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Dalla Casa della Salute alla Casa della Comunità

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Dalla Casa della Salute alla Casa della Comunità

di Paolo Ferraresi

Il passaggio dal modello delle Case della Salute alle Case della Comunità sottolinea la necessità di un cambiamento non solo organizzativo ma soprattutto culturale, da un approccio centrato sulla patologia a uno centrato sulla salute, cambiamento che già le Case delle Salute hanno tentato di portare, senza però riuscirvi nella maggior parte dei casi. Questo cambiamento implica che compito della nuova organizzazione del territorio non sia solo la cura o la prevenzione delle patologie, ma anche temi come l’inclusione sociale, la giustizia, l’equità, il rispetto di sé e della dignità, di ogni persona, l’accesso ai diritti di base come l’istruzione, il lavoro, la casa e la partecipazione, in un contesto di ecologia integrale, anche adottando strumenti come il budget di salute. Una Case della Comunità che metta al centro la comunità con i suoi bisogni e con le sue risorse; occasione permanente di “costruzione sociale”, motore e punto di riferimento di un “nuovo welfare generativo”, luogo di tutela e promozione della giustizia sociale e dell’equità nell’accesso a diritti di base quali la salute e il lavoro. La Casa della Comunità non deve essere sinonimo di accentramento e, quindi, allontanamento dal territorio, come in alcuni casi è avvenuto con le Case della Salute, ma anzi deve compensare e favorire l’accessibilità alle cure da parte dei cittadini. La Casa della Comunità, quindi, dialoga continuamente con il suo territorio di riferimento, ulteriormente suddiviso in microaree, e svolge un’azione di promozione, di supporto culturale e logistico alle attività che vengono progettate e svolte nelle microaree. Il processo di costituzione delle Case della Salute ha messo in luce la difficoltà politica, culturale e professionale nel modernizzare le Cure Primarie in Italia, dando vita in più di un caso a strutture che di Casa della Salute hanno solo il contrassegno.

Criticità attuali

5.1. Casa della Comunità “che accoglie” :  Attivare il PUA (Punto Unico di Accesso):

  • È una struttura priva di barriere fisiche e architettoniche;
  • che rappresenta il punto di accoglienza e direzionamento delle richieste dei cittadini;
  • con attività espletate da personale specificamente formato attraverso short-courses sui temi dell’accoglienza, il riconoscimento dei bisogni e l’offerta dei servizi sociali, sanitari e amministrativi;
  • ed è adiacente alla segreteria dei servizi sociali e sanitari per l’espletamento delle pratiche burocratiche e amministrative, nonché per indirizzare ai servizi specifici presenti sul territorio di competenza.

5.2. Casa della Comunità DEVE essere “dotata”

  • spazi dell’accoglienza e della cura;
    • servizi sanitari primari di diagnosi, cura e riabilitazione garantiti da personale polispecialistico;
    • servizi sociali;
    • figure professionali per la prevenzione e la promozione della salute del territorio, volontari e reti del terzo settore che partecipano alla costruzione del progetto di salute comunitario,

5.3. Casa della Comunità come “costruzione sociale e nuovo welfare generativo” :  

non è un luogo di prestazioni, bensì di relazione e d’incontro della comunità. La Casa della Comunità rappresenta il punto di integrazione e raccordo tra il sociale e il sanitario (WHO, Integrating Health Services, 2018):

  • favorire la creazione della rete tra associazioni di volontariato / centri diurni per anziani / centri antiviolenza / centri sportivi / parrocchie / oratori / ecc. presenti sul territorio, stabilendo modalità di comunicazione periodiche e condivisione di dati e informazioni
  • costruire relazione e dialogo permanente con i rappresentanti della comunità, con le associazioni, il terzo settore, gli istituti di formazione, ecc.
  • progettare e organizzare in compartecipazione della comunità (con particolare attenzione alle persone con fragilità) attività ricreative, educative, culturali, sportive, ecc.
  •  promuovere iniziative che vedano lo scambio reciproco di competenze e aiuto (es. “Banca del Tempo”).

5.4. Casa della Comunità “sostenibile” : si dovrebbe avvalere di una struttura sostenibile dal punto di vista ambientale ed efficiente dal punto di visto energetico. La Casa della Comunità deve attenzionare i determinanti di salute correlati all’ambiente.

