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Introduzione: lo sconforto. Approvata (decreto+fiducia) la legge sicurezza, poi (stessa prassi) la correzione della medesima

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di Giancarla Codrignani, politologa e giornalista, già docente e parlamentare

Introduzione: lo sconforto. Approvata (decreto+fiducia) la legge sicurezza, poi (stessa prassi) la correzione della medesima. Mattarella ha firmato, lui che aveva appena detto che non deve prevalere la legge del più forte. Questa è una legge che riguarda i migranti, ma anche i nostri diritti. Per esempio il divieto dei cortei non autorizzati può essere applicato a proteste dei lavoratori. E’ un altro comparto, ma vale la pensa di citare l’inchiesta sul docente che ha organizzato un webinar con Francesca Albanese pur riconfermata nel suo incarico Onu. ****** Al primo posto il Sudan. E’ definito il paese dei due Nilo, degli otto confini, delle 500 tribù e dei due generali. Un popolo di 50 milioni di abitanti che non ha mai superato l’esperienza coloniale, è vittima di conflitti – e conseguenti difficoltà di governo – un po’ da sempre: il paese è vasto e sconta da sempre le divisioni regionali, ma dal 2023 l’esercito nazionale si scontra con la Rapid Support Force che controllano il Darfur e l Kordofan. Massacri, pulizia etnica e milioni di sfollati. Nessuna manifestazione di solidarietà al Sudan. ****** Al secondo posto: L’Ulivo vinse le elezioni del 21 aprile 1996 e da quel momento, al di là di qualsiasi altra interpretazione, quel progetto politico e di governo è diventato una sorta di pietra miliare per qualsiasi alleanza di centrosinistra che si presentasse di fronte al corpo elettorale negli anni a venire. ****** Al terzo posto la crisi economica: l deficit italiano si è confermato al 3,1%: manovre, tagli e bonus non sono rimasti sotto il 3%: tagliare sanità, scuola, trasporti, cultura senza investire in crescita ha prodotto la Procedura che significa controllo sui conti, nessun margine di spesa nella prossima legge di bilancio, no ai prestiti per le spese militari richieste dagli impegni Nato. E interessi ancora più alti sul debito. La crisi si completa con i costi energetici e la fine dei fondi del Pnrr. Meloni accusa il governo Conte, giallo-verde con Salvini. Non ha torto: da presidente di destra aveva chiesto all’Europa troppo e offerto incapacità di spesa. ****** Italia / (ministro della) Giustizia: le “mazzette” sono reato, ma Nordio – che non vuole reintrodurre il reato di abuso d’ufficio – sostiene che “Le mazzette sono come il consumo di droga, possono essere di modesta entità”. ****** TRUMP PSICHEDELICO. Nominata la droga vale la pena citare Il presidente Usa: ha firmato un executive order che, nelle sue stesse parole, “accelererà drammaticamente l’accesso a nuovi trattamenti medici basati sulle droghe psichedeliche”. Non è un happening hippie. Il dott. Joe Rogan era nell’Oval Office: da anni sostenitore convinto delle medicine psichedeliche, ha raccontato di aver scritto un messaggio a Trump sull’ibogaine, ricevendo in risposta: “Sounds great. Do you want Fda approval? Let’s do it”. ****** Italia / Green: nel 2022 aveva deciso di cancellare la dipendenza dalle fonti fossili, secondo il Green deal e i finanziamenti Pnrr e RePowerEU per passare a elettricità da fonti rinnovabili. Meglio guadagnare con le vecchie tecnologie (sporche)? Siamo fanalino di coda in un’Europa che pensa di tornare ai fossili. Imparare dalla Cina, che sostituisce la plastica con la carta (con il riciclo). ****** Italia / tasse. Intanto ci sono 11 mln di cittadini che non pagano nulla. Lavoratori dipendenti e pensionati versano l’84,6% del reddito complessivo. ****** Ovviamente la priorità è la guerra. Quella Trump-Netanyahu-Iran. La domanda è: chi vince? Risposta: la Cina e dietro la Cina, la Russia. Quanto a Trump è alla declassazione del dollaro, mentre Netanyahu può arrivare nel suo odio sistemico anche al nucleare (lo dice Limes). ****** L’Iran fa valere la sua forza: Hormuz resta sia aperto – secondo l’accordo – sia chiuso secondo il diritto proprietario iraniano di controllare e selezionale