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Il lavoro non salva dalla povertà

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“I dati diffusi oggi dalla Caritas parlano chiaro: nel 2024 cresce ancora la povertà cronica in Italia, dal 25,5% al 26,7%. Oltre una persona su quattro tra quelle assistite vive in condizioni di disagio profondo e continuativo. E tra gli italiani colpiti uno su quattro è anziano, quasi il doppio rispetto al 2015. Sono dati agghiaccianti.

In Italia vivono in povertà assoluta 5 milioni e 694 mila persone, pari al 9,7 per cento della popolazione. Lo rileva il nuovo report statistico 2025 di Caritas italiana, che fotografa un Paese in cui oltre 2,2 milioni di famiglie non riescono a sostenere una vita dignitosa. L’Italia è il settimo Paese europeo per incidenza di persone a rischio poverta’ o esclusione sociale (23,1 per cento), con un aumento rispetto al 22,8 per cento del 2023.

Aumentano le persone che si rivolgono alla Caritas

Secondo il report diffuso oggi, sono sempre di più le persone che si rivolgono alla Caritas. Il numero cresce del 3% rispetto al 2023 e del 62,6% rispetto a dieci anni fa (2014). Sono circa il 12% le famiglie in povertà assoluta raggiunte da Caritas. Nel 2024 i Centri di Ascolto e servizi Caritas hanno accolto 277.775 persone, corrispondenti ad altrettanti nuclei familiari. Un numero in crescita . Cala l’incidenza dei “nuovi ascolti” (37,7%, contro il 41% del 2023), mentre crescono le situazioni di povertà intermittente o di lunga durata. Allarmante è l’aumento dei casi di cronicità: oltre un assistito su quattro (26,7%) vive in una condizione di disagio stabile e prolungato.

Avere un lavoro non mette al riparo dalla povertà

Il lavoro non salva dalla povertà, malgrado gli annunci roboanti dell’esecutivo: il 23,5% assistiti ha lavoro, ma è ugualmente povero.
Prevale la fragilità occupazionale: il 47,9% è disoccupato, mentre il 23,5% ha un lavoro che non costituisce un fattore protettivo rispetto all’indigenza. Tra i 35-54enni la percentuale dei ‘working poor’ supera addirittura il 30%.

Tra le persone accolte e sostenute dalla Caritas, l’età media è oggi di 47,8 anni. Crescono gli anziani: se nel 2015 gli over 65 erano solo il 7,7%, oggi rappresentano il 14,3% (il 24,3% tra gli italiani). Restano strutturali le difficoltà delle famiglie con figli, che costituiscono il 63,4% degli assistiti.

Casa e sanità tra i disagi più sentiti

Tra le persone seguite dal circuito Caritas una su tre (il 33%) manifesta almeno una forma di disagio legata all’abitare. In particolare: il 22,7% vive una grave esclusione abitativa (persone senza casa, senza tetto, ospiti nei dormitori, in condizioni abitative insicure o inadeguate), il 10,3% presenta difficoltà legate alla gestione o al mantenimento di un alloggio (per lo più rispetto al pagamento di bollette o affitti). Il secondo focus è dedicato alle vulnerabilità sanitarie. Tra le persone accompagnate dalla Caritas almeno il 15,7% manifesta vulnerabilità sanitarie, spesso legate a patologie gravi e alla mancanza di risposte da parte del sistema pubblico.

Numeri sconvolgenti: la povertà lavorativa esiste

I numeri del report Caritas “sono sconvolgenti, dice il capogruppo dem in commissione Lavoro alla Cammera, Arturo Scotto: oltre il 23 per cento dei loro assistiti sono poveri pur lavorando. Il 30 per cento di questi sono tra i 35 e i 49 anni. Ci descrivono una emergenza nazionale che la destra continua a occultare. La povertà lavorativa esiste, aver bloccato la proposta del salario minimo avanzata dalle opposizioni è stato un atto di vigliaccheria politica nei confronti di chi non ha potere né voce. Chiediamo che si riapra immediatamente una finestra per discutere di nuovo su questa misura di civiltà che esiste nella stragrande maggioranza dei Paesi europei”.

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