HERI DICEBAMUS? Cari Amici, la destra tradizionale (“borghese” come si diceva una volta) esulta giustamente perché Trump è stato sconfitto. “L’America è di nuovo grande” titola a tutta pagina La Repubblica a caratteri di scatola come aveva fatto per Kimi Antonelli campione del mondo a 20 anni e 68 giorni, forse rimpiangendo le prime pagine dei giornali di un tempo, quando erano a nove colonne. È un sospiro di sollievo, che tradisce l’ansia di tornare a come eravamo prima, è un “heri dicebamus”, come quello di Benedetto Croce dopo il fascismo, che dice l’anelito a una restaurazione, tornando alla guida imperiale americana (“la diplomazia della restaurazione”, come la chiamava Kissinger), NATO, Zelenski e riarmo europeo compresi. In realtà quello che è accaduto non è solo un evento politico, è un tornante della nostra storia, dopo il quale non ci vuole una restaurazione, ma piuttosto una rivoluzione, pacifica, s’intende, e costituzionale. Sconfitto non è stato infatti solo Trump, ma con lui Musk e Netanyahu, che insieme rappresentano il punto estremo cui è giunta la crisi storica in atto: Trump, che ha subìto il rigetto della sua figura di governante satrapo e buffonesco, annunciante la fine del diritto, Musk nei cui confronti si è alzato l’argine contro lo tsunami di una tecnica miliardaria volta a soggiogare l’umano, Netanyahu di cui si è infranto il sogno di restaurare il grande Israele nella versione mitizzata biblica, con lo sterminio dei popoli antagonisti, oggi impersonati nei palestinesi. La nuova destra, quale ci si mostra in queste sue tre aberranti incarnazioni, si presenta pertanto nella sua triplice veste di chiusura dell’era della civiltà giuridica, di invalidazione e superamento dell’umano, di rovesciamento dello statuto della fede e della nozione stessa di un Dio salvatore: questa sì, come pretendeva Francis Fukuyama, una sorta di “fine della storia”. Non a caso questa destra barbara è stata avversata e battuta anche da una gran parte della destra tradizionale, non solo nelle elezioni americane (“l’ondata rosso-blu”, come ha detto Caracciolo), ma anche nelle piazze della rivolta, di giovani e no, in Francia, Italia, Belgio o Portogallo, nelle 800.000 persone riversatesi nelle vie di Parigi al passaggio di papa Leone, nei manifestanti in tutto il mondo pro-Pal, cioè contro il genocidio, folle che non erano tutte di sinistra, anche qui nel senso tradizionale, ma prima di tutto civilizzate e richiedenti giustizia (nel politicamente corretto: “democratiche”). Per cui se un vero riferimento storico si può fare, è quello che ci riporta a quel momento critico della civiltà antica che ha resistito, innovandosi, all’urto iconoclasta del nemico barbaro: una crisi che un Papa come Gregorio Magno denunciava come tale da minacciare la fine di Roma, invasa dai Longobardi di Agilulfo (“dov’è il Senato? Dov’è il popolo? …tutto è bollito…”) ma che nello stesso tempo gli faceva rompere un canto di gioia perché nuovi popoli si affacciavano alla storia, e stava nascendo l’Europa, e “la parola del Vangelo poteva giungere là dove si erano parlate fino ad allora le lingue dei barbari”. Che questo sia anche il ruolo di papa Leone, il primo Papa che ha gridato contro la manomissione dell’umano (la “magnifica humanitas”!) e che ha votato nelle elezioni americane? Sicché non si tratta di tornare a come eravamo, ma di cambiare il corso delle cose in modo che non possano più finire nel “fattore disumano”. Tutto questo ci dice anche qualcosa riguardo alle future elezioni italiane, Non si tratta dell’alchimia di qualche punto per andare oltre il 42 per cento, ma di promuovere una grande ondata di popolo che discerna destra da destra, impedisca il contagio di quella peggiore, sventi la truffa dell’esproprio maggioritario, fosse pure a sinistra, e riapra la strada alla pace e alla Costituzione. Nel sito pubblichiamo un articolo sui rapporti israelo-americani dopo la sconfitta di Trump, e una nota sul voto per corrispondenza espresso da papa Leone. Con i più cordiali saluti, da “Prima Loro” (Raniero La Valle). |