Oltre la pandemia? Elementi per una riflessione politica (e non solo…)

di Raffaella Gherardi *

Fonte mentepolitica

Nell’indimenticabile film di David Lynch “Una storia vera” (1999: titolo inglese originario “The Straight Story”, il film fa riferimento a un fatto realmente accaduto) il vecchio e acciaccato Alvin Straight compie un lunghissimo e difficile viaggio a bordo di un tagliaerba per andare a visitare il vecchio fratello gravemente ammalato e col quale non ha più rapporti da molti anni. «È da molto tempo che sei in viaggio?» Gli chiede una ragazza che, incinta, è scappata di casa e che egli incontra per caso nel corso del suo viaggio. «Praticamente da tutta una vita» le risponde Straight che, per indurla a riconsiderare l’opportunità di tornare a casa, le ricorda il gioco che egli faceva con i propri figli quando erano bambini, invitandoli a rompere un singolo rametto di legno, cosa che riusciva loro molto bene, mentre non sarebbero invece riusciti a spezzare un mazzo di legnetti, messi tutti insieme e che egli proponeva loro.

Questa bella metafora sulla importanza di una nuova consapevolezza a proposito della possibilità di trovare solidarietà negli altri da parte di ciascuno può forse rappresentare la speranza che tanti hanno accarezzato nei primi mesi della pandemia covid 19. Di fronte al dramma planetario in atto che stava attraversando ogni frontiera, si ribadiva a vari livelli che la politica non avrebbe più potuto continuare come prima e che un nuovo spirito di collaborazione si rendeva necessario sia all’interno che all’esterno degli Stati, così come i cittadini tutti erano immediatamente chiamati a dar prova di responsabilità individuale e collettiva. «Ne usciremo migliori» era il grido che rimbalzava da più parti. Cosa sia effettivamente seguito nel corso degli ultimi due anni e fino a questo momento (in cui la pandemia, al di là dei successi ottenuti, come nel caso dei vaccini, e di ogni sforzo per contenerla appare ben lungi dall’essere debellata, mostrando tutti i suoi pesanti contraccolpi economico-sociali) è cronaca recente e sotto gli occhi di tutti, così come ciascuno può giudicare se e in che misura individui e istituzioni abbiano dato e stiano ancora dando prova di forte resilienza in casa nostra e altrove. Anche la certezza di riuscire alla fine ad uscirne “migliori” sicuramente traballa alquanto sotto ogni punto di vista, individuale, politico-istituzionale, sociale ad ampio spettro. Di qui i molteplici interrogativi che anche a livello di più approfondite analisi politico-economico-sociali-culturali vengono posti, a partire dalle macerie che la pandemia lascia sul campo, sulle lezioni che è possibile trarre dalla situazione di emergenza che si è creata e dalla conseguente necessità di ripensare anche parametri della politica e assetti socio-economici consolidati. «Pensare la pandemia significa innanzitutto pensare il tipo di comunità civile, giuridica e politica nella quale riteniamo possibile e giusto affrontarla», scrive Laura Paoletti a conclusione dell’editoriale di presentazione del numero della rivista “Paradoxa” che porta il titolo “Oltre la pandemia” (cfr. «Paradoxa», n. 3, 2021), dopo che in apertura dello stesso editoriale aveva lanciato una vera propria provocazione/sfida affermando che «Oltre che emergenza sanitaria la pandemia è stata anche una crisi di razionalità e ragionevolezza, di fronte alla quale la filosofia, che della ragione dovrebbe essere il presidio, non ha dato il meglio di sé.» E in effetti la concreta perimetrazione dei gravi contraccolpi di covid 19 e il dibattito più generale sulle specificità della «crisi entropica» in atto rappresentano un interessante filo rosso dei diversi contributi presentati dalla rivista.  A partire dallo shock della pandemia, secondo prospettive e tematiche diverse e per ambiti differenti, vengono così disegnate da vicino possibili e interessanti vie della resilienza per il futuro post-covid.

«La pandemia ci ha insegnato ad essere più resilienti a livello psicologico, sociale ed economico e quali sono le lezioni che ci ha impartito?»: questo interrogativo che il curatore del volume pone fin dall’inizio nella sua Introduzione (Becchetti, p. 10) dovrebbe forse essere fatto proprio in modo positivamente critico da parte di tutti, nella vita concreta degli individui e delle istituzioni, affinché la «crisi di sistema», innescata da un virus, che ora investe tutte le sfere della convivenza umana, possa davvero aprire le porte a un nuovo processo di responsabilità condivisa che abbia il coraggio di «caricarsi sulle spalle il peso delle cose» (Zamagni, p. 48)

* Professore dell’Alma Mater – Università di Bologna

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