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150 minuti o più di attività fisica, da moderata a intensa, per settimana

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Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’American Heart Association raccomandano 150 minuti o più di attività fisica da moderata a intensa (MVPA, moderate to vigorous physical activity) a settimana per favorire il benessere del sistema cardiovascolare; ma gli effetti relativi dell’attività concentrata, in uno o due giorni, rispetto a quella distribuita nel tempo, in modo più uniforme, non sono chiari. A chiarire quale possa essere un buon modello di MVPA da seguire nello studio pubblicato sulla rivista JAMA nel luglio del 2023.


Un’attività fisica regolare è uno dei fattori più importanti che contribuisce a ridurre il rischio cardiovascolare. Come suggeriscono le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’American Heart Association, il protocollo prevede 150 minuti a settimana di attività fisica da moderata a intensa (MVPA), anche se non ci sono però specifiche indicazioni sul modello da seguire. A tal proposito è posto alla nostra attenzione l’articolo di Khurshid e colleghi che hanno valutato se il modello di MVPA Weekend Warrior (guerriero del fine settimana), con la maggior parte dell’attività concentrata in 1 o 2 giorni alla settimana, presenta gli stessi benefici cardiovascolari del modello con un’attività fisica distribuita più uniformemente.

Lo studio di coorte ha considerato 90.000 soggetti sottoposti a misurazione dell’attività fisica tra l’8 giugno del 2013 e il 30 dicembre del 2015 e seguiti per un periodo di follow-up di 6,3 anni. Le misurazioni sono state effettuate con un accelerometro da polso. Partendo dai valori da protocollo delle linee guida di 150 minuti o più di MVPA a settimana e i valori medi registrati da un’indagine sanitaria nazionale del Regn Unito di 230 minuti, sono stati definiti 3 gruppi:

  • weekend warrior (WW), 37.872 soggetti (42,3%), con un’attività fisica pari o superiore alla soglia MVPA e con il 50% dell’attività totale svolta in 1-2 giorni;
  • regolare, 21.473 soggetti (24,0%), con un’attività fisica superiore alla soglia MVPA distribuita in vari giorni della settimana;
  • inattivo, 30.228 soggetti (33,7%), con un’attività fisica al di sotto della soglia MVPA.

Quando gli autori hanno associato questi gruppi con il rischio di fibrillazione atriale (FA), infarto miocardico (MI), insufficienza cardiaca (HF) e ictus, dopo aver tenuto conto di molti potenziali fattori confondenti (età, sesso, origine razziale ed etnica, uso di tabacco, indice di deprivazione di Townsend, consumo di alcol, livello di istruzione, stato occupazionale, salute dichiarata e qualità della dieta) hanno osservato che entrambi i modelli di attività (gruppo WW e gruppo regolare) erano associati a rischi similmente più bassi di fibrillazione atriale, infarto miocardico e scompenso cardiaco sia nei modelli che seguivano la soglia stabilita dalle linee guida (≥ 150 minuti) sia in quelli che seguivano valori soglia medi stabiliti dall’indagine nazionale (≥ 230,4 minuti).

L’attività fisica è sempre stata oggetto di discussione: si è giunti alla crescente consapevolezza che non è lo schema settimanale, ma il carico di lavoro totale dell’MVPA a fare la differenza. Tra i 90.000 soggetti il modello di MVPA weekend warrior è risultato quello più favorito. Le varie tipologie di attività fisica, seppure diverse tra loro, in 5 anni hanno portato a risultati simili: tutte erano associate a un minor rischio di fibrillazione atriale, infarto del miocardio, scompenso cardiaco e ictus. Questo risultato conferma che l’impegno nell’attività fisica può ridurre il rischio in un ampio spettro di malattie cardiovascolari. Infatti i due gruppi attivi hanno mostrato rischi similmente più bassi di eventi cardiovascolari, compreso un rischio inferiore del 25-35% di infarto miocardico.

In conclusione, l’enfasi dovrebbe essere posta sull’avere una quantità totale di MVPA di almeno 150 minuti settimanali piuttosto che sulla distribuzione uniforme dell’esercizio durante la settimana.

È importante continuare le ricerche, il sistema cardiovascolare sicuramente non è l’unico sistema a beneficiare dell’attività fisica legata all’MVPA.


Referenze: Khurshid S et al. Accelerometer-Derived “Weekend Warrior” Physical Activity and Incident Cardiovascular Disease. The Journal of the American Medical Association. 2023 Jul 18; 330(3):247-252 https://doi.org/10.1001/jama.2023.10875

Fonte: https://connect.h1.co/article/742719443

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