17.10.26 – Franco Berardi Bifo – Comune-info

Nel sito di Effimera, un articolo di Cristina Morini illumina le ragioni profonde della rivolta studentesca in Francia: la restaurazione della selezione classista codificata dall’algoritmo Parcoursup: https://effimera.org/linverno-dello-scontento-dei-giovani-tra-la-rabbia-di-parigi-e-lo-strano-silenzio-italiano-di-cristina-morini/.
Intanto i dati dicono che negli ultimi cinque anni i paesi NATO hanno aumentato la spesa militare a un ritmo più alto che negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Se raggiungeranno il 5% di spesa, avranno superato la spesa della Gran Bretagna negli anni precedenti la Grande Guerra. Ci sono nel mondo più conflitti armati di quanti ce ne siano mai stati dal 1946. Tutti, con l’eccezione dell’Ucraina, sono nel Sud Globale, ma i paesi NATO sono coinvolti in quasi tutti questi conflitti. Il futuro strategico della rivolta studentesca sta nell’autorganizzazione del lavoro cognitivo. La domanda allora è: quale futuro tattico, quale futuro politico immediato possono avere le rivolte studentesche?
Cosa sta accadendo nel mondo?
L’inflazione riduce i salari, il riarmo ruba risorse alla scuola e alla società, il costo degli affitti cresce. A Madrid, gli affitti sono quasi raddoppiati nell’arco di un decennio (passando da 12,8 a 23,3 euro al metro quadro tra il 2016 e il 2026), i salari sono cresciuti di quasi un terzo in un periodo analogo e l’edilizia residenziale pubblica rappresenta meno del 2% del patrimonio abitativo, a fronte di una media europea dell’8%. A quindici anni dal movimento del 15-M, la piazza è tornata a essere luogo di assemblea. Non si torna indietro. Come novanta anni fa la Spagna è il luogo in cui si svolge l’ultima battaglia. Per quanto sembri improbabile, dalle elezioni del 29 novembre può venire l’imprevisto: un governo socialista che realizzi un programma di esproprio per ridurre gli affitti, e che mantenga l’impegno già preso da Sanchez di non aumentare le spese militari.
In questo scenario, i fascisti ovunque attizzano la discriminazione e il razzismo, ma nelle scuole italiane si espongono cartelli con su scritto: “Qui nessuno è straniero”.
Di certo i governi di Francia, Italia e Germania stanno sottraendo risorse alla società per destinarle alla guerra. Per questo c’è bisogno di scioperare, occupare le strade, manifestare la solidarietà, l’amicizia e l’allegria, organizzare la diserzione dalla guerra che si prepara in ogni nicchia.
C’è anche altro: la costruzione dei data center per alimentare la macchina da guerra intelligente succhia via le risorse della società. La rivolta contro i data center dilaga in molti paesi del mondo.
Spagna, Francia, Italia, Albania: come il Cile qualche anno fa?
In tutto questo merita attenzione un articolo del collettivo La Cafebreria (edito in forma collettiva da un gruppo che fa capo all’omonimo centro culturale/libreria indipendente di Ñuñoa, comune della provincia di Santiago del Cile, ¿Revueltas de octubre?) analizza il rapporto tra quel che succede in Europa dove studenti e studentesse hanno iniziato una rivolta che coinvolge la Francia, la Spagna, l’Albania, e quel che succede in America Latina, dove il trumpismo ha trionfato dovunque (si attende con ansia il ballottaggio in Brasile). La Cafebreria – qui la traduzione completa dell’articolo – avverte che c’è il pericolo che il Cile (dove la rivolta del 2019 anticipò temi e forme della rivolta francese di oggi) rappresenti il futuro della Francia e dell’Europa in generale. Insomma, le elezioni che avranno luogo nei prossimi mesi in Spagna, in Francia, in Italia, si annunciano difficili per la sinistra. Potranno le rivolte influenzare la sinistra politica? In Cile questo non è stato possibile, in Spagna invece gli occupati di Puerta del Sol hanno influenzato in maniera diretta la sfera politica. Solo a partire dalla rivolta sociale si può pensare di fermare la destra.
Ma il vero problema è questo: la rivolta sociale non si traduce nella sfera politica perché la sinistra politica è un corpo morto. Lo è da tanto tempo, forse era già un corpo morto nella seconda parte del secolo ventesimo. Oggi la sinistra non è più in alcun modo capace di esprimere il rifiuto sociale del neoliberismo e il rifiuto maggioritario della guerra.
Allora la nuova domanda é: si può sostituire il mosaico di stanche formazioni politiche di una sinistra che ha perduto ogni vitalità con un fronte unito contro la guerra e contro la ferocia dell’economia liberista?