La maggior parte delle emergenze si verifica in ambiente domestico. È qui che una rete di cittadini pronti a intervenire col defibrillatore può fare la differenza, prima ancora dell’arrivo dell’ambulanza

Alessandro Malpelo 17 Ottobre 2026

Diciassette persone su cento, contro meno di sette. È il confronto sulla sopravvivenza all’arresto cardiaco diffuso dalle aziende sanitarie bolognesi: 17% a Bologna, 6,6% nella media italiana. Un divario che porta fuori dall’ospedale, dentro quei minuti in cui i soccorsi stanno arrivando e qualcuno, accanto alla persona colpita, può già fare la differenza.
Il dato è stato presentato in occasione di VIVA!, la settimana della rianimazione cardiopolmonare. Dietro il risultato c’è anche il coinvolgimento dei cittadini attraverso DAE RespondER, l’app regionale sviluppata dall’AUSL di Bologna. Il sistema avvisa gli iscritti nelle vicinanze di un sospetto arresto e indica il defibrillatore più vicino. Mentre parte l’ambulanza, può attivarsi chi si trova a pochi passi.
Si chiama il 112, il soccorso sanitario resta al 118
Per chiedere aiuto si chiama il 112, Numero unico europeo di emergenza, attivo in tutta l’Emilia-Romagna dal 1° aprile 2025. La chiamata viene indirizzata alla centrale sanitaria 118, che coordina l’intervento e può allertare i cittadini attraverso l’app. Anche il vecchio numero 118 rimane raggiungibile: le telefonate confluiscono nel sistema del 112.
Non sono dunque due servizi in concorrenza. Il 112 è la porta d’ingresso comune alle emergenze; il 118 conserva la gestione del soccorso sanitario. Per il cittadino il messaggio è semplice: chiamare subito e seguire le indicazioni degli operatori.
Il tempo fra la chiamata e la sirena
L’arresto cardiaco interrompe la circolazione efficace del sangue. Il cervello e gli altri organi non ricevono più l’ossigeno necessario: riconoscere l’emergenza e cominciare il soccorso significa intervenire in una finestra decisiva. Infarto e arresto cardiaco non sono sinonimi, anche se il primo può provocare il secondo.
Per chi assiste, quei minuti possono sembrare interminabili. Per il sistema di emergenza sono un intervallo da ridurre e, quando possibile, da riempire con un intervento precoce. La telefonata non serve soltanto a comunicare un indirizzo: permette di ricevere assistenza per riconoscere la situazione e iniziare le manovre indicate. È il punto sottolineato da Federico Semeraro, anestesista rianimatore dell’AUSL di Bologna all’ospedale Maggiore: chi interviene subito permette di guadagnare tempo prezioso. L’aiuto dei presenti entra nella stessa sequenza di soccorso che prosegue con i professionisti.
Il vicino che risponde all’allerta
Nel 2025, secondo la comunicazione istituzionale, nel 57% dei casi considerati un cittadino ha accettato l’allerta del 118. È una disponibilità a intervenire, da non confondere con il numero delle persone salvate.
Il significato pratico è immediato: una notifica può raggiungere qualcuno che non vede l’emergenza, ma si trova abbastanza vicino da poter aiutare. Chi accetta viene inserito in una risposta coordinata: una persona può iniziare le compressioni, un’altra recuperare il dispositivo.
Il punto non è trasformare ogni cittadino in un professionista dell’emergenza. È collegare la disponibilità ad aiutare a una regia capace di orientarla. La formazione rende più preparati; il coordinamento permette di impiegare quell’aiuto dove serve.
La svolta oltre la porta di casa
Da fine 2024 le allerte comprendono anche le abitazioni private, dove si verifica la maggior parte degli arresti cardiaci. È un passaggio importante: l’immagine più comune del soccorso riguarda una piazza, una palestra o una stazione. Ma l’emergenza può cominciare in soggiorno, davanti a un familiare.
Qui non c’è necessariamente una folla da cui possa emergere qualcuno capace di intervenire. Portare la rete di soccorso vicino alle case significa affrontare anche questa solitudine: rendere raggiungibile dall’aiuto una persona che si trova dietro una porta.
Nell’area metropolitana bolognese risultano registrati 2.143 defibrillatori. Il loro numero racconta una parte dell’impegno; l’altra riguarda la possibilità di recuperarli quando servono. Un apparecchio dentro un edificio chiuso non offre le stesse opportunità di uno disponibile anche la sera o nei giorni festivi.
Che cosa raccontano le percentuali
Il confronto diffuso richiama dati EuReCa Three, IRC e AUSL Bologna. Non dimostra che tutto il vantaggio dipenda dall’app: descrive il risultato di un sistema al quale contribuiscono riconoscimento dell’emergenza, intervento dei presenti, defibrillazione, soccorso professionale e cure successive.
Occorre inoltre distinguere i periodi di osservazione: lo studio europeo EuReCa THREE ha raccolto informazioni nel 2022, mentre i dati locali sull’attività e sulle allerte riguardano il 2025. Le percentuali comunicate non vanno presentate come un confronto sperimentale fra popolazioni identiche.
Resta il messaggio che rende questa esperienza interessante anche per chi vive altrove: la risposta all’emergenza può cominciare prima dell’arrivo dell’ambulanza. Per chi assiste a un sospetto arresto, il primo passo è chiamare il 112. Dall’altra parte si mette in movimento una rete. E qualcuno potrebbe essere già vicino.
Fonti consultate:
- IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, Policlinico di Sant’Orsola. I bolognesi lo fanno di più. E i risultati si vedono. 16 ottobre 2026.
- Gräsner JT, Wnent J, Lefering R, et al. European registry of cardiac arrest study THREE (EuReCa-THREE): EMS response time influence on outcome in Europe. Resuscitation. 2026;223:110704. doi:10.1016/j.resuscitation.2025.110704.
- Regione Emilia-Romagna, Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile. Numero Unico Europeo 112: dal 1° aprile, attivo sull’intero territorio regionale. 1 aprile 2025.
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