i passaggi. La questione energetica comporta per gli Usa la possibilità di ripensare la deroga al petrolio russo. Il Pakistan debutta sulla grande scena internazionale e deve farcela nel mestiere del mediatore per restarci. Netanyahu continua la guerra libanese (contro Hezbollah, ma stabilizza il confine del territorio libanese che vuole suo) ma farebbe bene a controllare le condizioni economiche delle imprese e negozi che chiudono e caduta dello shekel. ****** Netanyahu e la crisi ebraico-democratica. Le responsabilità delle rotture dei colloqui sono sempre dei palestinesi o di hezbollah, anche l’uccisione dei soldati Unifil. Anche la copertina dell’Espresso mal scelta perché l’ebreo ricalca le fattezze dell’antisemitismo fascista. Ma l’oltraggio al Cristo capovolto da un soldato di tsahal non può essere negata. Magari insieme con il numero delle vittime palestinesi, bambini in primo piano e case demolite senza motivo. La Spagna chiede che l’Europa prenda misure escludenti. ****** Israele è diventato un grosso problema. Da sempre ricusa le risoluzioni dell’Onu che denunciano gli abusi e le stragi a danno dei palestinesi “terroristi”. Ma oggi, con il sostegno di Trump – ma comanda Netanyahu – continua a distruggere Gaza,  ha rivolto gli attacchi al Libano, in forma peggiore di tutte le altre volte perché mantiene e accresce il territorio conquistato anche oltre il fiume Litani. ****** I nazionalismi rendono subalterni: il nazionalismo Maga vincerà, se accetteremo la cooperazione contro il diritto internazionale. intanto esistono, alla pari con l’americano, i nazionalismi Cinese e Russo. ****** Ma Israele vuol dire antisemitismo: a margine del rispetto dell’ordine internazionale, ci sono gli ebrei che si sentono tali anche se sono cittadini italiani di religione ebraica e che riconoscono la legittimità di uno Stato di destra estrema antidemocratico (anche lo Stato della Chiesa fu illiberale e aveva la pena di morte), anche non praticanti, che oggi “soffrono”: Sinistra per Israele ne dà prova, perfino Emanuele Fiano. Perché esiste un antisemitismo per ignoranza: molti pensano che gli israeliani non sono gli ebrei in uno Stato identitario. All’università di Milano giustamente si fa un dibattito contro i pregiudizi: l’olocausto e la nackba. ****** Ucraina, quasi dimenticata. Zelensky, ha annunciato l’avvenuta riparazione dell’oleodotto Druzhba, verso Ungheria e Slovacchia. Sbloccato il prestito da 90 miliardi di euro dell’Ue, finora ostacolato dal veto di Budapest. Comunque la guerra continua: l’Europa dà solo soldi. ****** Trump continua a dire che tra due giorni ha risolto qualunque problema. Ormai non gli crede nessuno, fortunatamente ha promesso che tra le sue armi – da usare decisamente domani (e la gente non ci dormiva) – non comprende il nucleare. Reazioni dei democratici inferiori a quelle di qualche repubblicano pentito. Qualche intellettuale: il world Press Photo ha premiato la foto tragica della migrante ecuadoriana separata dal marito, portato via dell’Ice. ****** Escalation armi. Ormai mirano allo spazio. Il wargame dello US Space Command accende i riflettori su una minaccia ancora poco considerata. Gli spazioplani stanno attirando l’attenzione di governi e Forze armate: nascono con la funzione di portare la superiorità militare in orbita in modi finora inesplorati: un’avventura creatva? ****** Giappone: la decisione del governo guidato dalla prima ministra Sanae Takaichi di consentire – per la prima volta – l’esportazione di armamenti letali segna un passaggio storico, destinato a ridefinire il ruolo del Paese nell’Indo-Pacifico e nelle catene di sicurezza occidentali. ****** Myanmar: l’Onu chiede l’immediata scarcerazione di Aung San Suu Kyi. La leader 80enne, premio Nobel per la pace nel 1991, è detenuta dal colpo di Stato del 2021. L’appello è rivolto al nuovo presidente Min Aung Hlaing che, con un provvedimento di amnistia, ha ridotto di un sesto le pene inferiori ai 40 anni e annullato le condanne a morte. ****** Norvegia. Di sicuro fa notizia e in qualche modo deve far riflettere:  contro oltre 2.000 elettriche in Norvegia in gennaio solo sette auto a benzina, 98 diesel e 