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SABATO E DOMENICA SI VOTA: SI DEVE ANDARE A VOTARE soprattutto dopo aver meditato per il 2 giugno e su Giacomo Matteotti

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di Giancarla Codrignani, politologa, giornalista, già docente e parlamentare

SABATO E DOMENICA SI VOTA. SI DEVE ANDARE A VOTARE soprattutto dopo avere fatto meditazione il 2 giugno, festa della Repubblica e riflettuto su Giacomo Matteotti. Che cosa abbiamo fatto per far sì che la gente torni a votare? Non soli noi singoli. I nostri rappresentanti e i partiti. La destra populista dice “vota Giorgia”. Dice il giornale Domani (26.05) che da Fratelli d’Italia sono arrivati – nel 2022/23 – 150mila euro per il giovanile. ****** Dal voto di giugno uscirà un altro Parlamento europeo. Potrà essere un’altra Europa. Al primo posto la politica estera: il governo ha Taiani; la sinistra? ****** Non rimprovero la Schlein, ma sarà che io ho l’esperienza degli studi della politica internazionale classica, ma all’opposizione, anche per contarsi sui contenuti delle divisioni, non è mai venuta in mente l’idea di un governo ombra? ****** Come stiamo a candidati europei? A me piace molto Marco Tarquinio, ma la proposta di abolire la NATO (dicesi la Nato!) è incomprensibile. Era fattibile una decina d’anni fa, quando, senza conflitti in Europa, l’eventuale difesa veniva giocata sulla Nato o la sola protezione americana o un esercito europeo. Oggi che la Svezia torna alla leva obbligatoria e Crosetto pensa di togliere il segreto sulle armi mandate in Ucraina? Meglio contentarsi finché la Meloni dice no alle sollecitazioni belligeranti. ****** Nuovi candidati: suggerisco di ascoltare le presentazioni tv. Anche per i Comuni dicono che cosa non va e che cosa vogliono fare. Non una competenza declinata in proposta. Speriamo bene. In Europa i partiti scelgono persone già destinate al settore operativo per capacità. ****** In India si sono superati i 50° e sono state chiuse le scuole. Idem nelle Filippine. La quasi sola politica che praticano i giovani è l’ambientalismo. Abbiamo ancora un Friday per dirgli come votare!!!!!!!!!! ****** IA: siamo agli usi militari. Bisogna vedere come l’istruisce l’intelligenza umana (non militarizzata!). Possiamo dirle di risparmiare i civili, oppure di giustificare tutto. Come è sempre stato, una volta che la guerra sia incominciata. ****** Un report dice che esiste Doppelgänger, una rete di profili filorussi che ha cercato di penetrare in un milione e mezzo di account italiani per propaganda elettorale. Importa poco se è un’informazione vera (ci basta Salvini sulla piazza rossa a Mosca con la maglietta filuPutin). Importa se siamo informati o crediamo ad ogni messaggio social che ci arriva. ****** La “dottrina Stoltenberg”(consentire all’Ucraina di sparare missili sulle basi russe da cui provengono i missili aggressori) sta dentro la logica militare. Putin lo sa e per ora dice solo “demente” (che ha un suo senso). Ma siccome la Nato pensa ai muscoli, Putin – che può andare avanti per anni, ma ha difficoltà di forniture belliche – può diventare altrettanto demente per le stesse ragioni del diritto di guerra…. ****** Francia e Germania sono d’accordo per l’escalation Stoltenberg. Si sono accodate Canada. Polonia e Finlandia. Per giunta si è formato un gruppo di Stati-Nato: Finlandia, Norvegia, Polonia, Lituani Lettonia, Estonia che hanno denunciato la preparazione di “un muro di droni” a difesa dagli attacchi di Putin….. ****** Dal Festival dell’Economia James Heckman, Nobel economico, ha detto che per agire contro le disuguaglianze non è abbastanza dare soldi a chi è svantaggiato: meglio offrire servizi e scuole per i loro figli, soprattutto asili nido educativi per la prima infanzia “e genitori che leggano libri ai bambini e dimostrino amore per la cultura”. ****** La destra italiana – il governo Meloni – tira a varare “le riforme stabili (ottenute con la maggioranza garantita dal voto della coalizione)” ma di fatto