La situazione
Da tempo si osservano fenomeni preoccupanti in ambito giovanile, con segnali di esordio di devianza, uso di sostanze, atti vandalici, risse e microcriminalità così come, al contrario, ritiro sociale, rinuncia a studio e lavoro, ecc. Come ho ribadito in più sedi e circostanze (Qui e anche Qui), disagio e devianza giovanile non sono un fatto accidentale ma strutturale nell’organizzazione neoliberista. “Strutturale” significa “inestirpabile”, se non vogliamo raccontarci favole rassicuranti. Tuttavia c’è un mondo di differenza tra ignorare il fenomeno lasciandolo dilagare, o perfino alimentarlo, e studiare metodi e iniziative per contenerlo e limitarlo il più possibile. Alcune di queste iniziative non possono che essere di natura locale, se si vogliono intercettare i fenomeni reali in atto in un certo territorio. Eppure, se paragonata alla mole di proposte dedicate ai bambini, l’offerta di spazi e iniziative dedicate agli adolescenti è esigua o appiattita sul mondo adulto. L’unico interlocutore onnipresente per gli adolescenti è il mercato: il giovane è un consumatore attento, esperto e avido di novità. Poi ci sono le nicchie: società sportive, parrocchie, scoutismo, e forse ancora altro, da mappare e individuare. Il resto è deserto? È autogestione? Che cosa è?
Conoscere e coinvolgere
La conoscenza del “pianeta adolescenza” è fondamentale per le istituzioni locali, se vogliono proporsi come interlocutore significativo. Serve una conoscenza generale, non confinata in nicchie autoselezionate, che includa anche la massa di adolescenti che non appartengono ad alcuna realtà se non, spesso faticosamente, alla scuola che frequentano. Sembrerebbe forse ovvio agire in questo senso, ma la realtà fattuale racconta per lo più il contrario. Forse l’amministratore locale, così come il politico nazionale, si muove nel breve termine, non cerca conoscenza e lungimiranza ma visibilità da spendere sul mercato elettorale.
L’esempio virtuoso
Un piccolo Comune in provincia di Bologna ha dato vita ad un esempio virtuoso, denominato “Stati generali dei giovani”, avvalendosi di collaborazioni esperte. Senza entrare in dettagli, voglio sottolineare l’aderenza del progetto a una struttura d’azione coerente con i canoni base della psicologia di comunità, ovvero:
- indagine conoscitiva in più fasi
- restituzione e empowerment della comunità target
- implementazione di nuove iniziative originate “dal basso”.
Il primo punto è indubbiamente la chiave di ogni iniziativa del genere, se si vuole fare la differenza rispetto a soluzioni preconfezionate e di cortissimo respiro. Si dovrebbe sempre valutare l’opportunità di interventi di educatori di strada nelle ore serali, per intercettare fenomeni altrimenti sommersi. In fondo all’articolo riporto una scheda che lo scrivente preparò in anni ormai lontani per una Associazione che tentò, inascoltata, di realizzare qualcosa del genere. Ho lasciato in fondo la data originale.
Il progetto coraggiosamente sostenuto dal piccolo comune del bolognese non è ancora giunto alla terza fase, ma le premesse ci sono e realizzarle appieno costituirà una grossa prova di coerenza per l’Amministrazione che ha dato vita all’iniziativa.
Credo comunque che questo esempio vada seguito e ampliato: se le istituzioni latitano, le famiglie ci provano ma sono in affanno, finisce che l’unico interlocutore onnipresente per gli adolescenti resta il mercato, e non solo quello legale. Coi risultati che vediamo.
Scheda
Adolescenti a […]
Episodi negativi che hanno visto come protagonisti adolescenti e preadolescenti appartengono a una classe di comportamenti già nota alle istituzioni e alla ricerca su scala nazionale. Sappiamo che gli interventi di prevenzione davvero efficaci non partono dall’emergenza e dal disagio, ma dalla promozione della partecipazione a momenti ed esperienze positive e socializzanti. Tali esperienze, però, non possono essere né improvvisate né imposte, ma richiedono un lavoro di elaborazione che coinvolga in modo intelligente e integrato coloro che ne sono i potenziali protagonisti, ossia i ragazzi stessi.
Ipotesi di indagine conoscitiva
- Individuazione degli studenti residenti nel Comune di […] tra gli iscritti di Scuola Media e degli Istituti superiori situati sul territorio.
- Selezione di 16 ~ 24 studenti in due gruppi, rispettivamente studenti di Scuola Media e delle superiori.
- Progettazione e realizzazione di due Focus Group (uno per ciascuna fascia di età) per la raccolta di temi, bisogni, punti di vista ed esperienze riguardo al tema “Adolescenti a […]: cosa c’è, cosa manca, cosa vorremmo”.
- Mappatura completa delle offerte ricreative, culturali e sportive a […] (e dei dintorni) destinate specificamente alla fascia 12 ~ 18 anni.
- Costruzione di un questionario a risposte chiuse a partire dai dati raccolti nei Focus Group e somministrazione a tutti gli studenti identificati nel primo punto (Scuole Medie e Istituti Superiori).
- Elaborazione statistica e sociologica dei dati ottenuti dal questionario.
- Stesura di un Rapporto complessivo (Focus Group, mappa dell’offerta e questionari) che fornisca una rappresentazione organica della situazione “Adolescenti a […]”.
Utilizzo dell’indagine
Il Rapporto “Adolescenti a […]” dovrà costituire poi la materia prima e il tessuto unificante per la formazione e per i lavori di una Commissione per l’adolescenza che elabori progetti coerenti con i bisogni emersi. Tale commissione dovrebbe essere articolata su vari livelli: politico e amministrativo, tecnico e psicologico, rappresentanti degli adolescenti.
2 aprile 2007