29 ibride. ****** Nord Italia: un attacco ha minacciato le forniture di benzina, diesel e carburante a un’infrastruttura energetica per l’aviazione alla Germania meridionale, dimostra la vulnerabilità delle reti energetiche  europee. Le infrastrutture italiane sono da tempo bersaglio di questo tipo di azione. ****** Open AI e Anthropic hanno deciso di concedere il rilascio controllato dei modelli più potenti. Sam Altman ha deciso di rilasciare il suo ultimo modello – GPT-5.4-Cyber – solo a un gruppo di esperti, affinché i suoi rischi vengano mitigati. Le Big Tech pongono l’accento sui pericoli dell’IA, ma hanno bisogno che la politica li capisca e li supporti. ****** San Francisco si è aperto un negozio – Andon Market – gestito interamente dall’IA. ****** L’AI Act è un primo passo indispensabile, ma se ci fermiamo lì, rischiamo di svegliarci in un mondo dove il sistema che abbiamo creato decide, con perfetta e gelida logica, che la nostra supervisione è solo un ostacolo da eliminare. ****** L’IA è una “macchina da guerra” nell’elaborare dati? domanda ingenua: come mai i significati che l’IA attribuisce a operazioni che ci fanno comodo, perché immediate, restano come lessico convenzionale privi di elaborazioni di originalità individuali? Ci può entrare la fantasia a farne uso? Almeno per renderli più vicini? ****** Italia / Meloni: ha dovuto dimenticare le sue affinità con la forza di Trump. Non è stata una vera Canossa, ma è ammissione dei propri errori. I giornali ci hanno sguazzato: il titolo migliore? Sedotta e abbandonata di Domani, seguito da O cambiare o scomparire. I russi sono arrivati agli insulti volgari: pregevole Domani che non ripete le parole triviali: dice solo traditrice e fascista. Cerchiamo di mantenerci fuori dal bullismo di Trump e della Tv di Putin. Quanto a Meloni mentre faceva il suo report alle Camere, Giorgetti annunciava la recessione. ****** Italia / Finanza: “Piazza Affari regina d’Europa per valore delle cedole (43 mld) e rendimenti: titolo del Sole24Ore, che a continuazione annuncia: “Bassa crescita e alto debito”. Sintesi: siamo un paese di ricchi, non un paese ricco: la crescita più bassa e il debito più alto d’Europa. Comunque, anche a chi non è dentro le sacre manovre bancarie, la chiusura di Monte dei Paschi con la sconfitta di Caltagirone ha dato soddisfazione. ****** Italia / Remigrazione: Salvini: ha sperimentato piazza Duomo a Milano per i cosiddetti “patrioti”. I quali hanno apprezzato l’accusa: ”Ue e Fmi coppia malefica…. fatta da un uomo di governo. Ha fatto buca con la folla, ma resta la sua campagna per la remigrazione. E’ in gioco il consenso e la sinistra non ha mai avuto il coraggio di presentare una sua proposta per regolare i flussi destinati a crescere con le guerre e con il disordine climatico. ****** Italia / Disastri. Quasi simbolica la frana di Niscemi, la più grande d’Europa. Il report del 1987 ne denunciava il pericolo: poi venne l’incuria. Servirà denunciare oggi e volere il Ponte sullo Stretto? ****** Italia / Disastri morali: in 10 anni la presenza in carcere di detenuti minorenni ha avuto una crescita del 24% ****** Italia / Sinistra. Sembra che i sostenitori di “primarie” siano definitivamente in ritirata. D’altra parte non lo dico io, che disistimo Conte, lo dice il giornalista Francesco Merlo (Repubblica): “Nel campo largo il grillino Conte è il cavallo di Troia della destra”. ****** Un anno fa moriva papa Francesco. Dell’America aveva detto “per me è un onore che mi attacchino gli americani”. Trump lo ha accontentato nel successore. Dice Carlo Galli che se fossimo nel Medioevo, Trump suggerirebbe la creazione di un antipapa. Non è detto… ****** Leone XIV, viaggio in Africa: sintesi. In Africa i desideri della gente frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza Quanta sofferenza, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali porta con sé la logica estrattivistica! (ci sono anche le miniere d’oro). Comunque a Malaba, in Guinea Equatoriale la visita ha toccato la messa nella cattedrale dell’Immacolata (il tempio più grande dell’Africa Centrale) – dove è stata benedetta la prima pietra della chiesa di La