  • Fornire agli operatori della struttura, strumenti e mezzi per favorire la mobilità sostenibile;
  • Costruire partnership con le istituzioni/associazioni/enti locali al fine di promuovere la sostenibilità ambientale in compartecipazione della comunità.
  • Promuovere attività che sensibilizzino la comunità alla cura dell’ambiente di vita proprio e altrui.

5.5. Casa della Comunità “partecipata” :  è il luogo e il contesto in cui gli utenti e la comunità partecipano attivamente alle decisioni che riguardano la medesima; importante istituire:

  • un coordinamento della Casa della Comunità che si incontri regolarmente e che rappresenti il punto di incontro, dialogo e gestione; all’incontro si prevede la partecipazione dei rappresentanti della comunità, dei professionisti e dei gestori;
  • un’assemblea della Casa della Comunità come momento fondamentale per favorire i processi decisionali. Essa è convocata obbligatoriamente sia nelle fasi di ascolto e raccolta dei bisogni che nelle fasi di valutazione dei risultati conseguiti; all’assemblea partecipano la comunità, i professionisti, i gestori.

5.6. Casa della Comunità che “territorializza” : lavora tramite un approccio di territorializzazione. Tale aspetto è di fondamentale importanza, perché la Casa della Comunità diviene responsabile non soltanto degli individui ma anche dell’intero territorio di competenza e della sua comunità.

5.7. L’Osservatorio della Casa della Comunità : al suo interno si istituisce l’Osservatorio dei bisogni sociali e sanitari del territorio di riferimento, comprese le sedi dei servizi attivi e dei punti di organizzazione della domiciliarità da garantire: ad ogni persona, nell’arco di tutta la vita, creando le condizioni per la continuità della cura e il benessere nelle diverse condizioni di fragilità, di non autosufficienza, di marginalità, secondo criteri di prossimità e dignità di ognuno/a.

5.8. L’approccio interprofessionale e proattivo della Casa della Comunità:

I professionisti della Casa della Comunità devono adottare nuovi contenuti professionali:

  • lavorano con un approccio multiprofessionale necessario per poter soddisfare i diversi bisogni delle persone;
  • sono capaci di mappare il territorio, rilevare determinanti di salute, mobilizzare le risorse comunitarie, raccogliere informazioni quantitative e qualitative dei bisogni della popolazione, realizzare itinerari terapeutici, di accessibilità ai servizi, elaborare temi specifici per la formazione e l’empowerment comunitario, stimolare la costruzione di reti comunitarie e la partecipazione attiva della popolazione;
  • lavorano tramite un approccio di tipo proattivo, non volto solamente a soddisfare le domande espresse, ma anche quelle inespresse;
  • promuovono l’integrazione tra Casa della Comunità e Ospedale.

5.9. Casa della Comunità “connessa anche tecnologicamente” : i professionisti della salute imparano ad utilizzare le migliori tecnologie hardware e software disponibili per la condivisione di tutti i dati raccolti. La sfida quotidiana è orientata a sviluppare e potenziare raffinate tecnologie relazionali, di gestione ed organizzazione dei percorsi assistenziali, attraverso la negoziazione tra i linguaggi e i valori degli attori coinvolti:

  • sviluppare cartelle sociali e sanitarie integrate con minimo utilizzo di supporto cartaceo, se non per vincoli di legge;  che promuovano il lavoro integrato dei professionisti sociali e sanitari non soltanto dentro la Casa della Comunità ma anche a distanza;
  • potenziare la telemedicina;
  • dotare gli operatori di strumenti di comunicazione adeguati indipendenti dalla rete telefonica, per le comunicazioni immediate tra diversi attori quando impegnati insieme sul territorio, a garanzia di uno scambio sempre efficace di informazioni.

5.10. Governo della Casa della Comunità:

  • Collocare il coordinamento del Distretto Sociale e Sanitario nella Casa di Comunità più grande.
  •  Promuove le azioni e le progettualità a livello delle microaree, fornendo supporto logistico e culturale.
  •  Riconoscere l’assemblea della Casa della Comunità come momento fondamentale per favorire i processi decisionali, convocandola obbligatoriamente sia nelle fasi di ascolto e raccolta dei bisogni che nelle fasi di valutazione dei risultati conseguiti.
  •  Favorire l’integrazione fra tutti i professionisti mediante una figura che coordini, che faciliti la comunicazione tra le varie interfacce, che supporti il Direttore di Distretto, che monitori l’andamento delle attività programmate per il territorio di riferimento
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