destabilizzanti. Il “premierato”, l’autonomia differenziata e, da ieri, la giustizia. Per la riforma costituzionale (la più pericolosa?) ci si prepara al referendum. Candidamente, anche se sarebbe il caso di mettere in piedi il paese a forze di lezioni sui contenuti (che servirebbero anche per la campagna elettorale dell’Europa). ****** La riforma della Giustizia avrà il potere di ricompattare (si spera) tutte le correnti della magistratura. sarà un altro casino? Il cittadino non ne sa molte, ma una cosa è tranchant: la sola riforma necessaria e richiesta dal paese – che è la riduzione dei tempi dei processi – manca. ****** La destra italiana accusa la “cultura di sinistra”. Perché è la sola “cultura” del paese e alla destra è “la cultura” che fa paura. Infatti ha censurato il nome di Saviano dalla presenza dei libri italiani a Francoforte. Siccome la cultura “è di sinistra” il risultato sarà che anche gli altri nomi ammessi rinunceranno alla presenza “autorizzata” se non viene reintegrato Saviano, l’autore che, tra l’altro, deve essere il più venduto in Germania. ****** Resto antifascista se approvo Giorgetti? Infatti è cauto per l’uso dei proventi derivati dall’uso dei beni ricavati dai depositi russi. Dice che si rischia di violare il diritto internazionale e di utilizzare beni non sicuri. ****** A proposito del referendum dopo la riforma costituzionale. Meglio non fidarsi, ma i dissidi della coalizione lasciano capire che FI e Lega non sarebbero sostenitori allo spasimo del referendum: al solito il peccato di Meloni è aver fatto da sola una riforma contestabile non solo da sinistra. ****** Il “peccato” di Meloni sta nel calcolo previsto dall’Economist: la destra, quando vince dopo esser stata tanto esecrata, poi tenta di prendersi qualcosa di più. ****** Il 28 maggio è stato l’anniversario della strage di Brescia. Posso perfino prendere atto che G.Meloni non pronunci la parola antifascismo, ma è stata gravissima la reticenza a nominare e deprecare un attentato sicuramente neofascista. ****** Il riscatto di Giorgia? Ha presenziato alla cerimonia che celebrava un secolo dall’ultimo discorso di Matteotti e ha detto: “Oggi siamo qui a commemorare un uomo libero e coraggioso ucciso da squadristi fascisti per le sue idee…. In quel discorso, Matteotti difese la libertà politica, incarnata nella rappresentanza parlamentare e in libere elezioni”. Giusto, ma perché sembra rivolto al secolo passato, non al Msi e al neofascismo? ****** “Fate una “decima” sulla scheda elettorale, dice Vannacci: per il candidato della Lega la “ics” che segna il voto rievoca la Decima MAS, il gruppo di combattimento feroce della Repubblica Sociale. L’esercito l’ha già rimosso, lui prosegue; se riesce c’è da riflettere. ****** Comunque una buona cosa che, tra gli onori resi a Giacomo ci sia stata la targa sul seggio da cui interveniva alla Camera dei Deputati, un seggio che resterà senza attribuzione. ****** APPROFONDIMENTO discorso alla Camera dei Deputati di GIACOMO MATTEOTTI il 30 maggio 1924 Il 10 giugno fu rapito e ucciso. Il cadavere straziato fu ritrovato il 16 agosto Matteotti “Non credevamo che le elezioni dovessero svolgersi proprio come un saggio di resistenza inerme alle violenze fisiche dell’avversario, che è al Governo e dispone di tutte le forze armate! (Rumori) Che non fosse paura, poi, lo dimostra il fatto che, per un contraddittorio, noi chiedemmo che ad esso solo gli avversari fossero presenti, e nessuno dei nostri; perché, altrimenti, voi sapete come è vostro costume dire che “qualcuno di noi ha provocato” e come “in seguito a provocazioni” i fascisti “dovettero” legittimamente ritorcere l’offesa, picchiando su tutta la linea! (Interruzioni)”….. Matteotti “Comunque, ripeto, i candidati erano nella impossibilità di circolare nelle loro circoscrizioni!”. Voci a destra “Avevano paura!”. Turati Filippo “Paura! Sì, paura! Come nella Sila, quando c’erano i briganti, avevano paura (Vivi rumori a destra, approvazioni a sinistra)”. Presidente “Concluda, onorevole Matteotti. Non provochi incidenti!”