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Intelligenza Artificiale e Bene comune

  • di

di Walter Orsi

Alcune riflessioni
Come nelle precedenti rivoluzioni (quali ad esempio: la rivoluzione industriale, la diffusione di internet e dei social) l’intelligenza artificiale ha fatto emergere l’impreparazione dei cittadini, privi di modelli interpretativi in grado di comprendere e governare questo grande cambiamento. Ancora una volta lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie sono state interpretate facendo riferimento a due modelli dicotomici: da un lato sono stati messi in evidenza prevalentemente gli aspetti positivi (il contributo dell’intelligenza artificiale in termini di sviluppo, crescita economica, maggiore efficacia ed efficienza a livello produttivo, nuovi scenari per quanto riguarda ad esempio la medicina, la salute, la cultura, il turismo), dall’altro le nuove tecnologie hanno fatto emergere critiche, timori, disorientamenti, crisi  motivazionali, solitudini, depressioni, nuove dipendenze, difficoltà a rappresentare l’evoluzione del contesto economico, sociale e culturale in cui siamo inseriti.
 
Il senso di impotenza del cittadino
In questa situazione sta emergendo un senso di impotenza del cittadino che ancora una volta sperimenta la difficoltà a cogliere gli aspetti positivi e negativi  dello sviluppo tecnologico, ma soprattutto l’incapacità di tentare una qualche forma di partecipazione ad un processo di governo, che si proponga di utilizzare le nuove tecnologie  in modo attivo, consapevole e responsabile. L’intelligenza artificiale  ha svelato e rafforzato  ulteriormente  la tendenza ad una delega sempre più diffusa da parte del cittadino nel rispondere a tutti i suoi bisogni, attraverso i diversi sottosistemi della società (economico, politico-amministrativo, socio-culturale).
In questa prospettiva l’intelligenza artificiale può sviluppare un processo di progressivo cambiamento degli attuali sistemi di delega e di risposta ai bisogni dei cittadini. Se in passato tali risposte prevedevano quasi sempre tentativi di programmazione e di controllo, da parte del cittadino, dei diversi percorsi di delega, con l’intelligenza artificiale può emergere il rischio che tali funzioni siano affidate integralmente alle nuove tecnologie, tenuto conto della difficoltà del cittadino di interpretare e governare la complessità di  tali percorsi.
 
L’Intelligenza Artificiale può fornire nuovi stimoli per costruire il bene comune
La difficoltà di capire  il senso della rivoluzione introdotta dall’intelligenza artificiale può fornire però anche nuovi stimoli per riscoprire l’identità ed il valore della delega che ancora può svolgere il cittadino nell’organizzazione delle risposte ai suoi bisogni e nella costruzione del bene comune. A questo proposito vale la pena ricordare che in diversi ambiti operativi i cittadini da tempo manifestano la difficoltà ad accettare una delega totale ai diversi sistemi esperti delle organizzazioni, delle istituzioni, del mercato. Ad esempio nella sanità molto spesso i cittadini manifestano la volontà di essere informati sul processo di cura, di partecipare ad alcune fasi del percorso terapeutico, di migliorare l’integrazione delle informazioni, delle conoscenze, delle diverse pratiche professionali, di condividere determinate funzioni di promozione della salute. E’ evidente quindi che l’intelligenza artificiale può contribuire a  migliorare l’integrazione dei diversi sistemi esperti e dei professionisti, ma anche a ricostruire e  valorizzare il senso della delega dei cittadini.
Tale prospettiva richiede però una nuova narrazione ed organizzazione del ruolo dei cittadini intesi non più solo come pazienti, utenti, consumatori, ma come esperti di qualità della vita,  portatori di invenzione e innovazione sociale.
Di fronte al grande disorientamento che stiamo vivendo (dominato dalle logiche del potere, dalla crisi dei valori, dalla crescente difficoltà dei sistemi di governo e  delle politiche istituzionali, dal cambiamento climatico) è sempre più difficile capire come i cittadini ed in particolare i giovani possono rispondere, ricostruire, dare nuove speranze per il futuro, curare il bene comune.
In questa società sempre più globalizzata occorre evitare una rappresentazione ed una narrazione che tutto dipenda dal livello ‘macro’, dai detentori del potere politico, economico, culturale dove il singolo cittadino è solo un dipendente, un utente, un consumatore, un operatore passivo. Occorre invece riscoprire cosa concretamente possono fare i cittadini nella loro esperienza quotidiana, nelle buone pratiche sociali tese ad evitare gli effetti perversi che spesso accompagnano l’avvento delle nuove tecnologie, ma soprattutto per contribuire, partendo dal ‘micro’, a governare i processi di cura dei beni comuni e quindi per dare nuove speranze al futuro del pianeta e dei suoi abitanti.
Se intendiamo percorrere questa strada è fondamentale interrogarsi sul contributo che i cittadini possono fornire affinché lo sviluppo non sia solo economico, ma sociale, culturale, etico, orientato al continuo miglioramento della qualità della vita e del bene comune .
 
