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MEDITERRANEO MARE NOSTRUM

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MEDITERRANEO MARE NOSTRUM

Luigi Campanella, professore emerito nell’Università La Sapienza di Roma

A luglio si festeggio la GIornata Internazionale del Mediterraneo chiamato dai Romani Mare Nostrum,origine delle culture più antiche ed influenti nella storia dell’umanità,teatro di scambi culturali e commerciali.Il Mediterrando si collega attraverso lo Stretto di Gibilterra con.l’Oceano Atlantico che è la sua unica fonte di rinnovamento e rifornimento di acqua.Il suo punto più stretto è di 14 Km,la sua profondità media si aggira sui 1500 metri,quella massima intorno ai 5000 metri il che lo rende il mare chiuso più profondo del mondo.Bagna ben 15 Paesi,Italia,Spagna,Francia,Grecia,Croazia,Albania,Turchia,Libia,Israele,Siria,Egitto,Algeria e Marocco.La circolazione delle acque è per lo più dovuta ai venti il che comporta un ricambio di acque,flora e fauna.Il Mediterraneo ha una barriera corallina lunga circa 135 km fra Bari ed Otranto : questo tratto è anche chiamato il mare de Vulcani.In effetti nel Mediterrabro ve ne sono 13 prevalentemente però tirrenici.Il Mediterraneo soffre di una carenza idrica che di estate arriva al 50 %.Disporre di un mare quasi chiuso quindi più controllabile induce a pensarlo come una preziosa risorsa idrica attraverso le tecnologie di dissalazione,a partire dalla osmosi inversa anche nelle sue versioni più innovative. Oggi l’Intelligenza Artificiale è stata già educata per elaborare algoritmi di distribuzione geografica e temporale delle risorse idriche disponibili capaci di contribuire in.misuracsignificativa ad una  loro equilibrata politica.La Commissione Europea partendo da queste opportunità ha pubblicato 2 nuovi strumenti di previsione per migliorare  la preparazione dell’UE alla lotta contro la siccità e la scarsità di acqua.I due strumenti,lo Eurpean Drought Impacts Database e lo European Drought Risk Atlas sono a disposizione del pubblico nell’ambito della valutazione dei rischi sulla scarsità di acqua e sulla siccità dello European Drought Observatory.Sviluppate dagli scienziati dei centri di ricerca della Commissione le proiezioni mostrano in quali regioni dell’UE l’acqua diventerà piu scarsa che altrove e quali settori economici e sottosettori saranno più colpiti.Le proiezioni suggeriscono  che le siccità si verificheranno più spesso che in passato soprattutto proprio.nel Mediterraneo e nell’Europa Orientale.Di conseguenza i rendimenti di alcune  colture potranno diminuire significativamente in alcune aree geografiche.Inoltre le proiezioni suggeriscono che l’approvvigionamento idrico pubblico,compresa l’acqua potabile,potrebbe anche essere sotto pressione nei Paesi nordici come Svezia e Finlandia.Nel settore energetico i livelli di acqua più bassi dei fiumi possono rendere più difficile il raffreddamento delle centrali nucleari in Francia,mentre i rischi di siccità per la navigazione interna possono rimanere significativamente alti in Germania ed aumentare nella regione del Danubio.Il 12 marzo scorso si è aperto il secondi bando per progetti tematici del Programma di cooperazione transnazionale Euro-Med che coinvolge 10 Paesi Europei fra i quali l’Italia  è 4 Paesi dei Balcani interessati dalla strategia di allargamento.Il bando è rimasto aperto fino al 12 giugno e riguarda le priorità 1 e 2 del programma che sono Smarter Mediterranean e Greener Mediterranean.

La siccità resta con i cambiamenti climatici in atto un pericolo sotto tutti i punti di vista:sanitario,economico,sociale.Essendo un processo in atto bisogna attrezzarsi per conviverci ed adattarsi ad esso.

Come  sta avvenendo nel mondo e nel Mediterraneo per un altro problema, la lotta ai rifiuti plastici.Per facilitarne recupero e riciclo vengono indirizzati verso le isole di plastica,5 nel mondo,da dove vengono raccolti. Si calcola che nel Mediterraneo vengano smaltiti 300 mila tonnellate di rifiuti plastici l’anno,8 miliardi di tonn i rifiuti plastici prodotti,8 milioni di tonn quelli che finiscono in mari ed oceani.Il riciclo dei materiali plastici,l’unica reale soluzione al problema, non supera il 10% per cui solo con normative più stringenti,come in effetti sta avvenendo in Europa per gli imballaggi plastici e per il monouso si può pensare di contrarre i dati sui rifiuti plastici non riciclati.Si pensi che da calcoli ripetuti fatta 100 la plastica prodotta,la massima percentuale di plastica riciclata da essa non supera il 30 %.C”e poi il nodo degli stili di vita da modificare attraverso educazione e sensibilizzazione dei cittadini più che attraverso atteggiamenti punitivo e pene pecuniarie e detentive più stringenti

Luigi Campanella

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