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10 LUGLIO 1976-10 LUGLIO 2026 a 50 anni di distanza LA VERA PREVENZIONE E’ ANCORA UN MIRAGGIOLA TRAGEDIA DELLA ICMESA DI SEVESO : POSTUMI MAI DIMENTICATI

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10 LUGLIO 1976-10 LUGLIO 2026 a 50 anni di distanza LA VERA PREVENZIONE E’ ANCORA UN MIRAGGIOLA TRAGEDIA DELLA ICMESA DI SEVESO : POSTUMI MAI DIMENTICATILa tragica vicenda della ICMESA di Seveso costituì una grave ferita nella coscienza dei movimenti operaio e studentesco degli anni settanta; i fattori di rischio alla fonte del disastro furono subito molto chiari; nel settantasette nel movimento delle facoltà di medicina, interno al movimento generale, la riflessione fu profonda;i fattori di rischio:•Produzione di una merce nociva, una sostanza chimica con funzione di diserbante ma anche pericolosamente intrecciata con usi ben lontani da quelli “agricoli” e quindi anche direttamente bellici•Una sostanza inquinante (la diossina) della sostanza base (Tcf, triclorofenolo) che divenne poi l’emblema della espansione dell’inquinamento persistente e indistruttibile a livello planetario; in quegli anni gli studi scientifici evidenziarono che il latte materno delle donne inuit era più inquinato di diossina del latte materno delle donne dei paesi occidentali industrializzati (a causa dell’accumulo degli inquinanti nella catena alimentare)•La diossina poi fu subito percepita come una sorta di trai d’union tra inquinamento industriale e inquinamento da inceneritori; la diossina e il “diserbante” tricolorofenolo (per le analogie con il famigerato agente orange usato come arma defoliante contro la popolazione vietnamita) furono per il movimento pacifista ed antimilitarista il trait d’union che collegava Seveso alla aggressione armata criminale e stragista dell’imperialismo USA al Vietnam ; e dalla resistenza ed esperienza medica e popolare vietnamita arrivarono indicazioni su come comportarsi: usare il sapone di Marsiglia per decontaminarsi visto che la diossina non idrosolubile ma liposolubile•La vicenda di Seveso evidenziò (in verità confermò) che la nocività della fabbrica si riverbera pesantemente sul territorio e quindi su tutta la popolazione compresi i bambini che in quella circostanza furono colpiti dal sintomo inquietante e acuto della cloracne e furono portati dai genitori all’ospedale di Meda dove , sconoscendosi sia la causa che la natura della malattia, furono trattati , da una “medicina bendata” (vale a dire all’oscuro dei fattori di rischio), con farmaci (controproducenti) ad azione immunodepressiva•DELLA DIFFUSIONE DELL’INQUINAMENTO E DEL RISCHIO DI MORTE DALLA FABBRICA AL TERRITORIO ABBIAMO POI AVUTO TRAGICHE “CONFERME” , BEN PREVEDIBILI, COME PER L’AMIANTO :A CASALE MONFERRATO I MORTI PER MESOTELIOMA SONO STATI IN NUMERO ENORMEMENTE PIU’ ALTO NELLA POPOLAZIONE CHE NELLA COORTE OPERAIA (non che non valutiamo i “numeri” ma è per dare una idea più precisa della entità della strage•A Seveso dopo gli effetti acuti manifestatisi a carico dei bambini emersero con maggiore chiarezza altri gravi rischi : teratogeni mutageni, cancerogeni, tossici sistemici•Ancora la tragedia di Seveso mostrò la gravità del trascurare sintomi precoci a danno dei lavoratori (scambiati per psicosomatici!) ed eventi sentinella a danno dell’ambiente (scarichi inquinanti); SU QUESTO ASPETTO LA RETE NAZIONALE LAVORO SICURO HA COLLOCATO UNO DEI TRE CARDINI PRINCIPALI DEL SUO PROGRAMMA : ARRIVARE IL “GIORNO PRIMA” E NON IL GIORNO DOPO !•La vicenda Icmesa, ancora, mise il dito nella piaga di una ulteriore contraddizione: la politica del “doppio standard” imposta canagliescamente dalle multinazionali, vale a dire la adozione di standard di sicurezza più bassi nei paesi poveri rispetto ai paesi con una classe operaia più debole e ricattabile rispetto a quella dei paesi occidentali; il reattore che scoppiò non sarebbe scoppiato se fossero stati rispettati gli adeguati standards di sicurezza ma l’Italia era evidentemente, per la multinazionale proprietaria della azienda, parte del “sud del mondo” in cui si potevano collocare le attività industriali nocive e ad alto rischio•Infine: verosimilmente la vicenda di Seveso potenziò la coscienza critica non solo nei movimenti ( a Bologna esisteva un comitato studentesco, nato peraltro nella facoltà di lettere col nome significativo“MAC ZERO”: una netta presa di distanza antagonista nei confronti della “scienza del padrone”) ma ebbe un riverbero anche sulle prassi istituzionali (anche se poi rapidamente “dimenticate”); non a caso la legge di riforma sanitaria attribuì alla USL (nella accezione della proposta di Giulio Maccacaro) il compito di “disegnare la mappa dei rischi in fabbrica e nel territorio”; come abbiamo detto sono poi insorte “amnesie” che hanno appunto condotto oggi la Ausl (mutazione genetica della idea USL di Maccacaro) a “dimenticare” i suoi compiti istituzionali, a trattare i dati dei rischi ambientali come fossero “segreto di stato “ (vedi di recente Ausl di Bologna per un capannone con copertura in fibrocemento ) e ad assumere in definitiva una sorta di equidistanza tra inquinatori e inquinati una equidistanza che ovviamente si riverbera negativamente contro i più vulnerabili, cioè le vittime dell’inquinamento, come è successo per una fabbrica di Borgotaro in provincia di Parma•Ancora: la tragedia della Icmesa di Seveso ha “ispirato” ampiamente anche la legislazione tecnica successiva finalizzata alla prevenzione dei disastri industriali; una legislazione complessa, a volte farraginosa; è stata efficace? A giudicare da eventi come la recente strage di Calenzano del 6 dicembre 2024 non è stata del tutto e sempre efficace anche se ha senz’altro contenuto rischi ed eventi negativi ; la esperienza ancora una volta dimostra che per fare vera prevenzione occorre puntare anzitutto alla eliminazione del rischio alla fonte piuttosto che al tentare solo di contenere il rischio e che occorre che eliminazione e contenimento (quando la eliminazione alla fonte non sia tecnologicamente fattibile) non siano delegate né al padrone né alle istituzioni ma devono vedere la partecipazione attiva della popolazione “IL GIORNO PRIMA” ATTRAVERSO LA ATTIVAZIONE DI ASSEMBLEE OPERAIE DI GRUPPO OMOGENEO E ANCHE DI ASSEMBLEE TERRITORIALI DI GRUPPO OMOGENEO DEI CITTADINI ESPOSTI A RISCHIO E AD INQUINAMENTOVito Totire, portavoce RETE NAZIONALE LAVORO SICUROBologna, 9.6.2026

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