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“Care adultere”

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“Care adultere”

Recensione di Massimo Marino*

Castellari indaga le donne e le relazioni matrimoniali

Sarà un libro letterario, un po’ pedante, il volume che un ex docente di Letteratura italiana e Storia ha dedicato a eroine romanzesche che hanno tradito i legittimi consorti, da Madame Bovary in avanti e indietro? No, Care adultere di Alessandro Castellari (Minerva edizioni, pagine 152, euro 15) è un avvincente viaggio nel sentimento e nella passione seguendo le tracce di donne che troppo hanno amato, per delusione di vite coniugali squallide o semplicemente troppo normali, per ansia di calore umano, per ribellione ad ambiti gretti, per folgorazione. Castellari d’altra parte è tutto l’opposto di un professore noioso: giornalista, critico, è stato al fianco di Stefano Benni nell’organizzazione della Pluriversità dell’Immaginazione, ha collaborato con l’Istituto Gramsci e con il Museo Morandi, ha scritto varie raccolte di racconti.

Castellari immagina che un lettore, una lettrice o un viaggiatore incontrino eroine famose per avere violato i vincoli matrimoniali, per essere evase da situazioni soffocanti, spesso con dolore. Parte dall’erica principessa di Clèves, vissuta all’epoca di Caterina de’ Medici in Francia, raccontata da Madame de la Fayette nel 1678, una donna educata alla virtù che in realtà il marito non lo tradì (fisicamente) né prima né dopo la morte di lui, pur accendendosi d’amore per il fascinoso duca di Nemours. Rinunciò a un rapporto con l’amato che si sarebbe sminuito col tempo, preferendo, dice, “la malinconia di ritirarmi lontano dal mondo, in un altrove dove il sogno potesse restare intatto e non venisse meno quel mio voluttuoso stato desiderante”. Parlano in prima persona queste donne in cerca di una vita degna di essere vissuta, capaci di cadere ma anche di rialzarsi con grande dignità, mai del tutto obnubilate dalla pur cocente passione. Castellari le rende vive, come nelle pagine delle opere che le hanno per protagoniste, rievocandole per chi già le conosce, facendole figurare a chi non ha letto i romanzi che le vedono protagoniste.

Sfilano la settecentesca presidentessa Tourvel dalle Relazioni pericolose di Laclos, la Charlotte delle Affinità elettive di Goethe, Emma Bovary, naturalmente Anna Karenina, Effi Briest, la pirandelliana Marta Ajala de L’esclusa, lady Chatterley e altre donne appassionate, fino all’israeliana Yaara Qorman di Una relazione intima di Zeruya Shalev (2000). Non possono mancare in appendice due donne-mito dell’antichità. La prima è la bellissima Elena che racconta tutti i miti che la videro protagonista, come rovina famiglie, distruggi popoli, ma anche la versione dell’Elena di Euripide che la riabilita, spiegando come lei non andò mai a Troia, perché là fu portata solo una sua immagine, concludendo che quella lunga e sanguinosa guerra si combatté per un idolo. E poi Psiche, l’amante tenace di Eros, fedele contro ogni difficoltà: un esempio della perfezione dell’amore.

*saggista e critico

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