggi ha diversi significati: ricordare il sacrificio di chi ha combattuto; riconoscere che la democrazia non è una conquista definitiva, ma un giardino che va curato ogni giorno, rifiutando ogni forma di autoritarismo e discriminazione.
Fu e resta significativa la frase di Piero Calamandrei, professore di diritto processuale civile, considerato uno dei più grandi giuristi italiani del XX secolo e figura chiave della Resistenza, difendendo fermamente i valori di libertà, legalità e la centralità della scuola e della giustizia: “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”.
In conclusione, il 25 aprile è la festa della speranza, è il momento in cui l’Italia ha deciso di guardare avanti, chiudendo una delle pagine più buie della sua storia, per iniziare a scrivere quella della democrazia. È la festa di tutti gli italiani che si riconoscono nei valori di libertà e giustizia. È l’invito a camminare a testa alta, consapevoli del nostro passato ma proiettati verso un futuro dove la parola “libertà” non sia solo un termine retorico, ma una pratica quotidiana.