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Lettera aperta di un nonno ai giovani manifestanti

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Superati, con gli otto morti sul lavoro di ieri i 1200 morti complessivi. A questa mattina in ottobre ci sono già stati 103 morti L’infernale subappalto a cascata oltre che aver fatto  raddoppiare i morti nell’autotrasporto,  fa salire su un’impalcatura tre operaia in subappalto che minacciano di buttarsi: da mesi non ricevano lo stipendio.  In allegato anche il Report dell’Osservatorio del 2026 aggiornato a questa mattina

Cari giovani,
​vi vedo. Vedo che state tornando in piazza, numerosissimi, per la vostra situazione di studenti e di giovani italiani costretti ad emigrare all’estero per avere un salario dignitoso. E vedete i vostri fratelli maggiori costretti a farlo dopo aver studiato tanto, pur di trovare una vita e un lavoro giusti e dignitosi. Fate bene a rivendicare e a riunirvi.
​Quello che è successo in Serbia fa comprendere che se credete in voi stessi, se credete alla vostra generazione e alla vostra giovinezza, potete muovere il mondo. Quei giovani studenti, del resto, hanno vinto le elezioni e adesso comanderanno in Serbia: speriamo davvero che da lì parta un esempio luminoso per tutto il pianeta.
​Ma c’è una cosa che mi sta immensamente a cuore raccomandarvi: lottate con molta forza, ma senza mai usare la violenza. Questo è importantissimo.
​Io ho 77 anni. Sono un nonno, ho dei nipoti e comprendo benissimo l’energia che avete voi giovani che volete un futuro. Fate bene, ma non cadete mai nella violenza, perché è quello che cercano sempre per reprimere il dissenso.
​Io ho vissuto il ’68 e ho vissuto il ’77. Qui a Bologna, nel ’77, c’erano i blindati e i carri armati in strada: immaginate a che livelli era arrivata la protesta e la violenza, Realizzai allora anche alcuni dipinti sugli scontri. Ho visto come sono finiti male quegli anni, alimentati da quella violenza diffusa, da quella spirale di reazione contro reazione. Da quel clima nacquero derive e si aprì la strada al terrorismo, sia di destra che di sinistra. E cosa è rimasto di tutto questo? Niente. La violenza ha prodotto solo repressione e ha fatto cadere le cose buone delle rivendicazioni di allora. Tutto si è fermato, e c’è stato un ritorno al passato. È esattamente quello che cercano anche ora.
​Un appello particolare voglio rivolgerlo ai figli di immigrati, soprattutto nordafricani. Io, che monitoro queste tragedie da 19 anni come curatore dell’Osservatorio di Bologna sui morti sul lavoro, oggi vi dico: i vostri padri muoiono il doppio degli italiani perché fanno i lavori più umili e pericolosi. Comprendo benissimo: si fa una fatica immensa, non si riesce a volte a mettere insieme il pranzo con la cena, anche se in famiglia si lavora in due, e in più si devono pagare affitti esorbitanti. Posso comprendere benissimo la vostra rabbia nel vedervi poi trattati come intrusi e diversi. Ma già ora ci sono imprenditori che creano ricchezza anche per gli italiani.
​Spesso, per chi ha il potere, i vostri genitori sono considerati solo “braccia” — come del resto lo sono anche i lavoratori italiani, ma gli stranieri ancora di più perché fanno i lavori più umili. E quanta sofferenza provate a non sentirvi integrati, a sentirvi ignorati, considerati solo come “i figli di quelle braccia”.
​Ma non ci cascate. Io posso capirvi profondamente: sono immigrato dal Sud, ero il settimo di nove fratelli e avevo solo 5 anni quando la mia famiglia è arrivata al nord. Lo stesso razzismo che c’è oggi lo subivamo noi meridionali  quando siamo arrivati nel Nord Italia: “Non si affitta ai meridionali” erano cartelli sparsi in ogni città. E ci offendevano anche sui luoghi di lavoro, io stesso ne ho ricevute da giovanissimo sul lavoro, e questo perché vedevano sul libretto di lavoro che ero nato al sud. Ma noi abbiamo lottato, e adesso ci siamo perfettamente integrati, non possono più fare a meno di noi, Bologna sarebbe ora un deserto senza il nostro arrivo e così in tutte le città del centro nord, due degli ultimi Sindaci di Bologna hanno chiaramente origini meridionali di seconda e terza generazione,  ora c’è tanta classe dirigente nel Nord che proviene dal Sud Italia, figli e nipoti di quegli immigrati trattati così.
​Voi siete giovani nati qui o arrivati bambini, siete italiani acquisiti. Ma se commettete queste violenze, non sarete più né italiani e neanche della terra da cui provenite. Certo che è difficile sopportare il razzismo che viene diffuso da certi partiti che traggono da questo il loro consenso, e non solo in Italia.
​State molto attenti, non cascate nel tranello.
​Fortunatamente la maggioranza degli italiani non è razzista; ma la propaganda, spesso alimentata da media compiacenti, fa passare un crimine commesso da uno straniero cento volte di più rispetto a uno commesso da un italiano.
​Fate la vostra parte, abbiate fiducia nei vostri mezzi e intelligenza, rispettate la legge e cercate di diventare classe dirigente, ai tempi dei romani eravamo un popolo unico che parlava una sola lingua, lottate con molta forza per la vostra identità e per il vostro futuro. Insieme, voi giovani che venite da ogni parte del mondo e i giovani italiani, costruite un Paese migliore. Lasciateli pure nel loro razzismo: ma io sono sicuro che sarà così, perché dove sono arrivati gli immigrati, anche in massa, non hanno mai portato disastri, ma hanno solo portato più benessere.

Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro

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