recensione di Marina Cagossi, bibliofila

“La fila alle poste” di Chiara Valerio
La fila alle poste di Chiara Valerio, sono 384 pagine di pura goduria!
Come mangiare un gelato al cioccolato e panna, prima lo assapori, poi piano piano ti arriva l’intensita’ del cioccolato e ne apprezzi la sfumatura.
Un giorno intero è volato via in un soffio, immersa in una narrazione ammaliante, intrigante e unica, come solo l’autrice sa essere.
Dopo “chi dice e chi tace” Chiara Valerio ritorna a Scauri per raccontare una nuova storia.
Fine novembre: una bambina viene trovata assassinata mentre la madre prepara la zuppa di pesce.
La Russo, avvocato e madre, si trova a difendere l’imputata, esplorando desideri, colpe e verità non dette.
La scrittura è ipnotica, con un uso alquanto funzionale del dialetto.
Tra le pagine è evidente il desiderio l’appartenenza, la colpa e la collettività come luogo di accoglienza e controllo.
Un’ironia sottile che emerge nei dettagli quotidiani, creando un contrasto tra ciè che si dice e ciò che si intende.
A chi cerca una lettura che va oltre il giallo emozionale, esplora la profondità dell’animo.
E Chiara Valerio lo fa in modo magistrale.