26.09.26 – Berlino – Reiner Braun e Michael Müller – Pressenza Berlin
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25 anni fa, il 25 settembre 2001, Vladimir Putin tenne davanti al Bundestag (parlamento federale tedesco) un discorso molto seguito sulle relazioni tedesco-russe e sulla visione di un’Europa unita. Il verbale riportava numerosi applausi entusiastici da parte dei 650 presenti al Bundestag e, alla fine, «Applausi prolungati – I deputati si alzano in piedi».
All’epoca, quattordici giorni dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre al World Trade Center di New York, Putin, dopo una breve introduzione in lingua russa, tenne il suo discorso in tedesco, la «lingua di Goethe, Schiller e Kant». Fece riferimento alla storia europea comune e all’unità della cultura europea. Chiese alla Germania di assumere un ruolo consapevole in Europa e nel mondo. Putin vedeva nella Germania il suo principale interlocutore europeo.
Il presidente russo riprese l’idea di Gorbaciov della «Casa comune d’Europa», che nel 1990 non era stata realizzabile soprattutto a causa della resistenza degli Stati Uniti. Putin l’ha ripresa, vedendo in un’«Europa unita e sicura» il presagio di un «mondo unito e sicuro». L’Europa deve quindi rimanere un «potente e autonomo centro della politica mondiale» e, a tal fine, unire le proprie risorse a quelle della Russia. Ha sottolineato che il suo Paese intendeva proseguire lungo l’altro versante della politica di distensione, ovvero la via del disarmo, della limitazione degli armamenti e del controllo degli armamenti.
Con la fine del mondo diviso tra Est e Ovest, nel 1990 si era spalancata la finestra per l’unità europea. Per l’allora cancelliere tedesco Willy Brandt era giunto il momento di realizzare la visione di una «europeizzazione dell’Europa». Ma l’Occidente non vedeva alcun motivo per riformarsi e cooperare con Mosca. L’Europa occidentale si considerava la «vincitrice» nella contrapposizione tra i sistemi. E il successore di Gorbaciov, Boris Eltsin, fece tutto ciò che l’Occidente voleva. Con un’economia di mercato neoliberista priva di tutele sociali, fece precipitare la Russia in una profonda crisi e favorì la nascita di una nuova classe oligarchica. In breve: le opportunità offerte dalla svolta storica per un’Europa comune non furono riconosciute e quindi non furono sfruttate.
Nel 2001 Putin, che aveva dato nuova stabilità alla società russa, tese per la seconda volta la mano al Bundestag per una politica europea comune. Ma anche questa volta gli interessi della NATO erano più importanti e l’alleanza esclusiva con gli Stati Uniti, sia in Germania che tra i partner europei, era più forte di una politica comune di intesa e cooperazione europea. L’«Occidente» ha esteso la NATO verso est, e anche la seconda occasione è stata sprecata.
La politica neoliberista ha portato il mondo in una profonda crisi. Anziché una “Casa comune europea”, si è arrivati a un nuovo scontro. Oggi l’offerta di Putin viene diffamata dai nuovi sostenitori della guerra fredda come una “mascherata ipocrita di un imperialista russo”, mentre gli applausi di approvazione al Bundestag vengono definiti “negazione della realtà”, “ingenuità da ingenui” e “russofilia sognante”.
Con i conflitti in Ucraina dal 2014 e soprattutto dall’inizio della guerra nel 2022, si è consolidata l’affermazione secondo cui Putin, «ex agente del KGB», vorrebbe ripristinare l’ex Unione Sovietica e che, a tal fine, ogni mezzo gli sia lecito. Si consolida così uno scontro senza prospettive, le cui vittime sono non da ultimo i numerosi morti nella guerra in Ucraina, dove lo scorso anno sono morte tante persone quante nella guerra più sanguinosa dopo il 1945, quella in Ruanda.
Il discorso di Putin è stato preparato con grande cura, anche con l’aiuto di Horst Teltschik. Liquidarlo oggi come «lavaggio del cervello» significa ricorrere a argomentazioni azzardate per giustificarlo. Putin è responsabile della guerra attuale, ma l’Europa ha sprecato per due volte l’occasione di raggiungere un’intesa. Anche questo fa parte della realtà europea.
Abbiamo ancora una terza occasione? Abbiamo il dovere e la responsabilità di provarci, tanto più che solo un’Europa civile e orientata alla pace può assumere un ruolo determinante nel contesto del nuovo assetto mondiale. A tal fine è necessario rilanciare i primi passi diplomatici e della società civile verso una sicurezza comune, opporsi alla militarizzazione e alla corsa agli armamenti della nostra società, rifiutare l’immagine della Russia come nemico e chiedere iniziative tedesche ed europee per un cessate il fuoco e negoziati di pace in Ucraina. Non da ultimo, il disarmo e il controllo degli armamenti devono essere inseriti nell’agenda internazionale.
Un contributo di Reiner Braun e Michael Müller