Paz, nuova capitale della Guinea – e il campus dell’Università. Una foto con il papa con bimbe in abitini occidentali e padri (niente madri) in nero da ricevimento americano: ci sono i ricchi… ****** A Bologna il Liceo Minghetti è stato occupato, contro le guerre, ma anche (soprattutto) contro la militarizzazione delle scuole con l’eccesso di propaganda delle Forze Armate…. (e’ stato il Liceo che ho frequentato e in cui ho insegnato più di vent’anni: approvo i nuovi studenti). ******  vignetta Magnasciutti (Domani): la sagoma di Trump in trench nero e cravatta rossa con la testa taurina, un vero minotauro. Guarda a terra e vede una specie di lungo verme: Toh, guarda, un filo. Poi allungando una mano con l’accendino: Magari con questo se ne esce…. e avvicina l’accendino al filo che è una miccia. Ancora Magnasciutti: Gesù cammina sulle acque di Hormuz. Dalla riva Trump resiste a entrare in acqua: Gesù: “Allora? La facciamo sta passeggiata sullo Stretto?” “Ehm, sì, sì…. freddina, no?” Terzo: un Biani eccelso: alla statua della Libertà americana esce una corona di raggi di filo spinato. Da uno di questi è appesa una piccola altalena con una bambina vestita di rosso: RESISTENZA. ****** Approfondimento
Prima di un lungo documento di informazione necessaria, copio un bellissimo Calamandrei: La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno metterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste premesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica”.
BUON 25 APRILE! PREFAZIONE della segretaria generale Agnes Callamard al REPORT 2026 di AMNESTY INTERNAZIONALE    Per tutto il 2025, voraci predatori hanno braccato i nostri beni comuni globali, come mostruosi cacciatori che fanno razzia di trofei d’ingiustizia. Leader politici come Trump, Putin e Netanyahu, tra molti altri, hanno portato avanti le loro conquiste per un dominio economico e politico attraverso distruzione, repressione e violenza su larga scala. Amnesty International aveva già avvertito che da tempo si stavano creando le condizioni per un ambiente globale in cui una ferocia primitiva avrebbe potuto prosperare. Ma nel 2025, è stata versata sconsideratamente benzina sul fuoco, mentre brusche inversioni di marcia ci allontanavano dall’ordine internazionale che era stato immaginato dalle ceneri dell’Olocausto e dalla distruzione totale di due guerre mondiali, e che è stato costruito lentamente e dolorosamente, anche se in modo insufficiente, negli ultimi 80 anni. Invece di affrontare i predatori, nel 2025 gran parte dei governi ha optato per l’acquiescenza, inclusa la maggior parte dei paesi europei. Alcuni hanno cercato perfino di imitare il predatore. Altri hanno abbassato la testa nascondendosi sotto la loro ombra. Pochissimi quelli che hanno scelto di opporsi. Una dopo l’altra, le barriere antincendio sono state sfondate: attraverso la complicità, o il silenzio, rispetto al consumarsi del genocidio e di crimini contro l’umanità; oltre che attraverso l’imposizione di sanzioni paralizzanti contro coloro che lavoravano per far prevalere la giustizia. Ecco come sarà ricordato il 2025: per i suoi bulli e i predatori; per il flusso di politiche di acquiescenza versato sui brucianti tradimenti degli obblighi internazionali; per l’autosabotaggio; per gli stati che giocano con un fuoco che minaccia ora di bruciarci tutti e di incenerire anche il futuro delle generazioni a venire. NON UN’ILLUSIONE C’è chi potrebbe suggerire che alla fine del 2025 da rovinare era rimasto ben poco, dato che l’ormai fallimentare sistema globale aveva poco da offrire se non un potere maggiore al già potente mondo occidentale. Alcune persone sostengono che il 2025 ha semplicemente svelato una comoda illusione. Queste narrazioni distorcono la storia dell’ordine successivo alla seconda guerra mondiale. Can- cellano il magistrale lavoro di generazioni di diplomatici e di attivisti della società civile di tutto il mondo che, spesso contro la volontà di attori di gran lunga più potenti, hanno contribuito a immaginare, plasmare e lottare per quell’ordine basato sulle regole, senza mai smettere di esigere che fosse all’altezza del suo scopo prefissato. L’adozione