di Luigi Campanella, professore emerito nell’Università La Sapienza di Roma
La domanda che non cesserà mai di affascinare chi la pone e chi ad essa dovrebbe dare una risposta è che cosa sia la vita.Alcuni ricercatori dell’università del Minnesota pensano di avere la risposta in quella che loro chiamano la cellula patata,una vescicola di grassi riempita del DNA con 36 geni.Questa struttura risponderebbe alle 4 esigenze della vita,nascere,crescere,generare una prole e morire.La rivista CELL non ha accettato questa cella come forma di vita sintetica.L’hanno definita un’operazione alla Frankestein che produce una creatura in grado di inglobare nutrienti,ma capace di dividersi e moltiplicarsi in modo disordinato e irregolare senza garanzie circa la riproduzione del DNA,viceversa fondamentale per un vivente.Inoltre se danneggiata la cellula patata non ha capacità alcuna di riparare e le cellule vitali necessarie al risanamento devono essere fornite dall’esterno.Nasce però una nuova prospettiva per la cellula patata:divenire un produttore di molecole preziose come antiinquinanti e farmaci senza il rischio della moltiplicazione incontrollata di cellule sconosciute.Una curiosità sul nome: spud vuol dire patata, termine scelto per la forma della proto-cellula, ma il termine SpudCell è anche un richiamo allo Sputnik, primo satellite artificiale lanciato in orbita, e all’alba dell’era spaziale, poiché i ricercatori vogliono porsi come pionieri di un nuovo corso della biologia sintetica