OMAGGIO A DUE UOMINI CHE HANNO IMMAGINATO IL FUTURO. LA COCAINA, IL POLIZIOTTO, IL FARMACISTA, IL PROFESSORE

Un romanzo riscopre il chirurgo Benedetto Schiassi e il farmacista Francesco Zanardi come pionieri dell’anestesia e della farmacologia italiana

di Andrea Gentili*

Il contesto medico e sociale

Gli ultimi anni del diciannovesimo secolo sono caratterizzati da un confronto fra due mondi e due culture che si contrastano e si combattono. Da una parte prendono forza sempre di più i partiti, le associazioni e i movimenti a favore dei diritti delle classi più povere, nel tentativo di opporsi a un disagio sociale pesantemente caratterizzato da malattie, miseria, analfabetismo, arretratezza, disoccupazione, sfruttamento e compensi salariali inadeguati. Dall’altra sono difesi con ogni mezzo i privilegi del mondo più abbiente attraverso molte strategie, che il potere autoritario e intollerante del governo di Francesco Crispi a fine secolo continuava a mettere in atto. Dal loro aspro confronto però si delineano lentamente le basi per una società italiana più liberale, maggiormente attenta ai bisogni dell’individuo, allo sviluppo tecnologico e alla complessità del contesto sociopolitico in cui è posta.

Con il mio libro ho voluto portare alla luce un episodio medico, un frammento di costume tipico del tempo e due personaggi bolognesi emblematici di quel periodo e di quei difficili mutamenti. I loro studi e le loro scoperte, praticamente dimenticate, ottenute in un clima di immobilismo e di scarsa convinzione da parte dell’ambiente accademico felsineo, hanno posto solidi tasselli nel mondo della medicina e della farmacologia italiana.

I due interpreti principali del romanzo, Benedetto Schiassi e Francesco Zanardi si rendono paladini proprio di quella necessità di avanzamento e di progresso. Giovanissimi, pieni di risorse e reduci da una seria e recente preparazione universitaria, possiedono una visione innovativa riguardo alle potenzialità che il mondo scientifico può offrire nel migliorare le condizioni di vita e di salute di tutta la popolazione.

Benedetto Schiassi, chirurgo, che diventerà famoso e riconosciuto nel mondo per l’intuizione e l’intervento di vagotomia nell’ulcera gastrica e per i primi consolidati studi sulla medicina psicosomatica, pratica la prima anestesia spinale in Italia presso lo Spedale Umberto e Margherita di Budrio il 27 dicembre 1899, utilizzando la cocaina, capostipite di tutti i farmaci anestetici locali. L’intervento consiste in un’amputazione di un arto inferiore per una gangrena ingravescente a un bracciante di 70 anni, poverissimo e in condizioni cliniche molto critiche. Quel paziente non avrebbe sopportato l’anestesia generale, che in quel momento si poteva affidare soltanto alla somministrazione per via inalatoria di etere o cloroformio. Tali farmaci erano i soli narcotici a disposizione e il loro utilizzo poteva essere molto rischioso in pazienti particolarmente complessi.

Le tracce di quell’evento erano andate perdute nel tempo. Nessuno ricordava più quella vicenda.

L’altro protagonista, Francesco Zanardi, farmacista, di famiglia benestante, si presenta da subito molto attento al contesto sociale che lo circonda e crede fermamente nel progresso e nella tecnologia quali utili strumenti per favorire il miglioramento delle condizioni della povera gente. Con queste basi successivamente, nel 1914, diventerà sindaco di Bologna con la prima giunta di sinistra della città. Nel 1899 aveva da poco impiantato un laboratorio farmaceutico modernissimo e all’avanguardia, in grado di effettuare preparazioni di farmaci con modalità sicure ed efficaci; fra essi anche le fiale di cocaina per l’innovativa pratica anestesiologica pensata e attuata da Benedetto Schiassi. Quel laboratorio tuttavia, pur dotato di apparecchiature molto precise e sofisticate, era assiduamente sorvegliato dalla polizia, perché sospettato di essere un possibile covo di anarchici e rivoluzionari.

L’esperienza personale e la scintilla di scrivere il libro

Per me, anestesista rianimatore bolognese e cittadino budriese è stato molto emozionante scoprire che proprio presso l’ospedale di Budrio, dove fra l’altro sono nato, è stata praticata la prima anestesia spinale in Italia. Più mi immedesimavo nei due personaggi e nella loro vicenda così poco conosciuta, più mi documentavo sull’argomento e consultavo le molte pubblicazioni di Schiassi e Zanardi, più mi rendevo conto che poteva nascere una storia. Accanto all’episodio puramente medico, che assume un valore assoluto, esisteva una vicenda vera, che a mio parere meritava di essere raccontata.

Il romanzo è un giallo storico-scientifico ambientato nella Budrio e nella Bologna di fine ottocento. La sua stesura è stata costruita cercando di amalgamare vicende vere, testimoniate da fonti scritte, accanto a notizie tramandate oralmente e ad episodi inventati. 

La trama 

La vicenda prende un arco di venti anni, anche se più della metà si svolge nell’ultima settimana dell’anno 1899. Sono perlomeno quattro storie di quattro personaggi, che iniziano separatamente, per ricongiungersi nel finale, quando tutto è pronto per lo storico intervento. Ma un misterioso furto di cocaina all’interno della farmacia di Francesco Zanardi (nel libro il cognome è mutato in Panardi) – incaricato della preparazione delle fiale del farmaco – insieme a uno strano omicidio, rischiano di farlo saltare.

Chirurgo e farmacista si ritrovano, loro malgrado, accusati da un poliziotto intransigente, l’ispettore capo Guido Mario Serturi, di simpatizzare per alcune ideologie sovversive.

Tuttavia nulla è come sembra e sarà proprio Benedetto Schiassi (nel libro il cognome è mutato in Stiassi) a dare un contributo decisivo per sbrogliare la intricata matassa, giusto in tempo per correre in sala operatoria a scrivere un capitolo della futura anestesiologia.

I messaggi medici 

Il romanzo, la cui parte scientifica è stata rispettata con il massimo rigore, contiene anche alcune riflessioni mediche, patrimonio culturale di Benedetto Schiassi e Francesco Zanardi, proponibili ai nostri giorni. Tre di queste costituiscono temi di grande attualità.

La necessità, di fronte ad una nuova scoperta scientifica, di vagliarla, studiarla e, con preparazione e senso etico, praticarla quando è dimostrato che i vantaggi superano le perplessità.
L’importanza della comunicazione medico-paziente, intesa come imprescindibile strumento di lavoro del medico, essendo anch’essa un essenziale tempo di cura. 

L’affermazione dell’indissolubilità dell’individuo e del suo organismo, con la convinzione che qualsiasi approccio clinico deve essere imperniato su una visione globale del paziente e del contesto sociale in cui vive.

*già dirigente medico nell’AUSL di Bologna

Edizioni Pendragon, Bologna 2020, pp 192, Euro 16.

Copertina: nello sfondo immagine del tempo dello Spedale Umberto e Margherita di Budrio.

Il libro è ordinabile in tutte le librerie e attraverso i maggiori canali online.

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