nel 1948 della Dichiarazione universale dei diritti umani e della Convenzione sul genocidio, e molti altri strumenti normativi dibattuti e adottati nei successivi 80 anni, non sono un’illusione. Sono manifestazioni tangibili di un ordine nato dopo la guerra mondiale, fondato su un sistema multilaterale di uguaglianza tra stati, radicato nei diritti umani fondamentali e pensato per la non ripetizione delle atrocità. Sappiamo tutti che la promessa del sistema rimane irrealizzata, ma non spetta a chi la infrange dichiarare quella promessa una fantasia. Inoltre, quel sistema non è mai stato solo nelle mani dei potenti. Ai suoi esordi, le nazioni più 17 piccole hanno dimostrato maggiori abilità di quelle grandi. Sono state loro a fare in modo che la Dichiarazione universale promettesse diritti umani a tutte le persone universalmente, senza distinzione, ed equamente tra uomini e donne. Negli anni successivi, ondate di lotte anticoloniali e movimenti di emancipazione hanno tratto nutrimento e ulteriore legittimità da queste stesse afferma- zioni, spesso contro la volontà dell’Europa. Sono stati i nuovi stati dell’Africa, dei Caraibi, dell’America Latina e dell’Asia che, a fianco della società civile di tutto il mondo, hanno portato allo sviluppo della Convenzione sui diritti economici, sociali e culturali, della Convenzione sui diritti dell’infanzia e della Convenzione per l’eliminazione della discriminazione razziale, contro la volontà degli Stati Uniti d’America. Sotto l’influenza degli strumenti internazionali sui diritti umani, questi ultimi 80 anni hanno visto una profonda trasformazione in meglio del nostro mondo. La direzione del viaggio ha virato verso una maggiore giustizia, verso la volontà di affrontare gli squilibri di potere tra gli stati, verso il riconoscimento e la tutela dei diritti dei popoli razzializzati e nativi, delle donne, delle persone lgbti, sancendo nelle leggi interne impegni universali basati su un’uguaglianza sostanziale, sui diritti ses- suali e riproduttivi, sui diritti di lavoratori e lavoratrici, per citarne solo alcuni. Non facciamoci ingannare: le notizie della morte dell’ordine internazionale basato sulle regole sono ampiamente esagerate. Ma gli avvisi sulla sua morte non arrivano perché il sistema è inefficace, inefficiente o troppo lento, ma perché non serve gli interessi di coloro che sono politicamente ed economicamente potenti e di quelli che li assecondano. Ora vogliono che crediamo che non era nient’altro che una chimera, una piacevole finzione che è sopravvissuta al suo stesso scopo. Una posizione cui si deve opporre resistenza, difendendo le barriere di protezione normative, interrompendo i peggiori attacchi contro l’ordine basato sulle regole del 1948 e trasformandolo per una maggiore realizzazione e una portata più ampia delle sue promesse. Una resistenza che però non significa coprire i clamorosi doppi standard che hanno afflitto la sua implementazione o sminuire la sua inefficacia o paralisi. Né significa ignorare le molteplici viola- zioni della sua promessa universale, con milioni di persone cui sono negate le sue tutele, come quelle palestinesi vittime del genocidio, dell’apartheid e dell’occupazione di Israele; le donne afgane il cui paese è diventato una prigione a cielo aperto; o manifestanti che in Iran, agli inizi del 2026, hanno subìto quello che è stato il più grande massacro della storia recente nel paese. Ma resistere agli attacchi di Donald Trump o Vladimir Putin all’ordine basato sulle regole non significa accettare la visione della Cina. Quest’ultima non è un’alternativa, poiché anche la Cina ha costantemente rifiutato i diritti umani universali e il monitoraggio del rispetto delle convenzioni glo- bali. La corsa cinese per l’egemonia potrebbe assumere una forma diversa ed essere realizzata con strumenti diversi, ma ha lo stesso risultato: iniquità e repressione. UN NUOVO ORDINE IN COSTRUZIONE? Quale alternativa all’imperfetto sistema globale iniziato nel 1948 ci viene offerta? L’indebolimento del diritto internazionale, gli attacchi all’Icc, il ritiro dalle convenzioni internazionali, l’abbandono delle agenzie delle Nazioni