recensione di Marina Cagossi, bibliofila

Ciliegi in fiore, cedri, cachi, pini, aceri, cipressi.
Gli alberi del Giappone non sono solo emblemi di bellezza e incantevoli elementi del paesaggio: sono esseri senzienti, specchi dell’esistenza umana, compagni di vita con cui bisogna trascorrere tutte e quattro le stagioni per poter dire di conoscerli. In questi quindici saggi, scritti a partire dal 1971 durante percorsi tra foreste millenarie e giardini domestici, l’autrice osserva foglie, radici e cortecce con la devozione del pellegrino, con un’attenzione quasi ossessiva per il dettaglio, come la luce che filtra tra i rami.
È la filosofia che ha ispirato il film Perfect Days di Wim Wenders, il cui protagonista, infatti, legge e rilegge questo libro. Tradotto per la prima volta in italiano, Alberi (pubblicato postumo nel 1992) è un affascinante e raffinatissimo viaggio alla scoperta degli alberi più straordinari del Giappone.
Questo libro contiene 15 saggi sugli alberi. Il primo “il rinnovamento degli abeti di Ezo” pubblicato nel gennaio del 1971 , mentre l’ultimo, “Il pioppo”, nel giugno del 1984, il che significa che furono scritti nell’arco di tredici anni e mezzo.
Per Koda Aya fu un periodo di instancabili viaggi attraverso il Giappone, durante i quali cercò quasi in maniera ossessiva di trovare un modo per comprendere appieno gli alberi che incontrava e il fatto che il libro non sia stato completato in vita e sia stato poi pubblicato postumo suggerisce cje forse vi era qualcosa che non era riuscita a cogliere e a fare suo pienamente.
Dopotutto, l’atteggiamento dell’autrice è che, anche quando si interagisce con gli alberi, “nulla è certo finché non è passato un anno intero e bisogna osservarli almeno 4 volte, una per ogni stagione.