di Luigi Campanella, professore emerito nell’Università La Sapienza di Roma
strategia 3-30-300 e la città a misura di natura
Una delle più interessanti proposte urbanistiche degli ultimi anni è la strategia 3-30-300, elaborata dall’urbanista Cecil Konijnendijk.
Il principio è semplice: almeno 3 alberi visibili da ogni abitazione, una copertura arborea del 30% in ogni quartiere e un’area verde di qualità raggiungibile entro 300 metri da ogni cittadino.
Non è soltanto un obiettivo ambientale, ma una scelta di salute pubblica: più verde significa meno calore, meno stress, migliore qualità dell’aria e maggiore vivibilità.
Roma, tuttavia, è ancora distante da questi parametri. Solo circa il 15% degli edifici beneficia di un’adeguata copertura arborea, mentre dal 2006 sono andati perduti oltre 1.500 ettari di aree naturali e agricole. L’impermeabilizzazione del suolo e la crescente pressione urbana hanno aumentato la vulnerabilità della città.
Dalla città giardino alla città resiliente
L’idea di una città dove natura e urbanizzazione convivono non nasce oggi.
Alla fine dell’Ottocento l’urbanista britannico Ebenezer Howard elaborò la teoria della “città giardino”, immaginando centri urbani capaci di integrare abitazioni, servizi e grandi aree verdi, superando la contrapposizione tra città e ambiente naturale.
A distanza di oltre un secolo, quella intuizione torna di straordinaria attualità. La crisi climatica dimostra che le città non possono più essere progettate soltanto come spazi costruiti: alberi, parchi, acqua e suolo permeabile devono diventare elementi fondamentali del loro funzionamento.