Unite. Dopo avere paralizzato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite attraverso un inconcepibile abuso dei loro poteri di veto, i predatori ora asseriscono che i meccanismi di pace e sicurezza non funzionano e cercano di sostituirli con alternative che sono a loro vantaggio. L’ordine mondiale predatorio abbandona la giustizia razziale e di genere, deride i diritti delle donne, dichiara la società civile un nemico comune e rifiuta la solidarietà internazionale. Va verso un aumento senza precedenti degli investimenti militari, permette trasferimenti illegali di armi e impone drastici tagli di bilancio agli aiuti internazionali, rischiando milioni di perdite di vite umane evitabili e decimando migliaia di organizzazioni che lavorano per i diritti umani, i diritti sessuali e riproduttivi o la libertà di stampa. Questo ordine mondiale predatorio alternativo soffoca il dissenso e reprime le proteste, utilizza una retorica disumanizzante e facilita i crimini d’odio e l’uso strumentale della legge. È fondato non sul rispetto per la nostra umanità comune, ma sulla supremazia commerciale e l’egemonia tecnologica. Agli inizi del 2026, la visione che fa riferimento a tale nuovo ordine è stata presentata dal segretario di stato americano Marco Rubio come un’alleanza occidentale di persone cristiane sotto la guida degli Usa, radicata sfrontatamente e orgogliosamente in un’eredità comune, descritta con toni romantici durante il suo discorso. Ma le parole non possono nascondere i fatti: questa è una storia anche di dominazione, colonialismo, schiavitù e genocidio. In quel sistema “nuovo” ma fin troppo familiare, i predatori e chi li asseconda rimproverano, scoraggiano e perseguitano coloro che cercano l’uguaglianza interna agli stati e tra un paese e l’altro. L’espiazione per le ingiustizie passate viene derisa. La guerra domina, non la diplomazia: il genocidio israeliano contro la popolazione palestinese di Gaza continua nonostante il cosiddetto cessate il fuoco; i crimini contro l’umanità della Russia in Ucraina aumentano; gli Usa compiono esecuzioni extragiudiziali e attacchi illegali in Venezuela e Iran, e minacciano di impossessarsi della Groenlandia; i molteplici crimini compiuti in Myanmar, Repubblica Democratica del Congo e Sudan rimangono fuori controllo; e le persone della regione del Medio Oriente sono di nuovo precipitate in un caos che minaccia di inghiottire sempre più paesi. Questa è una visione basata su un’egemonia palese, per un mondo senza una bussola morale. UNA SVOLTA NEL 2026? Pochi stati hanno trovato il coraggio di levare la voce contro il fragore dei cannoni sulla diploma- zia. Alcuni hanno formato il Gruppo dell’Aia, un blocco di stati impegnati in “misure diplomatiche coordinate e legali” in difesa del diritto internazionale e solidarietà con il popolo della Palestina. Altri hanno contribuito alla causa intentata contro Israele dal Sudafrica per genocidio. Il Canada ha invitato le “potenze medie” a unirsi e a investire nella resilienza collettiva. Alcuni, come la Spagna, hanno costantemente denunciato lo smantellamento delle barriere di protezione normative. Agli inizi del 2026, alcuni stati europei sono sembrati avere compreso meglio la portata dei rischi, rifiutandosi di unirsi agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran e impegnandosi a proteggere la sovranità strategica, ma insieme all’Ue non sono riusciti a riaffermare il primato del diritto internazionale e dei diritti universali. DETERMINAZIONE A DIFENDERE LE NORME GLOBALI La paura di ritorsioni per avere alzato la voce contro i potenti è palpabile in tutto il mondo. Ma ci sono state anche molte prove nel 2025 di governi che hanno continuato a posare i mattoni del pre- sunto “illusorio” ordine internazionale basato sulle regole e di una diffusa determinazione della società civile a difendere e migliorare le norme globali. Il Consiglio d’Europa ha istituito il Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina. L’ICC ha emesso mandati d’arresto contro due leader talebani per il crimine contro l’umanità di persecuzione di genere e ha desecretato i mandati contro cittadini libici