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Il Governo e il Clima

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Il Governo e il Clima

di Vincenzo Balzani*

Il cambiamento climatico dovuto all’uso dei combustibili fossili genera problemi in molte zone del mondo. Il fenomeno atmosferico chiamato El Nino provoca il riscaldamento del Pacifico tropicale che causa siccità in Australia, Asia meridionale e Sudamerica. In Texas, più di 40 milioni di persone sono in costante stato di allerta per incessanti e insopportabili ondate di calore. In Cina, Laos e Vietnam si sono raggiunte temperature record. A livello globale, lunedì scorso, 3 luglio 2023, è stata la giornata più calda mai registrata dalla fine dell’Ottocento: 17 gradi di media.

Il rapporto State of the Climate in Europe 2022 sottolinea che l’Europa è la parte del mondo che più risente del cambiamento climatico: dal 1980 al 2022 l’aumento della temperatura è stato doppio di quello medio globale, la mancanza di precipitazioni e le alte temperature hanno causato siccità in molte regioni e una perdita di ghiaccio nelle Alpi mai osservata prima, mentre ondate di calore eccezionali hanno fatto registrare 61.000 vittime in Europa, 18.000 in Italia.

In Italia, l’anno 2023 è stato segnato dapprima da una grave siccità, poi dal moltiplicarsi di eventi estremi (nubifragi, grandinate, trombe d’aria, alluvioni) con gravi danni per le città e le campagne; dal 21 giugno al 1° luglio ci sono stati in media 13 eventi estremi al giorno. Alla 4a Conferenza nazionale sul clima che si è tenuta a Roma, organizzata da Italy for Climate, è stato lanciato un allarme: l’Italia è entrata in una fase di anormalità climatica permanente.

In questo quadro, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha inviato a Bruxelles un aggiornamento del Piano Nazionale integrato Energia e Clima (PNIEC). È un documento di 414 pagine definito come proposta di transizione energetica realistica e non velleitaria; purtroppo, si tratta di una propostafortemente influenzata dalla lobby dei combustibili fossili e formulata senza un confronto con il tessuto imprenditoriale. L’Italia dovrebbe diventare lo snodo del gas dal Mediterraneo all’Europa con costruzione di altri gasdotti e l’uso di gassificatori, destinati a essere sempre più inutili se si volessero veramente sviluppare le energie rinnovabili. Ad esempio, il piano propone 74 GW di capacità complessiva di fotovoltaico ed eolico al 2030, mentre secondo WWF e Lega Ambiente si potrebbe arrivare a 98 GW, riducendo drasticamente il consumo di gas e quindi le emissioni di CO2, come richiesto dagli accordi europei. L’eventuale eccesso di energia elettrica potrebbe poi essere utilizzato per produrre idrogeno, che nel documento sembra dover giocare un ruolo importante.

Per ridurre le emissioni, pur continuando a estrarre e a bruciare combustibili fossili, il piano propone di catturare e sotterrare in Adriatico la CO2 emessa, costruendo infrastrutture per la costosa e non collaudata tecnologia CCS (Carbon Capture and Storage) che la comunità scientifica ritiene illogica e inaffidabile. Il piano prevede anche lo sviluppo dei biocarburanti, che pure hanno un forte impatto ambientale e sociale, con il risultato di tenere in vita i motori a combustione e rallentare lo sviluppo della mobilità elettrica. Del tutto fuori luogo e fuori tempo, infine, è l’apertura al nucleare di cosiddetta quarta generazione.

*professore emerito nell’Università di Bologna

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