26.10.26 – Gozzano – Redazione Italia
«Dobbiamo a smetterla di andare solo a sventolare le bandiere in piazza anche se il diritto di manifestare è sacro. Dobbiamo passare dal movimentismo pacifista a rivendicare un pacifismo strutturale, dobbiamo rivendicare che un pezzo della nostra Costituzione non è applicata, la pace è un prerequisito». È questo uno dei passaggi chiave dell’intervento di Laila Simoncelli – coordinatrice della Rete per la campagna nazionale per il ministero della pace, responsabile del Servizio diritti umani e giustizia della Comunità papa Giovanni XXIII e autrice del libro “Ministero della Pace. Dalla visione alla governance: le cinque rotte” – in occasione dell’incontro pubblico dal titolo “Ministero della Pace – Una scelta di governo: dalla visione alla proposta concreta”, svoltosi il 16 ottobre scorso a Gozzano nel salone del Seminario vescovile su iniziativa del gruppo di Borgomanero del Mir (Movimento internazionale della riconciliazione).
Laila Simoncelli, in dialogo con Fabrizio Frattini, condirettore dei settimanali della Stampa diocesana novarese, ha sottolineato la disparità che esiste tra quanto le istituzioni fanno per la difesa e quanto si impegnino a favore della pace: «a fronte di un ministero della difesa dotato di risorse finanziarie con piani quinquennali e di competenze, quello che si fa per la pace è quasi esclusivamente delegato al Terzo settore e alla Chiesa. Non esistono né una pianificazione né delle politiche di pace e la scienza del peace building, che a livello internazionale è conosciutissima, nel nostro paese è praticamente sconosciuta. Per questo abbiamo cercato di mettere nero su bianco ciò che si potrebbe fare dal lunedì al venerdì se ci fosse un ministero della pace».
La coordinatrice della campagna nazionale per il ministero della pace ha anche ricordato che l’articolo 11 della Costituzione afferma che l’Italia ripudia la guerra: «il termine ripudiare va inteso in senso attivo: la Repubblica ha il compito di porre delle politiche attive per la pace». Nell’illustrare poi i cinque dipartimenti per tradurre la pace in azione – educazione e istruzione alla pace, politiche territoriali di pace, disarmo e riconversione, difesa civile nonarmata e nonviolenta, diritti umani ed economia di pace –, Laila Simoncelli ha sottolineato che «nelle scuole non si insegnano ai giovani tecniche di pace e di comunicazione nonviolenta e la storia viene raccontata attraverso le guerre e non attraverso le persone nonviolente. L’obiezione di coscienza alla guerra e alle armi è un diritto ma, mentre i militari entrano nelle scuole, i costruttori di pace devono elemosinare per poter fare educazione alla pace. I giovani obiettori che vogliono farsi cancellare dalle liste di leva devono avere la possibilità di farsi registrare». Infine ha ricordato che a livello territoriale si possono istituire assessorati alla pace e consulte cittadine per la pace e piani comunali per la gestione dei conflitti.
Don Angelo Nigro – parroco di Ghiffa da sempre a fianco dei giovani, noto anche per essere uno dei promotori della bandiera della pace umana più lunga del mondo che si farà a Omegna il 24 ottobre – ha sottolineato che al centro dell’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV c’è la persona umana: «Quale umanità vogliamo: basata sul profitto, sulla ricchezza, sulla sperequazione tra i popoli, sull’intelligenza artificiale che produce armi sempre più sofisticate non curandosi minimamente di quello che può succedere alla gente? Quello che questo ministero vuole fare è lodevole, vuole darci una struttura, aiutarci a capire che deve entrare nelle scuole, nei Comuni ma anche nelle famiglie, nella nostra vita quotidiana. Le responsabilità dei ragazzi sono evidenti ma bisogna aiutarli: hanno bisogno di altri modelli rispetto alla violenza oggi imperante».
Claudio Andrea Klun