L’invenzione e l’innovazione sociale dei cittadini
Per costruire questa prospettiva, è fondamentale che le persone siano di nuovo protagoniste di azioni, comportamenti, progetti  a due livelli:
Il primo teso  a riscoprire e valorizzare il ruolo e le potenzialità delle buone pratiche sociali centrate sulla capacità dei cittadini di inventare risposte innovative ai bisogni di cura delle persone e dei beni comuni, senza confidare su soluzioni predefinite dell’intelligenza artificiale. Le esperienze, le iniziative, ed i progetti rilevati da Cittadinanzattiva Emilia Romagna (censiti nel sito specifico: https://buonepratichesociali.cittadinanzattiva-er.it) ci consentono di essere ottimisti per quanto riguarda tale scenario, grazie all’azione  fondamentale dei giovani che come è stato rilevato rappresentano  molto spesso i veri inventori e protagonisti di queste buone pratiche sociali.
Il secondo teso a valorizzare e mettere in rete le conoscenze, le competenze, le esperienze connesse ai ruoli che ogni persona interpreta nella propria vita, in un’ottica costruttiva. Ogni cittadino deve scoprire, giorno per giorno, che è necessario andare oltre ad una prospettiva solo critica, conflittuale, consolidata, affidata agli esperti,  a chi detiene il potere, ai social, ai mass media, all’intelligenza artificiale. Ogni cittadino deve poter scoprire il tesoro nascosto che solo lui detiene, rappresentato dalle sue invenzioni sociali, dalle sue pratiche operative, dalle sue reti, dai suoi valori, dal suo prezioso contributo per la cura del bene comune, dalle alleanze che si possono  sviluppare con tutte le persone di buona volontà, con le organizzazioni, le istituzioni, le imprese  interessate a dare speranza al futuro. Solo in questa prospettiva è possibile riscoprire i limiti, i rischi e le potenzialità della grande rivoluzione che stiamo vivendo, per contribuire a governare l’utilizzo delle nuove tecnologie e quindi anche l’intelligenza artificiale. Sono tanti gli esempi e le testimonianze che dimostrano come sia possibile procedere in questa direzione. Quanti cittadini nelle loro esperienze legate ai vari ruoli interpretati hanno dimostrato che il loro contributo è stato fondamentale per  coinvolgere, arricchire e migliorare i servizi socio-sanitari  (penso ai tanti progetti di Cittadinanzattiva, ma anche a tante altre esperienze, quali ad esempio: “Gli Amici di Luca”, “I Piccoli grandi cuori”, l’”Ageop” e  tante altre sviluppate nel contesto della Sanità dell’Emilia Romagna).

I giovani di Cittadinanzattiva: verso nuovi scenari di cura del bene comune
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale può rappresentare l’occasione per dare ulteriore valore al contributo dei giovani nella realizzazione di nuove buone pratiche sociali, ma anche a trasformare le esperienze, legate ai ruoli interpretati e alle reti di riferimento, in altre opportunità ed alleanze, in percorsi operativi tesi a mettere in pratica determinati valori (quali: la solidarietà, la responsabilità, l’inclusione sociale, il rispetto, l’empatia,  l’amicizia, la giustiziala, la pace), ad attivare una nuova e diffusa responsabilizzazione per la cura dei beni comuni. In questa prospettiva sono convinto che la sfida dell’Intelligenza Artificiale possa aprire anche nuovi scenari tesi a valorizzare l’identità ed il  ruolo dei giovani di Cittadinanzattiva.
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