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Ex Ilva e Bagnoli: salute e bugie

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 Redazione  Cosa si poteva fare e cosa si può/deve fare. Due testi da «Medicina Democratica»

Ex ILVA : chi di AIA ferisce … di AIA perisce

di Marco Caldiroli

Con la pronuncia della Cassazione del 29 ottobre lo stop all’area a caldo dell’ex Ilva è definitivo.

Medicina Democratica ripercorre 14 anni di AIA: prescrizioni giudicate insufficienti già nel 2012, poi rinviate per decreto, mentre il processo Ambiente svenduto scivola verso la prescrizione. Lo stop di oggi poggia su obblighi scritti oltre un decennio fa e mai attuati. Qui sotto la ricostruzione, documento per documento, di cosa si poteva fare con gli strumenti che c’erano già.

Nel 2012 quando, tardivamente, il Ministero dell’Ambiente ha definito il dossier autorizzativo della Ilva (ovvero ha ridefinito le autorizzazioni previgenti nella Autorizzazione Integrata Ambientale) avevamo segnalato come associazione che le prescrizioni ivi previste non erano adeguate per una inversione di tendenza e una graduale – ma rigorosa e radicale – riduzione degli impatti ambientali e sanitari della produzione integrata di acciaio a Taranto.

Note relative ai contenuti del “Parere istruttorio conclusivo intermedio ai sensi dell’art. 29 octies del DLgs 152/2006 e s.m.i. per lo Stabilimento ILVA Spa sito in Taranto- Statte (TA)”, del 12.10.2012 – Conferenza dei Servizi 18.10.2012 – audizione delle associazioni ambientali – Medicina Democratica

L’anno seguente i nodi cominciano ad arrivare al pettine con le prime importanti iniziative della magistratura che portano anche a studi epidemiologici che fanno emergere il disastro sanitario conseguente al perdurare soprattutto di emissioni con controllate, non trattate e comunque estremamente elevate rispetto agli standard delle migliori tecnologie disponibili.

Ci siamo sentiti anche obbligati a “difendere” i periti dagli attacchi, alquanto utili per l’impresa, di un “anonimo igienista industriale di levatura nazionale”.

Note sul messaggio mail anonimo di “igienista industriale di levatura nazionale” intitolato “Ilva perizia pilotata?” – Medicina Democratica

Siamo stati nella discussione sulla necessità di una alleanza tra lavoratori e cittadini per fare leva su un cambiamento tecnologico e gestionale tale da ridurre gli impatti e fare “prevenzione con l’impiantistica”. Tra le iniziative quella di un incontro a Taranto nell’aprile 2019 (v. immagine).

Ilva, nel tragico dilemma rafforzare l’unità tra operai e cittadini – Medicina Democratica su Il Manifesto – Medicina Democratica

In direzione opposta si sono succedute norme “ad ILVAM” per prorogare, diluire, sospendere le prescrizioni di AIA anzichè rivedere una autorizzazione già carente in partenza.

Uno scatto di dignità contro le “norme ad ILVAM” – Medicina Democratica

Siamo contestualmente stati parti civili nel processo penale che dopo una importante sentenza di primo grado che riconosceva molte delle responsabilità dei danni procurati a lavoratori e cittadini

SENTENZA DI PRIMO GRADO ILVA DI TARANTO, UN PRIMO, IMPORTANTE PASSO – Medicina Democratica

è stata inopinatamente azzerata facendo ripartire da capo il procedimento trasferito in altra città (Potenza) dove, zoppicando, rischia di andare dritto verso la prescrizione.

L’apparente “eterna condanna” della prescrizione : il caso ILVA di Taranto – Medicina Democratica

Oggi che la magistratura chiude l’area a caldo proprio sulla base della mancata attuazione di prescrizioni di oltre 15 anni fa (amianto, emissioni diffuse cancerogene) si conferma specularmente che lo strumento della AIA avrebbe potuto essere la strada maestra per ridurre l’inquinamento e gli effetti sanitari sui residenti.

La Cassazione conferma la preminenza della salute sul profitto basandosi sulla mancata attuazione di prescrizioni della AIA di 15 anni fa (emissioni diffuse dal ciclo integrato e amianto dappertutto), gli enti pubblici, dal Governo, al Ministero dell’Ambiente scendendo fino al Comune non ne hanno “preteso” l’attuazione fino all’intervento “sostitutivo” della magistratura che perdura ancora oggi.

Qui il testo della sentenza del 29.10.2026 Sentenza-Cassazione-1

Le indagini attuali sulla AD di Arcelor Mittal, Morselli, ci parlano proprio di una azione deliberata: spremere gli impianti fino all’osso (zero manutenzioni) anche grazie alle capacità corruttive nei confronti di funzionari pubblici fino a un voluto disastro economico e industriale. Qui non si tratta di “contraddizioni” tra lavoratori e cittadini ma di incompatibilità palese e insuperabile tra capitalismo e rispetto dell’ambiente e della salute.

Se poi l’attuazione delle norme che dovrebbero limitare la “libera iniziativa economica” (art. 41 della nostra Costituzione) vengono trattate da chi le deve rispettare e da chi le deve far rispettare come pezzi di carta fastidiosi non possiamo stupirci di rimanere tutti in brache di tela in mezzo a un sito immenso da bonificare.

(a cura di Marco Caldiroli – presidente di Medicina Democratica)

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