.  Matteotti “Io protesto! Se ella crede che non gli altri mi impediscano di parlare, ma che sia io a provocare incidenti, mi seggo e non parlo! (Approvazioni a sinistra – Rumori prolungati)”. Presidente “Ha finito? Allora ha facoltà di parlare l’onorevole Rossi…”. Matteotti “Ma che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di parlare! lo non ho offeso nessuno! …… Presidente “Onorevole Matteotti, se ella vuoi parlare, ha facoltà di continuare,ma prudentemente”. Matteotti “Io chiedo di parlare non prudentemente, né imprudentemente, ma parlamentarmente!”. Presidente “Parli, parli”. Matteotti “I candidati non avevano libera circolazione… (Rumori. Interruzioni)”. Presidente “Facciano silenzio! Lascino parlare!”. Matteotti “Non solo non potevano circolare, ma molti di essi non potevano neppure risiedere nelle loro stesse abitazioni, nelle loro stesse città. Alcuno, che rimase al suo posto, ne vide poco dopo le conseguenze. Molti non accettarono la candidatura, perché sapevano che accettare la candidatura voleva dire non aver più lavoro l’indomani o dover abbandonare il proprio paese ed emigrare all’estero. (continuano Insulti, dileggio, interruzioni ) Matteotti “(… L’onorevole Piccinini) conobbe cosa voleva dire obbedire alla consegna del proprio partito. Fu assassinato nella sua casa, per avere accettata la candidatura nonostante prevedesse quale sarebbe – stato per essere il destino suo all’indomani. (Ma i candidati – voi avete ragione di urlarmi, onorevoli colleghi – i candidati devono sopportare la sorte della battaglia e devono prendere tutto quello che è nella lotta che oggi imperversa. lo accenno soltanto, non per domandare nulla, ma perché anche questo è un fatto concorrente a dimostrare come si sono svolte le elezioni (……) Quindi l’unica garanzia possibile, l’ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti, nel 90 per cento, e credo in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare le operazioni. Dove andò, meno in poche grandi città e in qualche rara provincia, esso subì le violenze che erano minacciate a chiunque avesse osato controllare dentro il seggio la maniera come si votava, la maniera come erano letti e constatati i risultati. Per constatare il fatto, non occorre nuovo reclamo e documento. Basta che la Giunta delle elezioni esamini i verbali di tutte le circoscrizioni, e controlli i registri. Quasi dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun rappresentante di lista. Veniva così a mancare l’unico controllo, l’unica garanzia, sopra la quale si può dire se le elezioni si sono svolte nelle dovute forme e colla dovuta legalità. Noi possiamo riconoscere che, in alcuni luoghi, in alcune poche città e in qualche provincia, il giorno delle elezioni vi è stata una certa libertà. Ma (….) proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo dimostrativo quella libertà, le minoranze raccolsero una tale abbondanza di suffragi, da superare la maggioranza – con questa conseguenza però, che la violenza, che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni. E noi ricordiamo quello che è avvenuto specialmente nel Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri luoghi, dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto alla lista fascista. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali, bastonature alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni… (Vivissimi rumori al centro e a destra)”.  Una voce a destra “Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti!”. Matteotti “Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere lecito, secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai nazionalisti, né ai fascisti come vi vantate voi! Si sono avuti, dicevo, danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio, che ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua adeguata protesta e il soccorso economico. In che modo si votava? La votazione avvenne in tre maniere: l’Italia è una, ma ha ancora diversi costumi. Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono citate all’ordine del giorno dal presidente del Consiglio per l’atto di fedeltà che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano stati prima organizzati dal partito socialista, o dal partito popolare, gli elettori votavano sotto controllo del partito fascista con la “regola del tre”. Ciò fu dichiarato e apertamente insegnato persino da un prefetto, dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori un bollettino contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi (Interruzioni), variamente alternati in maniera che tutte le combinazioni, cioè tutti gli elettori di ciascuna sezione, uno per uno, potessero essere controllati e riconosciuti personalmente nel loro voto. In moltissime provincie, a cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risultò eccellente”. Finzi “Evidentemente lei non c’era! Questo metodo non fu usato!”. Matteotti “Onorevole Finzi, sono lieto che, con la sua negazione, ella venga implicitamente a deplorare il metodo che è stato usato”. Finzi “Lo provi”. Matteotti “In queste regioni tutti gli elettori…”. Ciarlantini “Lei ha un trattato, perché non lo pubblica?”  Matteotti “Lo pubblicherò, quando mi si assicurerà che le tipografie del Regno sono indipendenti e sicure (Vivissimi rumori al centro e a destra); perché, come tutti sanno, anche durante le elezioni, i nostri opuscoli furono sequestrati, i giornali invasi, le tipografie devastate o diffidate di pubblicare le nostre cose. (Rumori)”. Matteotti “Nella massima parte dei casi però non vi fu bisogno delle sanzioni, perché i poveri contadini sapevano inutile ogni resistenza e dovevano subire la legge del più forte, la legge del padrone, votando, per tranquillità della famiglia, la terna assegnata a ciascuno dal dirigente locale del Sindacato fascista o dal fascio (Vivi rumori interruzioni)”…… Presidente “Facciano silenzio! Onorevole Matteotti, concluda!”. Matteotti “lo posso documentare e far nomi. In altri luoghi invece furono incettati i certificati elettorali, metodo che in realtà era stato usato in qualche piccola circoscrizione anche nell’Italia prefascista, ma che dall’Italia fascista ha avuto l’onore di essere esteso a larghissime zone del meridionale; incetta di certificati, per la quale, essendosi determinata una larga astensione degli elettori che non si ritenevano liberi di esprimere il loro pensiero, i certificati furono raccolti e affidati a gruppi di individui, i quali si recavano alle sezioni elettorali per votare con diverso nome, fino al punto che certuni votarono dieci o venti volte e che giovani di venti anni si presentarono ai seggi e votarono a nome di qualcheduno che aveva compiuto i 60 anni. (Commenti) Si trovarono solo in qualche seggio pochi, ma autorevoli magistrati, che, avendo rilevato il fatto, riuscirono ad impedirlo”. Torre Edoardo “Basta, la finisca! (Rumori, commenti) . Che cosa stiamo a fare qui? Dobbiamo tollerare che ci insulti? (Rumori – Alcuni deputati scendono nell’emiciclo). Per voi ci vuole il domicilio coatto e non il Parlamento! (Commenti – Rumori)”. Voci “Vada in Russia!”  Presidente “Facciano silenzio! E lei, onorevole Matteotti, concluda!”. Matteotti “Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati, o addirittura letti al contrario. Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto: il più delle volte, quasi esclusivamente coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialiste, si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro l’oppressione del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi all’estrema sinistra. Rumori dalle altre parti della Camera). Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinunzio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno … per queste ragioni noi domandiamo l’annullameno in blocco della elezione di maggioranza”(……)  Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. (Interruzioni a destra) Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni. “.
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