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STUDIARE IL FEMMINICIDIO

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La nuova Strategia LGBTQI: serve più coraggio da parte della UE ma le organizzazioni sono pronte a monitorare
di Silvia Vaccaro

Lo scorso 8 ottobre la Commissione europea ha pubblicato la Strategia LGBTQI per il periodo 2026-2030, dopo la prima del 2020/2025, con l’obiettivo di rafforzare l’azione dell’UE contro la discriminazione nei confronti delle persone LGBTIQ. Un momento atteso anche considerando che FRA, ovvero l’Agenzia Europea per i diritti fondamentali, con un comunicato del maggio 2024 titolato “Aumento delle molestie e delle violenze contro le persone LGBTIQ” ha presentato gli ultimi dati emersi da un’indagine che ha coinvolto oltre 100 mila persone LGBTQI nei 27 stati membri che evidenziavano un aumento della discriminazione. Nonostante la pubblicazione della strategia sia stata accolta con favore dalle organizzazioni attive per i diritti, non sono mancati i rilievi critici rispetto alla mancanza di coraggio della stessa anche in relazione all’attacco alle diversità che in tutto il mondo si sta manifestando, non più soltanto da parte di gruppi estremisti ma attraverso le posizioni esplicite di partiti di destra ed estrema destra che in alcuni paesi hanno eletto numerosi rappresentanti e in altri sono al governo. La domanda chiave da farsi è: con questa strategia l’Europa riuscirà a diventare del tutto “un continente dove essere sé stessi e poter amare chi si desidera” come si legge sul sito della Commissione nella pagina dedicata a uguaglianza e inclusione?
 
Studiare il femminicidio per migliorare le politiche
di Silvia Vaccaro

Meno di un mese al 25 novembre che da anni è diventato un momento di grande attenzione globale sulla violenza contro le donne. Come abbiamo già scritto in questa newsletter e nel nostro volume collettivo “Quale Europa”, una donna su tre nell’UE ha subito violenza fisica e/o sessuale e le donne sono particolarmente prese di mira da nuove forme di violenza specifiche della sfera digitale. Il costo della violenza contro le donne nell’UE è stimato in 289 miliardi di euro all’anno. Qualche mese fa, a luglio, l’EIGE, European Institute for Gender Equality, ha pubblicato una ricerca sul femminicidio concentrata sulla definizione e sulla misurazione del femminicidio come reato specifico, date la natura di genere degli omicidi e le dinamiche di squilibrio di potere tra donne e uomini. Il documento evidenzia che le donne sono colpite in modo sproporzionato dagli omicidi da parte del partner: rappresentano l’87% di tutte le vittime e il 60% delle vittime di omicidi domestici, contro il 42% di tutte le vittime di omicidio. Sebbene, nel periodo compreso tra il 2014 e il 2022, gli Stati membri abbiano compiuto progressi nella raccolta di dati sul femminicidio e sia aumentata la loro capacità di disaggregare i dati per sesso e tipo di relazione tra vittima e autore del reato, molto resta da fare. L’EIGE chiede alle istituzioni europee di vigilare affinché gli Stati membri collaborino con l’EIGE per raccogliere dati nazionali sui femminicidi, ai sensi dell’articolo 44 della direttiva (UE) 2024/1385; agli Stati di stabilire una definizione giuridica comune di femminicidio; di raccogliere dati disaggregati per sesso e relazione e garantire una raccolta più ampia di dati relativi al contesto e alle circostanze dell’omicidio, attraverso il coordinamento tra amministrazioni, organismi per la parità, società civile e università. Tali dati sono indispensabili per favorire una migliore comprensione del femminicidio per emanare raccomandazioni in materia di politiche e prassi, e consentire miglioramenti nello sviluppo e nell’uso degli strumenti di valutazione del rischio.

Il prossimo 2 dicembre verrà presentato il nuovo Gender Equality Index
di Silvia Vaccaro

Il prossimo Indice di uguaglianza di genere 2025 (Gender Equality Index) sarà pubblicato dall’European Institute for Gender Equality (EIGE) il 2 dicembre 2025 con una metodologia rinnovata. L’Indice è stato istituito nel 2013 come strumento di riferimento per comprendere lo stato dell’uguaglianza di genere nell’UE e nei suoi Stati membri. Dall’EIGE fanno sapere che “in un mondo in continua evoluzione, in cui la realtà e le priorità politiche sono cambiate, nell’edizione 2025 dell’Indice presentiamo dati più precisi per aiutare i politici a colmare più rapidamente i divari di genere persistenti”. Nel prossimo indice verranno esaminati tutti gli ambiti della vita attraverso la lente degli stereotipi di genere mettendo in luce come questi, con la loro pervasività e persistenza, modellino la nostra vita quotidiana, le nostre scelte e le nostre opportunità. Nel report del 2024 l’Italia aveva ottenuto un punteggio di 69.2%, in lieve miglioramento rispetto all’anno precedente, ma stabilmente ultima – 27esimo paese sui 27 stati membri – nel settore lavoro.
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