accusati di cri- mini di guerra e crimini contro l’umanità. Un tribunale penale ibrido nella Repubblica Centrafricana ha condannato sei ex membri di un gruppo armato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha istituito un meccanismo investigativo indipendente per l’Afghanistan. Rodrigo Duterte, ex presidente delle Filippine, è stato consegnato all’ICC in base a un mandato per il crimine contro l’umanità di omicidio. Nel Primo comitato dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, 156 stati hanno votato a favore di negoziati per l’adozione di uno strumento internazionale sui sistemi d’arma autonomi. A luglio, l’Ue ha esteso l’ambito dei beni coperti dal suo innovativo Regolamento anti-tortura. Progressi significativi sono stati compiuti nel 2025 verso l’adozione di una convenzione fiscale vincolante delle Nazioni Unite. Alla Cop30, la pressione della società civile e dei sindacati ha favorito l’adozione di un Meccanismo di transizione giusta per la protezione dei lavoratori e le comunità, mentre i paesi si spostano verso le energie pulite e un futuro resiliente al clima. La Corte internazionale di giustizia e la Corte interamericana dei diritti umani hanno emanato opinioni consultive che affermano gli obblighi in materia di diritti umani degli stati di rispondere ai danni climatici. Colombia e Paesi Bassi hanno concordato di co- ospitare ad aprile 2026 la prima Conferenza internazionale sulla giusta transizione dai combustibili fossili. Gli scioperi e le azioni di protesta a livello nazionale dei lavoratori portuali moltiplicatisi in Francia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Svezia hanno interrotto il transito e l’esportazione di armi verso Israele. I governi di Belgio, Bolivia, Canada, Colombia, Cuba, Honduras, Malesia, Namibia, Slovenia, Sudafrica e Spagna si sono impegnati nel 2025 a modificare o interrompere il commercio di armi con Israele. Le donne hanno ottenuto un ampliamento dei diritti d’aborto in paesi come Danimarca, Isole Faroe, Norvegia, Lussemburgo e Malawi. In Nepal, una rivolta guidata dai giovani contro la corruzione ha fatto cadere il governo. ABBIAMO RESISITITO. DOBBIAMO RESISTERE. E SÌ, RESISTEREMO. Questo non è solo un altro “periodo difficile”. È “il” momento difficile, che minaccia di distruggere tutto quello che è stato costruito negli ultimi 80 anni. Noi, gente comune, saremo all’altezza di questo momento storico. Avremo l’ambizione che questi tempi richiedono e il coraggio anche di cambiare con loro. Dobbiamo farlo come politici e diplomatici; come attivisti e consumatori; come lavoratori e produttori; come elettori e investitori; come persone di fede e persone con il coraggio delle nostre convinzioni. Insieme, dobbiamo costruire solide coalizioni di attori diversi e incoraggiare gli stati a fare lo stesso. Oggi “e ancora ci rialziamo” significa concentrarci su ciò che deve essere difeso in via prioritaria e a tutti i costi, non solo per il bene dei nostri diritti umani, ma anche per quelli delle generazioni future. Nella nostra resistenza, dobbiamo anche identificare chiaramente ciò che deve essere interrotto come questione di assoluta priorità, in mezzo allo tsunami di leggi, politiche e pratiche scatenato da attori statali e non statali con atteggiamenti predatori. Resistenza significa anche fare chiarezza su quello che deve essere trasformato. Dato il ritmo e la quantità di cambiamenti senza precedenti in corso, dovremo rivolgerci ancora una volta al potere della nostra fantasia e all’audacia della nostra creatività. Dobbiamo immaginare una visione trasformata e trasformativa dei diritti umani per il mondo che stiamo diventando, non semplicemente difendere i diritti umani nei termini del mondo che eravamo una volta. Insieme, dobbiamo allora guidare la nascita di questa trasforma- zione, con tutta la nostra creatività, determinazione e resilienza. La storia non è solo qualcosa che viene fatto a noi. È anche qualcosa di nostro da realizzare. E per il bene dell’umanità, è tempo di fare la storia dei diritti umani. Agnès Callamard Segretaria generale di Amnesty International
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