Vai al contenuto

“PRIMA LA PACE”

  • di

Capella Farnese, 2 ottobre ‘26

Intervento di Ugo Mazza

PER UNA TRATTATIVA TRA UNIONE EUROPEA E RUSSIA PER LA SICUREZZA RECIPORCA 

Sono tra coloro che ritengono le guerre in corso non siano dovute a uno scontro di civiltà.

Io penso che siano frutto dello scontro geopolitico per il controllo delle fonti energetiche e delle terre rare per la continuità di questo capitalismo tecno-finanziario senza frontiere che ci ha portato alla crisi climatica.

Inoltre, penso che tra noi ci sono valutazione diverse sulle ragioni della guerra tra la Nato e la Russia in Ucraina. Ma certo tutti abbiamo a cuore il destino del popolo ucraino, agnello sacrificale di quelle logiche di potenza che hanno travolto il diritto internazionale nel mondo e nel nostro continente, dove si parla, come fosse un pranzo di gala, della possibilità di una guerra totale entro il 2030.

La Russia sostiene di essere ricorsa a una “guerra preventiva” per il suo “bisogno di sicurezza”, contro le armate della Nato sul confine indifendibile da cui sono entrate le armate di Hitler, facendo milioni di morti.

Nell’Unione europea si sostiene che per il nostro “bisogno di sicurezza”, ogni Paese dovrà spendere miliardi per le armi, con le industrie militarizzate per decenni, togliendo risorse alla “sicurezza sociale” dei cittadini.  

E’ uno scenario tremendo dove la logica di parte trasforma l’avversario in nemico, anche in casa propria.

Un giornalista autorevole come Massimo Franco sul Corriere commentando le diversità sull’Ucraina è giunto a scrivere: “bisogna decidere da che parte stare”. Altri già scrivono che “la migliore difesa è l’attacco”.

Queste logiche stanno stravolgendo il senso di quel nostro “bisogno di sicurezza” più generale, personale e collettivo, democratico e sociale, e oggi anche climatico e pacifico.

Come si vede il nazionalismo della “propria sicurezza, senza se e senza ma”, ci sta portando alla guerra.

All’opposto, il concetto di “sicurezza reciproca” fa parte della storia dei lavoratori ed è alla base della Costituzione della democrazia nel nostro Paese, della stessa idea di Europa nata a Ventotene e dell’obiettivo della convivenza di regimi politici diversi, come del “diritto internazionale”, oggi quasi cancellato.

Come possiamo rassegnarci a questo scenario di guerra che rende il mondo ancora più ingiusto e invivibile?

Perché la contrarietà alla guerra di oltre il 60% degli italiani non si trasforma in un forte movimento per la fine della guerra in Europa e per la pace nel mondo?

Si sente l’urgenza di un movimento popolare che ribalti la logica della guerra affermando che la “sicurezza” come la pace, è possibile solo se diventa un fatto reciproco: bisogna avere la forza morale e politica, di riconoscere le ragioni degli altri, anche del nemico con cui si deve trattare per la pace.

La “sicurezza” è la speranza di tutti i popoli e deve avere un senso strategico di cambiamento, non può essere concepita come una difesa dello “status quo” dei ceti più ricchi in un mondo sempre più ingiusto e pericoloso per l’intera umanità.

Non a caso Don Milani diceva che “la guerra la vogliono i ricchi ma la pagano i più poveri”

Serve un movimento con l’obiettivo di spingere il Governo e l’opposizione ad assumere una posizione netta perché l’UE nomini finalmente un proprio rappresentante per avviare una trattativa strategica con il nemico.

Qualcuno dirà subito che la Russia non lo vuole: intanto facciamolo noi perché anche la “difesa comune europea” sia parte di una strategia opposta a chi nella NATO e tra i “volonterosi pensa che si debba passare a una “difesa aggressiva”: Crosetto ieri ha chiesto che per i bunker si eliminino i vincoli paesaggistici.

Dobbiamo lavorare per unire posizione diverse anche tra noi, serve un movimento un movimento popolare e unitario, colto e informato, che si batta per fermare la guerra con l’avvio di una trattativa che risponda all’attesa di tutti i popoli, al di là di ogni confine.

Un movimento che unisca gli italiani per la SICUREZZA RECIPROCA TRA EUROPA E RUSSIA, E VICEVERSA.

Perché non assumerci la responsabilità di proporre a tutte le associazioni disponibili di incontrarsi per un redigere appello che metta in campo questo movimento al più presto? Non c’è più tempo.

(Visited 5 times, 1 visits today)

Lascia un commento